Conti: disavanzo in crescita (G.Di Santo)

16/04/2004



 
 
 
 
ItaliaOggi Primo Piano
Numero 091, pag. 3 del 16/4/2004
Autore: di Giampiero Di Santo
 
Conti, disavanzo in crescita
Più di 8 miliardi a febbraio
 
I dati definitivi confermano le stime preliminari del ministero economia.
 
Più di 8 miliardi di euro di disavanzo nel mese di febbraio. E 28,9 miliardi, contro i 19,732 dei primi tre mesi del 2003, tra gennaio e marzo di quest’anno. I dati definitivi sull’andamento delle finanze pubbliche nella prima parte dell’anno confermano le stime preliminari già fornite dal ministero dell’economia. Con entrate che in febbraio hanno raggiunto quota 23,637 miliardi di euro e uscite per 31,81, di cui 6,289 miliardi di spese per interessi. Uno squilibrio colmato con titoli a breve termine per 3,1 miliardi, con bond a medio e lungo termine per un importo di 5,336 miliardi e per 692 milioni con titoli esteri. Nei primi due mesi dell’anno il fabbisogno è quindi salito a 11,204 miliardi, contro i 5,408 miliardi registrati nello stesso periodo del 2003. Ma in marzo si sono aggiunti, secondo i calcoli preliminari, altri 16,7 miliardi di disavanzo, che hanno prodotto un risultato trimestrale, appunto, di oltre 28,9 miliardi.
Un risultato preoccupante, che in coincidenza con il rallentamento dell’economia e con la necessità di ridurre le aliquote Ire (ex Irpef) al 23 e al 33% entro il 2006 (costo previsto almeno 12 miliardi di euro) ha costretto i tecnici del ministero dell’economia a un duro lavoro per individuare i possibili risparmi di spesa in vista della presentazione della relazione trimestrale di cassa e della successiva predisposizione del documento di programmazione economica e finanziaria. Sulla base delle stime più recenti sull’andamento dell’economia è probabile che il governo riveda al ribasso la crescita del pil per l’anno in corso dall’1,9% messo in preventivo alla fine del 2003 a un più modesto 1,4%. Ma non mancano pronostici meno favorevoli, a cominciare da quello della Banca d’Italia, che ha ipotizzato un aumento del prodotto inferiore all’1%.
Anche il centro studi della Confcommercio ha indicato come probabile un incremento dello 0,8% e la percentuale segnalata da Confindustria non si discosta di molto da questi valori. Così come non sono molto diverse le valutazioni dell’Onu, che ieri ha presentato i risultati di uno studio sull’economia mondiale elaborato da 100 economisti di 60 paesi. Secondo il documento dell’Onu, che per il 2004 parla di un pil planetario in crescita del 3,7% sulla scia dell’accelerazione della seconda parte del 2003, l’Italia per quest’anno dovrà accontentarsi di un tasso di sviluppo non superiore all’1%. Germania e Francia, con aumenti dell’1,5 e 1,7%, dovrebbero fare dunque meglio per quest’anno, mentre nel 2005 i tre big dell’Europa continentale viaggeranno più o meno alla stessa velocità, con +2,3% per Roma e Berlino e +2,5% per Parigi.
A minacciare la ripresa, però, secondo gli economisti dell’Onu, sarà la situazione delle finanze pubbliche di quasi tutti gli stati, a cominciare proprio dagli Stati Uniti, che pure cresceranno del 4,7% quest’anno e del 3,6% nel 2005.

Il deficit federale degli Usa è aumentato enormemente e ormai rappresenta una minaccia per la stabilità delle finanze pubbliche mondiali e quindi per lo sviluppo dell’economia. Tanto più che coincide con l’aumento dei disavanzi e dei debiti degli stati membri dell’Ue e di Eurolandia. ´Una tendenza comune a tutta l’economia mondiale è l’ampliamento dei deficit governativi accompagnato da una crescita dei debiti pubblici’, sottolinea il documento delle Nazioni Unite. ´Se in America gli stimoli fiscali hanno giocato un ruolo chiave per il paese e, conseguentemente, per il rilancio dell’economia globale stanno aumentando le preoccupazioni, a livello internazionale per l’ampio disavanzo, che potrebbe condurre a tassi di interesse più alti sui mercati dei capitali globali e a un conseguente abbassamento degli investimenti e della crescita globale nel lungo periodo’. (riproduzione riservata)