“Conti” Il no dei sindacati a TPS

07/06/2006
    mercoled� 7 giugno 2006

      EDITORIALE

        MANOVRA

          Il no dei sindacati a TPS
          una mina per il governo

            Presi decisamente un po’ di sorpresa da un annuncio da loro tanto temuto, in queste settimane, i sindacati dei lavoratori e le organizzazioni del commercio – di solito in versione cane e gatto, specie sul fronte caldo dell’evasione fiscale – si ritrovano oggi uniti nell’unanime bocciatura della manovra aggiuntiva che, sostengono, rischia di vanificare l’obiettivo del rilancio dell’economia. Insomma, � un consueto ma sempre impressionante coro di no quello che sale dal mondo del lavoro. E sar� ben difficile convincerli del contrario, a differenza del ’93, quando in ogni caso la richiesta di �sacrifici� (politica dei redditi) in cambio dell’uscita del Paese dal collasso fu accettata solo obtorto collo e solo di fronte al rischio (concreto) di non entrarci affatto, in Europa. Certo, oggi gli industriali sembrano assumere una posizione pi� coraggiosa e, pur non entrando nel merito dell’annuncio di Tps, incalzano sulla necessit� di puntare sullo sviluppo anche a costo di scelte �impopolari�. �I problemi sono chiari, bisogna crescere�, dice Montezemolo. Ma se gli industriali sembrano pronti a farle davvero, queste scelte �coraggiose� (anche se Montezemolo sul piano del reperimento delle risorse si limita a chiedere �interventi a costo zero� come la tassazione delle speculazioni finanziarie), il no dei sindacati � tanto rotondo quanto, per una volta, unitario. L’ipotesi di una manovra bis proprio non piace a Cgil, Cisl e Uil, che chiedono subito un confronto con il governo.

              Il coro dei no sembra una litania e fa impressione. Per Epifani � necessaria la �rinegoziazione dei tempi del rientro del deficit con Bruxelles�. Per Bonanni �la spesa sociale non si tocca� ed �sbagliato e prematuro� parlare di manovra bis�. Il pi� duro �, peraltro, il meno radicale dei tre segretari generali, il leader della Uil Angeletti: �Cominciamo male: non si era detto che non si sarebbe fatta la politica dei due tempi, che non si doveva pensare prima al risanamento e poi alla crescita?�, si chiede retoricamente. Del resto, gi� l’altro giorno aveva invitato, parlando al congresso della �sua� Uilm, il governo a guardare da tutte le parti tranne che nelle tasche dei lavoratori. �Il Paese non ha bisogno di manovre aggiuntive ma di politiche per la crescita�, spiega oggi secco e tagliente. Pu� darsi. Certo colpisce che a dieci anni di distanza sulla strada del centrosinistra si ripresenti di nuovo quell’ostacolo sindacale che fren� alcune riforme importanti. A differenza da allora, l’ostacolo sembra pi� ingombrante anche perch� l’esile maggioranza impedir� al governo di pigiare il piede sull’acceleratore.