“Conti” Deficit, cantieri, lavoro

29/05/2006
    luned� 29 maggio 2006

    DEFICIT
    Deficit verso il 4,5%, si chieder�
    all’Europa maggiore elasticit�

      La due-diligence sui conti � appena iniziata ed il neo-ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa non ha ancora chiaro il quadro dello stato di salute dei conti pubblici. I risultati della verifica si avranno solo nelle prossime settimane, �in tempo per il vertice Ecofin� del primo week-end di giugno si � augurato l’ex banchiere centrale. Le dichiarazioni dei giorni scorsi, dello stesso ministro, del premier, come di altri esponenti del governo, hanno per� gi� messo in chiaro che le previsione di deficit per il 2006 sono gi� state largamente superate: si � insomma andati ben oltre sia rispetto il 3,8% previsto da Tremonti sia il 4,1% indicato da Bruxelles nelle �previsioni di primavera�.

      Si parla di un �buco� molto pi� ampio, che arriva almeno al 4,5% del Pil e che nel caso venisse certificato, come molti temono, potrebbe indurre l’Italia a valutare seriamente la possibilit� di �prepararsi� a chiedere a Bruxelles un po’ di tempo in pi� per il rientro al 3%. Si potrebbe ragionare su un anno in pi� spostando, quindi, la data inizialmente prevista dal 2007 al 2008. Il governo tedesco ha gi� ottenuto dalla Commissione uno slittamento dei tempi per il rientro del deficit alla luce di un programma di risanamento di legislatura, ma non � detto che Bruxelles consideri la finanza pubblica italiana altrettanto solida, con un debito pubblico che corre verso il 108% ed oltre e un avanzo primario praticamente azzerato.

      Sicuramente, qualsiasi strategia verr� adottata, si rileva in ambienti di governo, l’obiettivo rimane quello di convincere l’Europa, documenti alla mano, che il nostro Paese � in grado sia di riportare sotto controllo la spesa pubblica, sia di rilanciare la sua economia. Un progetto che sar� confermato nel Documento di programmazione economica e finanziaria il cui varo � previsto entro il mese di giugno.

      CANTIERI
      Situazione precaria e tagli
      pesano su tutte le grandi opere

        Cantieri a rischio chiusura, come ha denunciato ieri sera il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, e grandi opere in bilico, dalle strade alle ferrovie.

        L’Anas � letteralmente alla canna del gas: l’anno scorso il governo con la Finanziaria 2006 ha tagliato 1,2 miliardi di euro di stanziamenti (su un totale di 3,1) e a fine luglio la societ� potrebbe non avere pi� liquidit� sufficiente per proseguire la propria attivit�. L’allarme � stato lanciato nelle scorse settimane sia dai vertici della societ� sia dai sindacati. Nei giorni scorsi il ministro alle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, si � fatto scappare un frase preoccupante: �se l’Anas continua cos� non ha neanche i soldi per pagare gli stipendi�, ha dichiarato l’ex pm. Quindi ha precisato che la sua voleva essere solamente �una battuta� salvo poi descrivere come �drammatica� la situazione dell’ex ente nazionale per le strade. Secondo Di Pietro, che ha annunciato una sua relazione agli organi competenti, �nel complesso della finanza creativa di questi ultimi anni, sono stati trovati degli escamotages per far quadrare i conti in linea con Bruxelles, ma da una prima analisi questi conti risultano non corretti�.

        Se l’Anas piange, le Ferrovie certamente non ridono. Anche il gruppo guidato da Elio Catania ha subito un pesante taglio di trasferimenti: circa 10 miliardi di euro di investimenti in meno per il prossimo biennio ed un taglio di 580 milioni ai trasferimenti in conto esercizio. �La situazione gi� precaria – hanno denunciato in questi giorni i sindacati del settore – � stata molto aggravata dai tagli predisposti dall’ultima Finanziaria che ha introdotto riduzioni pesantissime alle risorse�. Misure che vengono definite �devastanti per il futuro dell’azienda� e per le quali si chiede ora al nuovo governo di rimediare per ripristinare gli investimenti sulla rete.

          LAVORO
          Lavoro, riduzione del cuneo fiscale
          e aiuti a chi assume in modo stabile

            Secondo l’agenda dei primi 100 giorni trasmessa dal governo al Parlamento il prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria, che verr� approvato entro giugno, sar� mirato alla ripresa ed al rilancio dell’economia e conterr� tra l’altro le linee guida della diminuzione del cosiddetto cuneo fiscale, l’introduzione di un credito d’imposta per le imprese delle aree svantaggiate che assumono stabilmente nuovi lavoratori o stabilizzano lavoratori precari e interventi di incentivazione e promozione della ricerca. Tutte misure che si inseriscono a pieno nella strategia complessiva messa a punto dal governo che terr� assieme risanamento delle finanze pubbliche e sviluppo.

            Per quanto riguarda in particolare la questione del cuneo fiscale, secondo quanto anticipato dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, la riduzione del peso di tasse e contributi (che oggi tocca il 45% del salario lordo) sar� ripartita equamente tra imprese e lavoratori e premier� in particolare le attivit� che assicurano competitivit� al sistema. Dello sconto beneficer� solamente il lavoro a tempo indeterminato mentre il lavoro temporaneo coster� un po’ di pi�: in particolare � previsto un aumento significativo (a scopo di disincentivo) dei contributi per i contratti a progetto. Il governo pensa poi di reintrodurre il credito di imposta, un incentivo alle imprese che assumono in particolare nel Mezzogiorno.

              In vista novit� anche sul fronte delle pensioni, una delle riforme che negli anni passati aveva raccolto sia il consenso di Bruxelles che di altri organismi internazionali. In questo caso l’idea dell’esecutivo prevede l’abolizione del cosiddetto �scalone� del 2008, per reintrodurre un meccanismo pi� flessibile per l’andata in quiescenza tenendo per� sempre fermo i 57 anni d’et� ed i 35 anni di contributi come dato minimo per decidere se andare in pensione o meno.