“Conti” Finanziaria vera e falsi problemi (N.Cacace)

19/09/2006
    marted� 19 settembre 2006

    Pagina 29 – Commenti

    Finanziaria vera
    e falsi problemi

      Nicola Cacace

      La richiesta del ministro Padoa Schioppa di adattare ai tempi moderni l’accordo di concertazione del ’93 va colta con interesse, ma induce a qualche riflessione. Quell’accordo � infatti stato applicato per la parte che riguarda la moderazione salariale, che ha portato a una redistribuzione dei redditi certamente non a favore dei lavoratori dipendenti. Al contrario, � rimasta inapplicata la parte che riguarda lo sviluppo, il Mezzogiorno e gli ammortamenti.

      In particolare, i sindacati si impegnavano a chiedere aumenti salariali non superiori all’aumento dell’infazione, restando inteso che la redistribuzione degli aumenti di produttivit� avvenisse a livello locale, territoriale o aziendale.

      La realt�, per quanto riguarda questa seconda parte, � che tale redistribuzione ha toccato solo il 30% del mondo del lavoro, restando del tutto disattesa per il restante 70%. Da qui anche una crisi della domanda che ha dominato la vita del Paese negli ultimi dieci anni. Sarebbe dunque utile una nuova discussione di quell’accordo, riprendendone lo spirito, ma adattandolo alle nuove esigenze per una sua completa e pi� efficace applicazione.

      Detto questo, va parimenti sottolineato come il dibattito nel centrosinistra sulla Fianziaria 2007 non sia stato bello. � stato pi� uno scontro su falsi problemi che un dibattito su veri problemi. Tra i primi metterei il duello tra �spalmatori e rigoristi� su cifre e tempistica della manovra e sull’et� pensionabile, tra i secondi metterei la sostenibilit� intergenerazionale del sistema pensionistico da domani (non da oggi) sino all’andata a regime della riforma Dini, all’incirca nel 2026 ed il problema di un accordo tripartito sindacati-governo-imprenditori, necessario per dare significato reale alla cosiddetta et� pensionabile. Che significa polemizzare su 35 o 30 miliardi del costo della manovra? Dipende da dove si prendono e come si spendono. Se 5 miliardi si prendono dalle pensioni d’oro (oltre 6mila euro al mese) e/o da una reintegrata tassa di successione per grandi patrimoni che senso ha invadere i Media con un scontro del genere? Che senso ha dibattere di sviluppo ed equit� senza conoscere il Progetto predisposto dal ministro Bersani per una nuova politica industriale? Che significa polemizzare in astratto sull’et� pensionabile? I 57 anni di un edile o un bracciante agricolo che hanno iniziato a �sgobbare� a 15 anni sono una et� pensionabile paragonabile a quella di un professore universitario di 75 anni. Il problema dell’innalzamento, in generale, dell’et� pensionabile corrisponde ad una esigenza oggettiva, l’allungamento della vita media, ma necessita di una base di discussione molto pi� articolata e complessa di quella che pu� essere offerta da una Finanziaria che ha altri obiettivi ed orizzonti. Perch� allora tanti amici e compagni si sono prodigati in lezioni di dubbio valore sull’et� pensionabile? Che non ha senso senza riferimenti precisi ai lavori usuranti che tra l’altro mutano continuamente per effetto di tecnologie ed organizzazione. E senza mai tirare in ballo il convitato di pietra, l’imprenditore. L’aumento dell’et� pensionabile passa per un accordo con le controparti padronali e possibilmente col Governo, che nessuno ha ancora avviato. Il nodo pi� grosso della Finanziaria 2007, le pensioni, giustamente esce dalla Finanziaria. Non che verr� ignorato, ma verr� trattato con legge a parte, come � giusto che sia un problema complesso per il suo alto costo e le importanti implicazioni sociali. Il problema sar� trattato a parte anche perch� � stata accettata la fondatezza di quanti, tra cui i sindacati, da tempo considerano non giusto che un deficit Inps (circa 70 miliardi di euro) che deriva quasi completamente da due voci, le prestazioni assistenziali che lo Stato ha accollato all’Inps (dalle pensioni sociali a quelle di invalidit�), ed il basso livello di contribuzione di autonomi e altre categorie privilegiate (dirigenti d’azienda e giornalisti ma anche coltivatori diretti ed artigiani) sia fatto pagare dall’unica categoria in regola, i lavoratori dipendenti. � giusto invece che la fiscalit� generale cominci a farsi carico dell’assistenza e che si avvii a costruire un minimo di equit� nel rapporto costi/benefici della categorie di lavoratori attualmente beneficiate. Il che non eliminer� il problema del risanamento dei conti pubblici ma lo imposter� in maniera pi� corretta non continuando a far pagare solo a 16 milioni di lavoratori dipendenti i costi dell’assistenza per 58 milioni ci cittadini.

        Le pensioni dei lavoratori dipendenti, se si passano dal bilancio Inps alla fiscalit� generale i costi della assistenza sociale e se si pareggiano i costi/benefici dei fondi pensione dei lavoratori diversi dai dipendenti, come � giusto, rappresentano un problema reale ma di medio-lungo termine, dal 2010 al 2026 sino all’entrata a pieno regime della legge Dini. � un tema da affrontare con dibattito complessivo nella concertazione sindacale. Come da affrontare sono gli altri temi, scarsa efficienza dei dipendenti pubblici, che non dipende dal loro numero eccessivo, che invece � pari o inferiore a quello di altri paesi, bens� da problemi di organizzazione che partono dall’alto della catena gerarchica politica ed amministrativa. Lo stesso dicasi della spesa sanitaria e degli Enti Locali. In percentuale del Pil la spesa sanitaria pubblica italiana � inferiore a quella tedesca, francese e spagnola, questo non significa che non esistono sacche di inefficienze e sprechi da eliminare o non si possano mettere ticket per le spese di degenza dei cittadini pi� abbienti. Quanto agli sprechi degli Enti Locali il caso delle Province che crescono continuamente di numero, � il peggior esempio di spreco che, purtroppo viene dall’alto. Perch� nessuna delle critiche pi� acrimoniose non si sono rivolte contro la scandalosa creazione di nuove Province?