“Conti” C.Sangalli: «No all’aumento dell’Iva»

05/06/2006
    luned� 5 giugno 2006

      Pagina 29 – Economia e Finanza

      RICETTE PER LA CRESCITA �NON SERVE AUMENTARE I NOSTRI CONTRIBUTI. PAGHIAMO MENO MA RICEVIAMO MENO�

        I commercianti al governo
        �No all’aumento dell’Iva�

          Sangalli: liberalizzare i servizi per rilanciare la domanda

            intervista
            Raffaello Masci

              ROMA
              Puntare sulla crescita chiedendo a Bruxelles maggiore flessibilit� sul rientro del debito. Estendere i benefici della restituzione del cuneo fiscale oltre che alle famiglie, anche alle aziende di servizi e del commercio. Liberalizzare i servizi per agire sulle tariffe, vere responsabili dell’inflazione. E poi – ovviamente – non parlare pi� di incremento dell’Iva, come �alcune confederazioni (il riferimento � a Confindustria – ndr) hanno fatto�. E’ la ricetta che Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, propone all’attenzione del governo.

                Dottor Sangalli, secondo il Governatore Draghi per onorare gli impegni con Bruxelles servirebbe una manovra pari al 2% entro il 2007. Che ne pensa?

                  �Il Governatore fa sempre bene ad insistere sul tema del rigore nella finanza pubblica. Quanto alla necessit� di aggiustamento, vedremo i risultati della “due diligence” che sta conducendo il Governo. C’�, per�, un punto della relazione di Draghi che io ho trovato condivisibile : � quel "tornare alla crescita" come priorit� assoluta, rispetto alla quale vanno valutate anche la misure di intervento sui conti dello Stato�.

                    Dunque, correggere i conti o aspettare la crescita?

                      �Aspettare non si deve, � ovvio. Per� va aperto un confronto con la Commissione che consenta di ottenere lo slittamento di un anno per il processo di rientro dall’extra-deficit. Capisco che per l’Italia, con uno stock di debito prossimo al 108% del Pil, questo possa essere pi� difficile. Tuttavia penso che si possa condividere con la Commissione un ragionamento che faccia leva su scelte qualificate per rilanciare la crescita, magari condivise tra Governo e parti sociali�.

                        Scenda nel dettaglio.

                          �Sul versante delle uscite: rimettere sotto controllo e ridurre l’andamento della spesa pubblica corrente, in particolare della spesa intermedia delle pubbliche amministrazioni, ma anche governare la spesa sanitaria. E, poi, un rigoroso Patto di Stabilit� Interna tra Governo, Regioni ed Enti locali. Sul fronte delle entrate, concordo con Visco: occorre un impegno determinato per il contrasto ed il recupero dell’evasione, ma anche dell’elusione fiscale e contributiva�.

                            Intanto sei regioni hanno dovuto ritoccare Irpef e Irap di loro competenza.

                              �Non mi pare la scelta giusta. Cos� come vedrei molto male ogni possibile intervento sull’Iva. So che Visco l’ha escluso, ma quando di queste cose si parla troppo (e ci sono importanti Confederazioni che lo hanno fatto) non si fa che esorcizzare ci� che altrove si prepara. Spero di sbagliarmi�.

                                Il taglio del cuneo fiscale, invece, andrebbe nella direzione giusta?

                                  �S�, certo, ma a patto che non riguardi solo le attivit� produttive ma anche quelle di servizi e commercio�.

                                    E i soldi ai lavoratori e alle famiglie, no?

                                      �Assolutamente s�. Serve un’operazione per rilanciare la domanda, anche con una pi� generale politica del prezzi che riprenda in mano le tariffe e le liberalizzazioni, come quella fatta nel commercio�.

                                        Lo sa che parla come il sindacato?

                                          �Mi fa piacere che ci siamo punti importanti di convergenza�.

                                            Ci saranno anche sulla legge Biagi?

                                              �Vedremo. La nostra linea comunque � che va tutelato il lavoratore, non il posto di lavoro�.

                                                Suona bene ma che vuol dire?

                                                  �Che serve una flessibilit� in entrata, quindi l’incentivo perch� il primo contratto flessibile evolva verso quello a tempo indeterminato, ma poi serve anche una flessibilit� in uscita: se io non posso pi� tenere un lavoratore bisogna attivare dei meccanismi, sostenuti da ammortizzatori e da processi formativi, che consentono a una persona di cambiare lavoro senza passare per le forche caudine della disoccupazione, specie quando � adulto�.

                                                    E’ una prospettiva realistica?

                                                      �In un ottica di concertazione s�. Senn�…�.

                                                        Torniamo a parlare di soldi: voi pagate di contributi previdenziali il 22% di quanto pagano i lavoratori dipendenti. E’ cos� scandaloso che si ipotizzi un incremento di questa voce?

                                                          �Noi paghiamo di meno ma riceviamo enormemente di meno. Sia chiaro. Inoltre il nostro fondo ha un attivo di circa sette miliardi che va a sostenere altre posizioni previdenziali. Perch� mai bisognerebbe infierire su di noi?�.