“Conti” I sindacati a muso duro

07/06/2006
    mercoled� 7 giugno 2006

      Pagina 7 – Economia

      I sindacati a muso duro: un errore, cos� non va
      Epifani: servono politiche per lo sviluppo. Pensioni, Damiano per un ritorno alla riforma Dini

        di Laura Matteucci/ Milano

        BOCCIATURA �Non convince la scelta del governo di fare la manovra aggiuntiva per aggiustare la finanza pubblica, lasciata dal precedente governo in condizioni disastrose�. Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani boccia la manovra-bis annunciata dal ministro all’Economia Tommaso Padoa Schioppa, e con lui concordano anche i leader Cisl e Uil, che chiedono l’immediata apertura di un confronto con il governo. Per Epifani sono piuttosto �il sostegno agli investimenti, alla domanda interna, la riduzione del cuneo fiscale, una diversa politica delle entrate� i capitoli �decisivi per la ripresa�, che �possono avere pi� forza attraverso una rinegoziazione dei tempi del rientro del deficit con Bruxelles�. �Occorre – aggiunge Epifani – avere rapidamente un confronto e un chiarimento con il governo�.

        Poche ore dopo il suo annuncio, la manovra aggiuntiva per tentare l’aggiustamento di rotta nei conti pubblici incontra il muro dei sindacati, in allarme per i possibili effetti negativi sulla ripresa economica e il timore di tagli alla spesa sociale.

        Mette subito i paletti il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: �La spesa sociale non si tocca. Siamo contrari a manovre correttive che possono aggravare la condizione dei lavoratori e dei pensionati�. E avverte: �L’unica manovra che dovrebbe fare subito il governo � quella di far partire la previdenza integrativa per sanare un’ingiustizia che riguarda 12 milioni di lavoratori. Si ripari all’errore del precedente governo che, succube delle assicurazioni, ha rinviato la riforma della previdenza integrativa al 2008�.

        Per il leader della Uil, Luigi Angeletti, con la manovra-bis �cominciamo male�. Il Paese �non ha bisogno di manovre aggiuntive, ma di politiche per la crescita – sostiene – Il problema � il rapporto tra deficit e Pil e questo rapporto diminuisce se cresce il Pil�.

        E si � aperto intanto anche un altro fronte di discussione, quello sulle pensioni di anzianit�, dopo che il governo ha dichiarato di voler smussare gli angoli della riforma Maroni ed in particolare quello dello scalone.

        Sullo scalone previsto nel 2008, quello che a fronte di 35 anni di contributi innalza l’et� da 57 a 60 anni, nessuno vuole inciampare. Ma intanto il vice presidente degli industriali, Alberto Bombassei, definisce quella delle pensioni �una bomba a orologeria che va disinnescata�.

        �Eliminare lo scalone � nel programma – ricorda il ministro del Lavoro Cesare Damiano – � chiaro che comporta adeguamenti che verificheremo con le parti. Si tratter� di affrontare le cose collegialmente e con gradualit�. La linea del governo pare gi� tracciata. �Penso – spiega infatti Damiano – che dobbiamo stare dentro il solco della riforma Dini del ‘95. Il confronto con le parti sociali trover� soluzioni e gradualit� se c’� esigenza di rivedere i conti�.

        Per un ritorno alla Dini � anche la Cgil, che apprezza la volont� di Damiano di superare lo scalone. �Il doverno apra un tavolo – dice in proposito il segretario confederale Morena Piccinini – e noi discuteremo. Per quanto ci riguarda, dobbiamo tornare alla situazione precedente�. E la richiesta di apertura di un tavolo viene anche dalla Cisl.

        Ma il pressing delle parti, invece, sembra accentuarsi. La posizione di Confindustria � in netto contrasto con quella dei sindacati: �Non difendiamo lo scalone – dice Bombassei – Ma il fatto che ci voglia una forma simile o analoga. Se si trova una soluzione condivisa che dia maggiore gradualit� � qualcosa di buono�. A breve dunque �bisogna rimettere mano alle pensioni. � una bomba ad orologeria che va disinnescata�. Per Confindustria, chiaramente, la riforma �va fatta in direzione del prolungamento dell’et�.