“Conti” I tagli sotto casa (M.Deaglio)

14/06/2006
    mercoled� 14 giugno 2006

    Prima Pagina e pagina 6 – Primo Piano

    I tagli sotto casa

      Mario Deaglio

        IL dibattito sulla prossima manovra finanziaria segue tristemente il solito copione: si discute soprattutto di come suddividere tra categorie e parti sociali l’aumento del carico fiscale, indispensabile per ritornare entro i limiti decisi a livello europeo. Per quanto invece riguarda il taglio della spesa pubblica, che potrebbe alleviare l’aumento della tassazione, ci si affida soprattutto a un termine magico: il �rigore�. Armato di �rigore�, ma sotto il segno della rinata concertazione, il nuovo governo e l’amministrazione che da esso dipende taglieranno spese eccessive e rimetteranno tutto sotto controllo.

          Ridurre il numero delle auto blu, limitare i viaggi �di istruzione�, spesso stravaganti, dei funzionari delle amministrazioni pubbliche, spendere meno per la celebrazione della Festa della Repubblica sono esempi di �rigore� importanti per il valore simbolico che simili decisioni comportano. Queste economie, per�, scalfiscono appena la spesa complessiva per il funzionamento dell’amministrazione pubblica, sono poco pi� che aspirine che fanno temporaneamente scomparire, senza curarli, i sintomi dello spreco e possono addirittura costituire un comodo alibi morale per non cambiare nulla nei meccanismi di spesa.

            Tagliare davvero la spesa pubblica (se si escludono riduzioni di quella sociale) � invece, prima di tutto, un problema squisitamente tecnico di organizzazione della produzione: implica il cambiamento in profondit� del funzionamento degli enti amministrativi che producono servizi pubblici. Tagliare, quindi, significa riorganizzare ma questo � un discorso scomodo, che pu� comportare la modificazione, talora radicale, del modo di lavorare di quattro milioni di lavoratori italiani nonch� la fruizione di servizi pubblici da parte della collettivit�. E’ quindi comprensibile che susciti opposizioni. Tanto per fare qualche esempio, si otterrebbero notevoli economie nella fornitura dei servizi pubblici – senza ridurre sostanzialmente, e in alcuni casi migliorando la qualit� dei servizi – se si aumentasse il numero di allievi per classe nelle scuole pubbliche, o il numero dei pazienti dei medici di famiglia (magari con l’obbligo per questi ultimi di rendere pi� efficiente, mediante l’adozione di metodi informatici, l’organizzazione dei loro ambulatori), se si accorpassero i piccoli tribunali dove i magistrati hanno poco lavoro, i piccoli ospedali dove i medici hanno pochi pazienti, i piccoli Comuni i cui abitanti si contano in poche centinaia. Altre economie si otterrebbero con la revisione degli organici e delle mansioni, soprattutto delle amministrazioni centrali e con l’introduzione sistematica di strumenti informatici nel dialogo con il cittadino.

              E’ comprensibile che mutamenti cos� profondi suscitino l’opposizione dei lavoratori del settore pubblico, i quali vedrebbero talvolta il proprio carico di lavoro aumentato e quasi sempre le proprie abitudini di lavoro comunque sconvolte, come � avvenuto nelle imprese private con l’introduzione delle nuove tecnologie; curiosamente, in Italia le nuove tecnologie sono state introdotte in misura abbastanza estesa nel settore pubblico, ma sono state assai spesso sovrapposte alla vecchia organizzazione del lavoro, il che obbliga a sommare i costi delle une e dell’altra. Alla protesta dei lavoratori si unirebbe quella di una parte almeno di coloro che beneficiano dei loro servizi: insegnanti e genitori si alleano subito se viene ventilata la chiusura della scuola sotto casa e agli allievi viene proposto un servizio di autobus; medici e cittadini si indignano se si propone di chiudere un ospedale locale, magari ricco di nobili tradizioni ma desolatamente povero di pazienti; la chiusura dei piccoli tribunali suscita la protesta non solo dei magistrati, ma degli avvocati locali.

                Molte di queste proteste sono, se non condivisibili, per lo meno comprensibili. Se per� non si affronteranno queste situazioni, la spesa pubblica non verr� tagliata, cos� come non � stata tagliata nelle numerose, durissime manovre degli ultimi quindici anni in cui il sacrificio dei cittadini in quanto contribuenti � stato in gran parte reso vano dal mancato sacrificio degli stessi cittadini in quanto fornitori o fruitori di servizi pubblici. Il mantenimento di servizi �vecchi� impedisce la diffusione di servizi �nuovi�, cos� che la Scandinavia, dove invece il nuovo � stato largamente introdotto nell’amministrazione pubblica, continua a rimanere per gli italiani il Paese delle meraviglie. Inoltre, il carico fiscale non potr� diminuire in maniera apprezzabile e rimarr� superiore a quello della maggior parte degli altri Paesi avanzati e gli imprenditori continueranno a perdere competitivit�.

                  Questo governo ha dinanzi a s� l’orizzonte di un’intera legislatura. Nessuno gli chiede di far tutto subito: Roma non fu costruita in un giorno e molte delle incrostazioni della burocrazia nazionale, accumulatesi in quasi centocinquant’anni di unit� nazionale, non si eliminano a colpi di bacchetta magica. Sarebbe per� importante dare un chiaro segnale di movimento in questa direzione e il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (Dpef) che dovr� essere approvato tra poco � il luogo giusto per delineare una politica pluriennale di riforma del funzionamento degli enti pubblici, che non sia un mero elenco di buone intenzioni, poi puntualmente disattese; a tale scopo, questo documento base dovr� essere pi� economico, anzi pi� economico-organizzativo e meno finanziario di quelli della precedente legislatura, quando ci si illuse di poter cambiare tutto con poche acrobazie finanziarie, come la cartolarizzazione, per far sparire i problemi di fondo. Il presidente del Consiglio ha dichiarato che il governo vuole �stupire� il Paese con la sua politica economica: sarebbe veramente un benvenuto stupore quello di un Dpef rinnovato in questa direzione.

                    mario.deaglio@unito.it