“Conti” Fabbisogno statale: rosso dimezzato

03/01/2007
    mercoledì 3 gennaio 2007

    Pagina 2 – Primo Piano

      Fabbisogno statale
      rosso dimezzato

        Padoa-Schioppa: è merito anche del centrosinistra

          LUIGI GRASSIA

          A consuntivo del 2006 le finanze pubbliche italiane rivelano (un po’ a sorpresa) uno stato di salute più che soddisfacente. Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa rende merito al governo Berlusconi e avverte che non bisogna abbassare la guardia, perché il definitivo risanamento non è ancora arrivato; ma i numeri parlano, e sono buoni davvero.

          Nei dodici mesi appena trascorsi il fabbisogno del settore pubblico, che corrisponde al saldo fra entrate e uscite comprese le partite finanziarie (cioè il rimborso e la concessione di crediti), è sceso a circa 35,2 miliardi di euro, in fortissimo calo (addirittura il 41%) rispetto ai 60,036 miliardi del 2005. Da notare che le cifre rese note ieri sono notevolmente migliori dell’obiettivo del governo, corrispondente ai 47,7 miliardi dalla Relazione previsionale e programmatica di settembre, che pure (a sua volta) era già rivisto al ribasso rispetto ai 59 miliardi di euro indicati dal Dpef.

          Il Tesoro comunque resta cauto e anzi lascia persino trasparire qualche asettico riconoscimento all’operato del precedente governo di centrodestra. Il ministero dell’Economia spiega che il risultato appena annunciato «beneficia soprattutto di un afflusso, nel corso di tutto l’anno, di entrate fiscali superiori alle previsioni della primavera scorsa». Il miglioramento «è frutto anche delle iniziative per il controllo della spesa pubblica assunte con la manovra di bilancio di fine 2005 e con il rigoroso controllo operativo della spesa a partire dal giugno 2006»; in sostanza il Tesoro rivendica l’ottimo lavoro del governo attuale ma paga un tributo all’ultima finanziaria di Giulio Tremonti (quella fatta nel 2005 per il 2006).

          Secondo una dichiarazione integrativa a voce del Tommaso Padoa-Schioppa «il consuntivo del 2006 appena pubblicato rappresenta un risultato molto positivo, perché il netto miglioramento del fabbisogno costituisce una base solida per l’attuazione operativa della manovra finanziaria appena approvata dal Parlamento». Tuttavia, ammonisce il ministro, «questi dati incoraggianti non ci autorizzano in alcun modo ad allentare lo sforzo di risanamento dei conti pubblici. La politica di bilancio avviata dal governo deve essere continuata con determinazione, al fine di sostenere in maniera strutturale la crescita del Paese». Questo era già implicito nella nota scritta ufficiale, in cui il miglioramento dei conti viene attribuito soprattutto alle maggiori entrate; invece resta molto da fare sul lato della spesa, dove è indispensabile agire in vista del risanamento strutturale.

          Dalla maggioranza l’esponente ds Andrea Orlando legge i dati in modo molto positivo affermando che «rispondono concretamente alle polemiche scatenate contro la legge finanziaria. Partendo da un’impostazione rigorosa è possibile rimettere in moto il meccanismo della crescita, assicurare equità e ipotizzare nuove forme di sostegno alle imprese».

          Suona tutta un’altra musica il responsabile economico di Forza Italia, Renato Brunetta: «Come volevasi dimostrare i dati sul fabbisogno annuale sono a posto e il merito va a Berlusconi e Tremonti e alla loro politica economica. Prodi e Padoa-Schioppa sono dei bugiardi che hanno ingannato gli italiani». Brunetta incalza: «Lo si era già capito nel mese di giugno: più gettito fiscale meno spesa corrente uguale a deficit attorno al 3% in linea con i parametri europei. Invece da giugno Prodi e Padoa-Schioppa continuano a dirci che la finanza pubblica italiana è al disastro, che gli italiani sono un popolo di evasori e che occorre una politica economica di sangue, sudore e lacrime». Ancora più drastico Tremonti: «A differenza del governo Prodi, il tempo è galantuomo».

          A prescindere dalle diatribe politiche, per trovare un dato del fabbisogno più soddisfacente di quello del 2006 bisogna risalire al 2002; e un’entità del calo da un anno all’altro così notevole non si vedeva dall’ormai lontano 1997.