“Conti” Dalla Finanziaria 2006 una botta da 2 miliardi

12/06/2006
    domenica 11 giugno 2006

    Pagina 2 – Primo Piano

    I CONTI IN TASCA COME � CAMBIATO IL FISCO NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI

      Dalla Finanziaria 2006 una botta da 2 miliardi

        Le imprese penalizzate dalle nuove imposte

        analisi
        STEFANO LEPRI

          ROMA
          Nell’ultimo quinquennio alle imprese sono state aumentate le tasse. Gli oneri fiscali a cui sono sottoposte sono cresciuti di �quasi mezzo punto del prodotto lordo� ha detto ieri il presidente della Confindustria Luca Montezemolo. Pu� sembrare una sorpresa, ma i dati si accumulavano da tempo. Al ministero dell’Economia non si stupiscono affatto: i calcoli della Confindustria coincidono con i nostri, dicono i collaboratori del viceministro Vincenzo Visco. Per l’appunto in campagna elettorale Visco aveva dichiarato al Sole-24 ore che il centro-destra aveva �aumentato l’imposizione sulle imprese di almeno 7 miliardi�. Sette miliardi di euro equivalgono, infatti, a mezzo punto di prodotto lordo. Nella versione di Visco, le misure a favore delle imprese che il governo Berlusconi prese con la legge finanziaria del 2003, ossia la riduzione dell’aliquota di imposta sulle societ� (ex Irpeg, ora Ires) e il restringimento della base imponibile dell’Irap, erano state accompagnate da numerosi provvedimenti di segno opposto, con un aggravio netto di 3,8 miliardi; ma il colpo pi� forte � venuto dalla legge finanziaria 2006, che ha concesso alle imprese la gradita riduzione di un punto del �cuneo fiscale� per poi aggiungere maggiori imposte con un danno netto di 2,5 miliardi.

            �La riforma del 2003 – spiega Cecilia Guerra, docente di scienza delle finanze a Modena – abbassava s� di un punto l’aliquota di imposta sulle societ�, ma si sostituiva a un sistema, quello della Dit, dove di fatto di aliquote ce n’erano due, e la media era pi� bassa. Nella finanziaria 2006, la modifica della tassazione sugli ammortamenti ed altre misure hanno introdotto aggravi importanti�. Nell’autunno del 2005, infatti, la Confindustria aveva salutato con molto favore la riduzione di un punto percentuale del �cuneo fiscale� (contributi sui salari) contenuto fin dall’inizio nel disegno di legge finanziaria; per poi criticare con asprezza la norma sugli ammortamenti, che vi fu inserita dopo.

              Nei calcoli di Bankitalia, lo sgravio sul cuneo fiscale ha dato alle imprese nel 2006 un vantaggio di 2 miliardi di euro, ma la norma sull’�ammortamento dell’avviamento� gliene ha ritolti 1,7. Altre innovazioni che colpiscono settori come le banche, le assicurazioni, l’energia, portano nettamente al negativo il bilancio per l’intero mondo delle imprese dell’ultima legge finanziaria del governo Berlusconi. Un confronto internazionale tra l’imposizione sulle imprese, condotto nell’aprile scorso dalla societ� di consulenza Kpmg, rileva che in Italia l’aliquota complessiva � rimasta stabile dal 2003 a un livello, il 37,25%, tra i pi� alti del mondo, mentre nella media degli altri Paesi diminuiva.

                Nell’interpretazione politica del centro-sinistra, riproposta ieri da Massimo D’Alema, il centro-destra ha spostato il carico fiscale a favore della rendita, contro la competitivit�. L’analisi della Confindustria � diversa: il grosso dello spostamento, ha detto Montezemolo, � avvenuto dalle famiglie (sulle quali il prelievo si � ridotto di �quasi un punto di Pil�) verso le imprese, �a svantaggio del settore produttivo�. Un momento chiave fu l’autunno del 2004, quando la proposta dell’allora ministro dell’Economia Domenico Siniscalco di abbassare l’Irap (a favore delle imprese) fu respinta dal centro-destra in favore di una riduzione dell’Irpef (a vantaggio delle famiglie), ritenuta politicamente pi� remunerativa in vista delle elezioni amministrative del 2005.

                  Paradossalmente, il centro-destra giustificava la sua scelta con la dottrina di Keynes, in genere pi� cara alla sinistra: l’economia si rilancia agendo sulla domanda. Secondo gli imprenditori, � necessario ora �invertire la rotta�: una tassazione sui consumi pu� finanziare uno sgravio degli oneri sociali che renda pi� competitive le imprese. Di qui l’insistenza perch� il governo agisca sull’Iva, il cui aumento indirettamente agevola l’export, che ne � esente. L’ultima ipotesi che viene suggerita al governo Prodi � di lasciare invariata al 20% l’aliquota base, e di accrescere le due ridotte, quelle del 4% (alimentari di base) e del 10% (altri alimentari, ristoranti, medicinali).