“Conti” Bonanni: «La crescita c’è»

15/09/2006
    venerd� 15 settembre 2006

    Pagina 8 – Economia

    LE RICHIESTE: �SERVE UN RIEQUILIBRIO DEI VITALIZI PIU’ BASSI�

      Bonanni invita al pieno dialogo
      �La crescita c’�

        Liberalizzazioni �Quanto fatto sinora �unverobuconero della democrazia Guardate Telecom…

          intervista
          ROMA

          Come mai da un momento all’altro voi dei sindacati avete cambiato idea sul ministro Tommaso Padoa-Schioppa?

          �� stato Padoa-Schioppa a cambiare linguaggio� risponde Raffaele
          Bonanni, segretario generale della Cisl.

          Non ha pi� detto che il governo ascolta,ma poi decide per conto proprio?

          �No. Ha usato parole pi� consone a un itinerario di decisioni concertate. Ma gi� nei giorni scorsi avevamo ricevuto segnali di una linea sempre pi� compatibile con le esigenze di un rapporto con le forze sociali�.

          Ma che significa fare un nuovo patto come quello del ‘93? Allora occorreva contenere i salari per fermare l’inflazione, oggi voi lamentate che i salari sono rimasti indietro…

          �Allora avevamo un’inflazione alta, incompatibile con i progressi nell’integrazione economica e politica dell’Europa. Oggi abbiamo
          davanti una sfida diversa, direi pi� impegnativa: generare lo sviluppo economico che manca. A maggior ragione occorre la collaborazione di tutti. La ripresa economica c’�, migliore delle migliori previsioni, e mi diverto ora a rileggere le interviste di quelli che la negavano…�

          Prima dell’estate nessuno aveva previsto una crescita all’1,7-1,8% nel 2006.

          �Noi invece gi� a giugno avevamo detto a questo governo che la ripresa c’era e occorreva sostenerla. Chiedevamo di ridurre subito il cuneo fiscale, e ci hanno risposto che non c’erano i soldi; invece i soldi c’erano, sono venuti dalle maggiori entrate fiscali. Ma � vero che questa ripresa non basta: se l’Unione europea cresce al 2,7%, e noi un punto in meno, vuol dire che i nodi strutturali dell’Italia sono ancora aggrovigliati e bisogna scioglierli�.

          Come? Padoa-Schioppa ha detto che il problema sta dentro le imprese.

          �Bisogna far crescere la produttivit�. A questo noi sindacati siamo
          disponibili. Per� per concordare una politica dei redditi bisogna prima riparare i guasti degli ultimi anni. Il dislivello tra poveri e ricchi � aumentato perch� si sono inceppate le politiche redistributive: il fisco ha lasciato che si gonfiassero i redditi non da lavoro dipendente, non si
          � curato dell’evasione, ha salvaguardato i patrimoni. Il patto repubblicano si fonda sulla progressivit� delle imposte, che � andata fuori taratura con il secondo modulo della riforma Tremonti. Rimettere le cose a posto, e combattere l’evasione, non � una vendetta nei confronti di
          alcuni ceti sociali: occorre che chi non paga le tasse le paghi, perch� chi gi� le paga venga ripagato�.

          Dunque per far partire un nuovo patto sociale occorre che prima il governo…

          �Il buon giorno si vede dal mattino. Se il governo far� certe cose
          con la legge finanziaria, si potr� avviare il negoziato tra le parti sociali su salari e produttivit�.

          Che cosa, soprattutto, vorrebbe vedere nella manovra 2007?

          �Un riequilibrio per le pensioni pi� basse. Nell’ultimo decennio le pensioni hanno perso il 30% di potere d’acquisto�.

          E niente riforma delle pensioni nella legge finanziaria?

          �Cos� ha detto il presidente del consiglio giorni fa. Ed � meglio che il governo non ascolti certi rigoristi che non hanno mai fatto un gol in vita loro. Poi vorrei sottolineare che secondo noi la politica dei redditi deve
          agire su tutte le leve: retribuzioni, tasse e tariffe�.

          Tariffe? Come?

          �Con le liberalizzazioni. Pi� concorrenza e migliori regole di sorveglianza per far scendere le tariffe dei servizi, con beneficio sia delle famiglie sia delle imprese industriali. Guardiamo Telecom, Alitalia, Autostrade: sono
          imprese uscite non da vere liberalizzazioni, ma da privatizzazioni prive di regole. � un vero buco nero della democrazia italiana, questo: precisi gruppi industriali che promettendo liberalizzazioni hanno ottenuto rendite�.

          La Confindustria dice che si pu� discutere se aumenta la flessibilit� del lavoro.

          Come sindacati siamo disposti a discutere di quello che � necessario per aumentare la produttivit�, sia nel settore pubblico che nel settore privato. Ma se le aziende vanno male � soprattutto colpa del management. Guardi la Fiat, che da quando c’� Sergio Marchionne ha ripreso la leadership europea nelle utilitarie �.

          [s.l.]