“Conti” Fassino: risanamento e equità, ma la previdenza va riformata

08/09/2006
    venerd� 8 settembre 2006

    Pagina 1 e 2 – Politica/L’Intervista

      Fassino: risanamento e equit�
      ma la previdenza va riformata

        PARLA IL SEGRETARIO DEI DS: �Tremonti e il centrodestra ci hanno lasciato un’eredit� pesantissima. Su questo il programma non basta pi�. Serve una Finanziaria che metta l’Italia nella condizione di crescere almeno del 2% l’anno, altrimenti si aggraveranno precariet� e insicurezza�

          di Ninni Andriolo

            �Non siamo rigoristi a senso unico, vogliamo tenere insieme risanamento, sostegno alla crescita ed equit� sociale�. Il segretario dei Ds, Piero Fassino, parla con l’Unit� del dibattito che coinvolge la maggioranza sulla legge Finanziaria. �Non vogliamo seguire la vecchia logica dei sacrifici in cambio del nulla. Quella dei due tempi, prima si mettono a posto i conti dello Stato e poi si pensa allo sviluppo. Noi, al contrario, vogliamo varare misure che servano davvero a creare lavoro, a sostenere la produzione e la competitivit� delle imprese, ad aprire nuovi spazi per i giovani e le donne�.

            Onorevole Fassino bisogner� tagliare sanit� e pensioni? Prc e Pdci riversano una pioggia di critiche sulla sua intervista a Repubblica…

              �La discussione non pu� essere impostata intorno alla domanda “tagli s� o tagli no”. Tremonti e il centrodestra ci hanno lasciato un’eredit� pesantissima. Ed � un’indecenza che l’ex ministro dell’Economia si permetta di fare del sarcasmo sulle nostre proposte. Lui che ha devastato la finanza pubblica, con i condoni ha favorito l’evasione fiscale e ha presentato al Parlamento Finanziarie fondate su cifre fasulle. Adesso si tratta di cambiare pagina�.

              Come?

                �Serve una Finanziaria che metta l’Italia nelle condizioni di far crescere il suo Pil almeno del 2% l’anno. Altrimenti la condizione di precariet� e d’insicurezza che vivono milioni di cittadini si aggraver�. Una Finanziaria per la crescita, quindi, e non per fare i tagli. Abbiamo bisogno di spostare risorse verso una politica d’investimenti. In modo tale da sostenere la produttivit� delle imprese, riducendo il cuneo fiscale; da incentivare la ricerca e l’universit�; da riformare gli ammortizzatori sociali per superare la precariet� del lavoro; da assicurare alla scuola le risorse necessaria; da finanziare opere pubbliche e infrastrutture, da garantire uno stato sociale moderno�.

                Per la sinistra dell’Unione il programma non contemplava le scelte che si vogliono compiere su pensioni e sanit�…

                  �Il programma di uno schieramento che sta all’opposizione non pu� comprendere tutto ci� che si far� quando si andr� al governo…�

                  Era un documento dettagliato e voluminoso, per�…

                    �Si, ma quando si scrive un programma dall’opposizione non si hanno nelle mani le casse dello Stato e non si conoscono esattamente le condizioni dei conti pubblici. L’eredit� che abbiamo ricevuto � molto peggiore di quanto sosteneva la destra. Solo quando si assume la responsabilit� di governare il Paese, e si conoscono davvero le cifre, si ha chiaro ci� che si deve fare�.

                    Sulle scelte da compiere, in ogni caso, la maggioranza appare divisa…

                      �Considero fisiologica la discussione che c’� nella maggioranza, non la vedo con preoccupazione o con scandalo. Anzi, abbiamo il merito di aver iniziato il dibattito sulla Finanziaria molto prima di quanto non si facesse tradizionalmente. Vogliamo utilizzare il mese di settembre per discutere, negoziare e concertare. Presenteremo in Parlamento una manovra credibile e, speriamo, anche condivisa�.

                      Lei avr� visto le lettere pubblicate da l’Unit�. Il leit motiv �: “c’� bisogno di tagliare la spesa sociale, quando si registra un livello spropositato di evasione fiscale?”

                        �� una domanda giusta che ci siamo posti noi per primi, tant’� che gi� nella manovrina approvata a luglio c’erano i primi provvedimenti di lotta all’evasione fiscale. Bisogna agire contemporaneamente su due fronti per trovare le risorse: spostare fondi dalla spesa agli investimenti e, contemporaneamente, fare una politica di giustizia fiscale che recuperi quote di evasione e di elusione. Ecco: la manovra di 30 miliardi di euro proposta da Padoa Schioppa � figlia di una impostazione che tiene insieme risanamento, sviluppo, equit� sociale�.

                        Secondo Fabio Mussi la cifra di 30 miliardi di euro non � un comandamento…

                          �Certo, nessuna cifra � in s� un comandamento. Ma anche Mussi deve fare i conti con il fatto che una manovra da 30 miliardi � necessaria sia per abbassare il deficit di bilancio a meno del 3% e sia per ridurre l’enorme debito pubblico dello Stato che in questi anni di centrodestra � ulteriormente aumentato. � guardando a questi due obiettivi che la Commissione Ue dar� la sua approvazione. E se dall’Unione europea non dovesse venire un semaforo verde le conseguenze negative sarebbero immediate. Un minuto dopo la mancata approvazione, infatti, tutte le agenzie internazionali di valutazione finanziaria declasserebbero la credibilit� del nostro Paese. E questo esporrebbe l’Italia al rischio di un ulteriore aggravamento del suo debito. Non solo, andando molto sotto i 30 miliardi di manovra non � detto che si possano mantenere i 14 miliardi di investimenti previsti dall’attuale proposta di Finanziaria. Il problema � qual � la manovra che serve per rimettere l’Italia in una condizione di sicurezza. Se poi con Bruxelles, con le parti sociali e con l’accordo di tutti convenissimo una manovra pi� bassa di quella ipotizzata fin qui benissimo. Ma attenzione, l’importante � che portiamo a casa l’obiettivo di favorire risanamento e ripresa dell’economia�.

                          Come otterrete quella cifra?

                            �I trenta miliardi sono costituiti, per ora, da dieci di recupero fiscale e da venti di riduzioni di spesa (che dimostrano che intendiamo perseguire una seria lotta all’evasione e all’elusione). Ma questa da sola non basta. Per questo, accanto all’azione di recupero fiscale, dobbiamo ridurre la spesa. L’obiettivo � portare il deficit dello Stato sotto il 3%, avviare la riduzione del debito pubblico, diminuire la quantit� di soldi che servono a pagare interessi. Tutto questo per aumentare gli stanziamenti per gli investimenti, per tutelare il lavoro e per i redditi delle famiglie�.

                            Questa contabilit� non rassicura chi teme – per dirla con un lettore de l’Unit� – “che si facciano pagare sempre i soliti invece di far pagare un po’ tutti”.

                            �Non mi pare sia cos�, perch� la lotta all’evasione certamente non riguarda il mondo del lavoro dipendente. La sospensione del secondo modulo di riduzione fiscale prevista da Tremonti – che consentir� di recuperare 6 miliardi di euro – riguarda ceti medio-alti. L’aumento dei contributi dei lavoratori autonomi riguarda settori di reddito medio-alto. E la tassa di successione sui grandi patrimoni corrisponde anch’essa a un principio di equit� sociale. E anche gli interventi che intendiamo fare su sanit� e pensioni salvaguarderanno, in ogni caso, le fasce di reddito medie e basse, le famiglie monoreddito e i giovani�.

                            Ridurre la spesa � un modo diverso per annunciare tagli o no? �Per recuperare risorse da devolvere allo sviluppo bisogna intervenire sulle voci che incidono sulla composizione della spesa pubblica. La prima � quella previdenziale. Se vogliamo garantire che ogni cittadino abbia una pensione, e la abbia dignitosa, dobbiamo sapere che la riforma Dini – che ha gi� fatto realizzare significativi risparmi – da sola non � sufficiente. Viviamo tutti molto di pi�. Il che � un bene naturalmente, sapendo per� che l’allungamento del tempo di vita ci sollecita ad affrontare due problemi nuovi: il primo � la sostenibilit� finanziaria di un sistema previdenziale che deve garantire a un numero ampio di cittadini il pagamento della pensione per altri quindici o venti anni di vita. E in secondo luogo non si pu� ignorare che una grande quantit� di lavoratori che arriva a sessanta anni � in una condizione di vitalit� che abbiamo il dovere di non mortificare o sprecare�.

                            Molte lettere giunte all’Unit� criticano l’innalzamento dell’et� pensionabile…

                              �� evidente che chi ha svolto quaranta anni o pi� di lavoro ha diritto ad andare in pensione a qualsiasi et�, soprattutto se ha fatto un lavoro usurante e faticoso. Ma una grande maggioranza di italiani non � in quella condizione. E per di pi�, oggi, una persona di cinquantasette, cinquantotto, cinquantanove o sessanta anni � spesso nel pieno delle proprie facolt� fisiche e intellettuali e desidera continuare a svolgere un’attivit�. Costruiamo, quindi, un modello pi� flessibile di passaggio alla pensione che incentivi chi lo desidera a rimanere al lavoro�.

                              La parola incentivi non piace a molti, a cominciare dal segretario della Cgil, Epifani…

                                �Io credo che bisogna discutere a fondo con il sindacato e con le parti sociali. Non si pu� certo prendere una decisione sull’et� pensionabile a scatola chiusa. Ma il tema va affrontato. Bisogner� pure ragionare perch� a forza di avere paura di discutere siamo arrivati a una situazione nella quale gli interventi sono ineludibili. Se noi, nel ’98-’99, avessimo avuto il coraggio di fare la riforma delle pensioni, probabilmente non saremmo nella situazione critica di oggi�.

                                Perch� allora non si var� la riforma?

                                  �Prevalsero le paure rispetto al coraggio di cambiare. Non getto la croce addosso a nessuno. Dico, per�, che oggi non possiamo pi� farci scudo delle nostre paure. Anche perch� solo riformando il sistema potremo affrontare due urgenti priorit� di giustizia sociale..�.

                                  Quali?

                                    �La prima � l’aumento delle pensioni minime perch� il 50% dei pensionati italiani percepisce meno di 600 euro al mese. La seconda riguarda i giovani che sono entrati nel mercato di lavoro con forme di occupazione flessibili e che hanno un livello di contribuzione cos� basso che scopriranno un giorno di avere una pensione da fame. Sono precari oggi e rischiano di essere precari anche domani. E, infine, parlare di riforma significa prendere provvedimenti che consentano la previdenza complementare basata sull’uso dell’indennit� di liquidazione del Tfr. Bisogna offrire il massimo di rendimenti e garantire cos� che anche per quella via le pensioni siano dignitose�.

                                    E come la mettiamo con lo scalone della Maroni-Tremonti?

                                      �Quello scalone � certamente ingiusto, ma non basta dire “aboliamolo”. Se lo si vuole superare bisogna ridefinire tutto il tema dell’et� pensionabile. Altrimenti rischiamo di tenerci lo scalone cos� com’�. Naturalmente tutto questo dev’essere oggetto di un confronto e di un negoziato vero e approfondito tra governo e parti sociali�.

                                      E a chi paventa tagli alla sanit� cosa risponde?

                                        �Noi vogliamo garantire a ogni cittadino che vive nel nostro Paese la certezza di veder tutelata la propria salute, non vogliamo diventare un Paese dove per essere ricoverati in un ospedale bisogna prima mostrare la carta di credito. Ma se vogliamo difendere questo diritto bisogna costruire un meccanismo finanziariamente sostenibile. Il sistema sanitario deve continuare a essere finanziato con le tasse che i cittadini gi� oggi pagano. � cos� scandaloso, per�, prevedere che chi pu� permetterselo per reddito versi un contributo ulteriore quando utilizza le strutture sanitarie? E vogliamo avviare anche un’opera di razionalizzazione e ottimizzazione che eviti sprechi e sovrapposizioni? Non � forse tempo di intervenire davvero sulla spesa farmaceutica e sulle convenzioni con le cliniche private? Le risorse da devolvere a nuovi investimenti possono essere trovate, per�, ridefinendo anche – tra governo, comuni, province e regioni – la quantit� dei trasferimenti che lo Stato d� agli enti locali. Si tratta di riscrivere un patto di stabilit� interno che associ maggiormente i comuni e le regioni al governo della spesa, anche riconoscendo agli enti locali forme di federalismo fiscale. E, infine, occorre affrontare il tema del pubblico impiego e della razionalizzazione della spesa delle pubbliche amministrazioni�.

                                        Segretario, le reazioni alle posizioni “rigoriste” che lei espone dicono che il percorso non sar� in discesa.

                                          �Nessuna decisione � facile, per questo serve una grande determinazione. Chi pensa che sia necessaria una Finanziaria forte non lo fa per astratto rigorismo, ma perch� convinto che solo cos� si potr� imprimere al Paese una svolta capace di rimetterlo in moto. A chi propone di andare pi� lentamente io dico “attenzione” perch� rischiamo di rendere pi� difficile e lontana la ripresa economica. Oggi ci sono segnali che ci possono consentire pi� agevolmente di fare la Finanziaria che serve all’Italia. Tra due o tre anni non lo sappiamo e rinviare le decisioni in attesa di “tempi migliori” pu� rappresentare una pericolosa illusione�.