Conti fuori linea, la Bce richiama Italia e tre altri paesi

20/09/2002





        (Del 20/9/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
        A FRANCOFORTE CRESCONO I TIMORI: NEL MIRINO ANCHE GERMANIA, FRANCIA E PORTOGALLO
        Conti fuori linea, la Bce richiama Italia e tre altri paesi
        «Quest´anno nuovi tagli alle spese, evitare di ridurre le tasse nel 2003»

        ROMA
        Se si confermasse il rischio di un «disavanzo eccessivo» nel 2002, tagli d´urgenza alla spesa. E se nella legge finanziaria 2003 non si riescono a prendere misure efficaci per mettere sotto controllo le spese, meglio «evitare l´attivismo fiscale»: nel caso, gli sgravi Irpef. Questi sono i consigli per l´Italia che si possono estrarre dal bollettino mensile della Banca centrale europea, molto preoccupata per l´andamento dei conti pubblici in tutta l´area euro e in 4 Paesi in particolare. Oltre al nostro, fuori linea sono Portogallo, Germania e Francia. Da qualche mese Francoforte punta il dito verso questi 4 Paesi, sempre gli stessi. Ma dal bollettino mensile di settembre, uscito ieri, risulta che i timori stanno aumentando. Solo una volta al trimestre il volume celeste prodotto in 11 lingue diverse negli uffici dell´Eurotower analizza in dettaglio l´andamento della finanza pubblica nei 12 Paesi. E questa volta non c´è proprio nulla di cui rallegrarsi. Nell´editoriale, dove la Bce spiega i suoi orientamenti per il mese a venire, si legge che «negli ultimi mesi si sono registrati segnali di deterioramento riguardanti, ad esempio, sconfinamenti della spesa ascrivibili soltanto in parte a una crescita economica inferiore alle attese». Riguarda anche l´Italia, questo rimprovero? Sembra di sì. Il capitolo di analisi sulla finanza pubblica prima definisce più gravi i casi di Portogallo e Germania, dove il disavanzo 2002 «potrebbe avvicinarsi al limite del 3%» del prodotto lordo, quello che è vietato superare pena gravissime multe. Si legge poi che «la Francia e l´Italia riportano attualmente significativi scostamenti rispetto agli obiettivi iniziali». In tutti e 4 i Paesi lo scostamento va limitato agli effetti reali della minor crescita (in gergo «stabilizzatori automatici»); «se tuttavia dovesse sussistere il rischio di un disavanzo eccessivo saranno opportuni ulteriori tagli di spesa» ovvero manovre-bis. La Bce è come al solito prudente nel riferirsi esplicitamente a un singolo Stato; come del resto è comprensibile in una giovane istituzione federale, cauta nei rapporti con i governi nazionali. In più d´un Paese dell´area euro, si legge, i maggiori deficit sono causati da «inefficaci misure di controllo della spesa» oppure dalla «mancanza di misure di intervento idonee al conseguimento degli obiettivi fissati negli aggiornamenti dei programmi di stabilità». Quasi certamente diretta all´Italia, se pur anche ad altri, è la frase che parla di «spesa eccessiva per le prestazioni sociali, specie nel settore sanitario». Per il futuro, a un allentamento del «patto di stabilità» (le regole di bilancio per i Paesi membri dell´euro) la Bce conferma di essere contraria; ricorda con puntiglio che «in occasione del Consiglio europeo di Siviglia tutti i Paesi hanno confermato sia l´impegno preso nei confronti del Patto di stabilità sia il giudizio di piena adeguatezza della sua attuale struttura». Prese di posizione esplicite in favore di un allentamento, finora, si sono avute solo nei governi italiano e francese. Resta possibile interpretare con una certa flessibilità le regole; tanto più che la ripresa economica prima attesa per questo autunno si manifesterà solo l´anno prossimo. Ma la Bce ricorda che la flessibilità può essere maggiore solo per i Paesi a basso debito accumulato. Mentre «i Paesi che registrano un debito pubblico elevato (Grecia, Italia, Belgio, ndr) dovrebbero continuare a dare la priorità alla sua riduzione ed evitare l´attivismo fiscale». Ovvero: la Banca centrale è naturalmente favorevole a riduzioni del carico fiscale, purché siano accompagnate da incisive e durature riduzioni della spesa pubblica; in mancanza di queste ultime, nei Paesi ad alto debito è meglio rinviare gli sgravi. Altrimenti il rischio è che le tasse abbassate ora bisognerebbe alzarle dopo: «un insufficiente contenimento della spesa… potrebbe a sua volta indurre la necessità di un aumento del carico tributario». Replica il ministro per le politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, che «la situazione italiana non è più grave di quella degli altri Paesi» (in effetti l´interruzione del processo di calo nel rapporto tra debito e prodotto lordo è possibile anche altrove, secondo la Bce); e che comunque per il 2002 lo scostamento del deficit dalle previsioni «resterà entro le soglie fissate dal patto di stabilità». L´orientamento che l´Italia esporrà agli altri governi è «mantenere il patto rigido apportando qualche correzione per migliorarlo».

        Stefano Lepri