“Conti” Draghi: bisogna andare in pensione più tardi

18/07/2006
    marted� 18 luglio 2006

    Pagina 9 – Politica

    I CONTI PUBBLICI IL NUMERO UNO DI BANKITALIA APPROVA IL DOCUMENTO CON TANTI �MA�. �SPESA SANITARIA INSOSTENIBILE SE GLI ENTI LOCALI NON FANNO PAGARE MAGGIORI IMPOSTE�

      Draghi: bisogna andare in pensione pi� tardi

        �Dpef nella giusta direzione per� ci sono rischi. Senza tagli alla spesa si devono aumentare le tasse�

          Stefano Lepri

          ROMA
          L’et� media a cui si va in pensione deve aumentare e la pressione fiscale deve �gradualmente� diminuire: ascoltato in Parlamento sul Dpef, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi spiace all’ala sinistra della maggioranza e ai sindacati. Nel complesso, il suo giudizio sulle recenti mosse del governo � positivo; anzi, se le cifre di Tommaso Padoa-Schioppa sulla finanza pubblica hanno una pecca, non � di essere pessimiste (come da destra e dall’estrema sinistra si sostiene) ma il contrario.

          Secondo la Banca d’Italia c’� il rischio che le cose si mettano perfino peggio: la dinamica delle spese potrebbe essere pi� elevata, e fermare l’aumento del debito pubblico gi� nel 2007 potrebbe risultare pi� difficile di quanto indicato; nel qual caso occorrer� �intervenire prontamente�. Draghi ha usato l’immagine di un obeso issato su appoggi fragili: �un grosso debito pubblico sta seduto su una seggiola che � la crescita del prodotto lordo, e se il Pil non riprende a crescere chi sta seduto sulla seggiola diventa sempre pi� grosso e la seggiola diventa sempre pi� piccola�.

          Per far dimagrire il debito occorre tagliare le spese correnti dello Stato, giunte a un livello record dopo una crescita media del 2,4% annuo al netto dell’inflazione dal 1999 al 2005. I tagli alle spese vanno scelti per due ragioni, ha spiegato il governatore alle commissioni Bilancio di Camera e Senato: perch� proprio dal lato della spesa si � generato lo squilibrio, e perch� altrimenti occorrerebbe inasprire il prelievo fiscale, �e io sono convinto che a meno tasse corrisponda maggior crescita�.

          S� dunque all’impostazione del Governo, contenuta nel Documento di programmazione 2007-2011, di agire con tagli permanenti sui quattro grandi capitoli della spesa pubblica: previdenza, sanit�, pubblico impiego, enti locali. Non c’� altra via che approvare in autunno una legge finanziaria con questi contenuti, se si vuole evitare la sfiducia dei mercati finanziari (dove gi� i titoli del debito pubblico italiano sono allineati a quelli della pi� fragile Grecia). Tuttavia Draghi ha preferito non rispondere alle domande dei parlamentari se consideri fattibile una maxi-manovra da 35 miliardi di euro concentrata in un anno.

          La spesa per le pensioni (35% del totale della spesa pubblica al netto degli interessi) non pu� essere risparmiata dai tagli, perch� in un Paese come il nostro, con anziani sempre pi� numerosi, non � ancora in equilibrio. Le cifre di Draghi sono semplici: oggi, dopo le riforme degli anni ‘90, �l’et� media di uscita dalle forze di lavoro � 60 anni�, et� a cui le donne hanno una aspettativa media di vita di 25 anni, e gli uomini di 21. Un maggior numero di pensionati sta per un tempo pi� lungo a carico dei lavoratori attivi.

          Dunque �in prospettiva solo un significativo aumento dell’et� media di pensionamento pu� rendere sostenibile il sistema previdenziale e garantire pensioni di importo adeguato� dice il governatore; non c’� una proposta precisa, ma si intuisce che occorre soprattutto agire sulle norme del pensionamento per anzianit�, compensando per� i sacrifici con �interventi in favore delle categorie con contribuzioni modeste�. E nella sanit� si pu� risparmiare senza incidere sui livelli essenziali di assistenza: basta estendere in tutte le Regioni i �modelli gestionali� di quelle pi� efficienti.

          Draghi ha ripreso con favore la frase del Dpef dove si afferma che certi risparmi di spesa si dovrebbero fare anche per sole ragioni di equit�; ha appoggiato il taglio al �cuneo fiscale�; ha espresso consenso alle scelte del governo sul fisco, come lo stop ai condoni e la lotta all’evasione (�che ci sia un ampio spazio di recupero di equit� attraverso l’allargamento della base imponibile � una sensazione diffusa�); ha anche detto s� all’armonizzazione delle aliquote sui rendimenti finanziari, purch� non vada oltre il livello degli altri Paesi europei.

          Ma forse � proprio il grande affiatamento del governatore con il ministro dell’Economia a eccitargli contro l’ala sinistra della maggioranza. Il deputato di Rifondazione Andrea Ricci, che subito l’aveva contestato nel dibattito, all’uscita ha parlato di �un inaccettabile manifesto politico neoliberista�. Il capogruppo del Prc alla Camera Gennaro Migliore sostiene che Draghi, mancando �all’equilibrio che si aspetta dal governatore della Banca d’Italia� ha �snocciolato� un �inaccettabile programma di sacrifici�. �Condivido solo la lotta all’evasione� dichiara Gianni Pagliarini del Pdci, presidente della commissione Lavoro di Montecitorio.