“Conti” F.Giordano: non deve pagare chi ha già pagato

25/05/2006
    gioved� 25 maggio 2006

    Pagina 4 – Primo Piano

    Giordano: A Prodi dico che non
    deve pagare chi ha gi� pagato

    ROMA
    Franco Giordano, lei � il nuovo segretario di Rifondazione comunista. In Parlamento, votando la fiducia a Prodi che per� segnalava la preoccupante condizione dei conti pubblici, lei ha detto che �l’Italia � finalmente uscita dal reality show della finanza creativa�. E adesso che succede? Entriamo nella dura realt�, mazzolerete gli italiani di tasse, come gi� paventa il centrodestra?

    �Stupidaggini. Basta guardare la radiografia sociale che fa l’Istat: un’Italia dolente, con milioni di cittadini sotto la soglia di povert�. Dati che gridano vendetta e producono persino rabbia, a cominciare da quelli sulla disoccupazione, e Berlusconi ci aveva raccontato di averla battuta. No, decisamente il costo della crisi, della competitivit� che le imprese devono recuperare, e il ripristino della virtuosit� nei conti non possono essere fatti pagare a chi ha gi� pagato�.

    Ecco, i conti pubblici: come si riassestano, secondo voi?

    �Non disconosco che le destre ci consegnano un’eredit� fallimentare, basti guardare il dato del rapporto tra deficit e Pil che viaggia ormai sul 4,5 per cento…Per noi occorre investire sui soggetti in questi anni penalizzati, sui precari, sui lavoratori dipendenti, sui pensionati: una sorta di investimento a redditivit� differita. E poi bisogna intervenire sull’evasione fiscale e contributiva, oltre che sulle grandi rendite finanziarie e immobiliari�.

    Dunque, nuove tasse…

    �Si tratta di portare quelle aliquote sui livelli europei, niente pi� che questo�.

    Non baster� comunque a colmare il buco nei conti pubblici. E comunque le agenzie di rating e l’Europa incalzano, non a caso Padoa-Schioppa vede subito Almunia e il 29 Prodi sar� da Barroso. E poi, la lotta all’evasione non � l’Araba fenice di tutti i governi votati all’equit� fiscale? Come farete a centrare l’obiettivo?

    �� una questione di volont� effettiva. I dati ci dicono che dal ‘96 al ‘98, durante il primo governo Prodi, un’inversione di tendenza c’� stata. Bisogna investire sul personale addetto ai controlli fiscali, e trovare una modalit� di intervento per contrasto di interessi. In parole povere, ci deve essere un elemento di interesse comune a fer emergere l’evasione fiscale�.

    In che senso? Fare come negli Stati Uniti dove quando si paga un idraulico a certe condizioni si pu� poi scaricare la prestazione dalla dichiarazione dei redditi?

    �Esattamente. Occorre da una parte un intervento determinato, di natura repressiva, su coloro che evadono al doppio scopo di aumentare il livello dei profitti e riuscire a rimanere nella competizione globale, una cosa anche questa raccontata dalla relazione Istat. In Francia e in Germania, per esempio, Paesi che sono pi� competitivi di noi, la struttura del costo del lavoro � di gran lunga superiore al nostro�.

    Quindi, lei dice, non � il costo del lavoro che abbassa la competitivit� delle imprese. Un altro argomento caldo, perlatro, perch� Confindustria chiede di abbassarlo. Secondo indiscrezioni auspica anche che vengano �restituiti� in nome della competitivit� due terzi di cuneo fiscale alle imprese, e uno solo ai lavoratori.

    �Certo il costo del lavoro non si pu� abbassare. Ci� che porta in basso nella competizione globale le nostre imprese � la precariet�. Bisogna bonificarla, investire sulla qualit�, non sulla competitivit� di prezzo. Quanto al cuneo fiscale, bisogna intervenire anzitutto avvantaggiando significativamente i lavoratori. E con un meccanismo, come segnala anche l’Istat, selettivo sul sistema delle imprese, premiando quelle che fanno innovazione, investono in ricerca, non sfruttano il lavoro. Altrimenti, il taglio del cuneo pu� essere perfino controproducente�.

    Tra pochi giorni vi chiuderete in seminario a San Martino in Campo proprio sullo stato dei conti pubblici. Che coesione c’� su proposte come le sue nella coalizione?

      �Il programma dell’Unione dice chiaramente cosa fare, ed � il fondamento della coesione. Dobbiamo avviare assieme risanamento e sviluppo, redistribuendo la ricchezza, non fare una semplice operazione contabile e finanziaria. Per lanciare l’Italia nella competizione globale, risanandola�.