“Conti” Bini Smaghi: «Risanamento possibile nel 2007»

15/06/2006
    gioved� 15 giugno 2006

    Pagina 2 – Primo Piano

    VISTO DALL’EUROTOWER IL MEMBRO DEL DIRETTIVO DELLA BCE RITIENE COMPATIBILI RIGORE DI BILANCIO, TASSI IN AUMENTO E CRESCITA PRODUTTIVA

      Bini Smaghi
      �Risanamento possibile nel 2007
      senza alcun danno per l’economia�

        intervista
        Stefano Lepri
        inviato a FRANCOFORTE

          Vista da Francoforte, l’Italia � il malato dell’area euro?

            �Non credo ad alcun fattore genetico di declino dell’economia italiana – risponde Lorenzo Bini Smaghi, membro italiano del board Bce -. Bisogna solo trovare la forza, e il consenso, per mettere in atto le misure necessarie. L’Italia si trova in una situazione non troppo diversa dagli altri Paesi, dal punto di vista congiunturale; la ripresa c’�, ci sono gli stessi rischi di inflazione, con problemi pi� accentuati che altrove. I due problemi sono la finanza pubblica e la competitivit�. L’esperienza degli altri Paesi dimostra che si pu� rimediare�.

              Ma per risanare il bilancio non si corre il rischio di soffocare la ripresa?

                �No, e per dimostrarlo basta un calcolo semplice. L’effetto restrittivo sull’economia si misura non rispetto al deficit tendenziale per l’anno in corso (ora previsto tra il 4,1% e il 4,6%) ma rispetto al deficit dello scorso anno, che � stato del 4,1%. L’Unione europea ha chiesto di correggere il disavanzo strutturale per 0,8 punti di prodotto interno lordo. Di questi, 0,3 punti derivano da una sostituzione di “una tantum” del 2005 con misure permanenti. Inoltre, dato che la crescita nel 2006 sar� lievemente inferiore al potenziale, potrebbero essere abbuonati 0,2 punti�.

                  Piuttosto complicato.

                    �Rimane una correzione effettiva di soli 0,3 punti di Pil, che � quella che incide davvero in termini restrittivi. Mi sembra un impatto assai limitato�.

                      In tutto, 0,3 di “una tantum” da sostituire e 0,3 di correzione: 9 miliardi, esatto?

                        �Siamo in linea con i 7-10 miliardi di euro stimati da tempo. Certo la correzione potrebbe essere superiore, nel caso in cui il tendenziale sia pi� alto del 4,1%; ovvero, se l’attuale bilancio risulta addirittura espansivo rispetto al 2005�.

                          In parole povere: la finanziaria 2006 non riduce il deficit, forse lo accresce. Se si teme che il deficit 2006 vada al 4,6%, per arrivare al 3,8% occorrono meno spese o pi� entrate per 15 miliardi, non 9.

                            �In termini politici capisco che non sia facile, perch� occorre modificare norme per una cifra molto elevata. Ma dal punto di vista economico conta la differenza rispetto all’anno precedente, e un intervento dello 0,3% � assolutamente sopportabile per l’economia�.

                              Per poi deciderne un altro con la finanziaria 2007?

                                �Ricondurre il deficit al 3% del Pil nel 2007, ugualmente, non pare fuori portata. Una volta arrivati al 3,8% nel 2006, la correzione netta sar� di un altro 0,8�.

                                  E per la competitivit� che si pu� fare?

                                    �La politica economica pu� intervenire solo fino a un certo punto. Si possono adottare misure specifiche come la riduzione del cuneo fiscale o la riduzione dei costi amministrativi, mirate soprattutto alle aziende esposte alla concorrenza internazionale. Per le aziende non esposte alla concorrenza non servono incentivi, semmai liberalizzazioni e riduzioni dei privilegi. Quanto al resto, sta agli imprenditori rendersi conto in fretta che devono riposizionarsi per sfruttare i vantaggi comparati a livello globale�.

                                      Non sarebbe meglio diluire l’aggiustamento di bilancio, chiedendo all’Europa un anno in pi�?

                                        �Non ci si deve preoccupare soltanto dell’indebitamento netto, per brevit� indicato come deficit. Guardiamo al debito accumulato. Con un debito pubblico al 108% del Pil si pu� ragionevolmente pensare di stimolare la crescita con pi� debito? E chi lo ripagher� poi questo debito? � davvero sorprendente che dopo l’esperienza degli ultimi anni ci sia ancora chi chiede di dilazionare il risanamento e di evitare il rigore�.

                                          La Bce, aumentando i tassi di interesse, non sembra dare una mano…

                                            �Sul costo del debito pubblico italiano, che ha una durata media di 5 anni, incidono pi� i tassi a medio e lungo termine; e le banche centrali tengono sotto controllo i tassi a lungo termine proprio muovendo i tassi a breve per stroncare le aspettative di inflazione�.

                                              Ma molti mutui casa sono agganciati ai tassi a breve. La gente si lamenta perch� diventano pi� pesanti le rate.

                                                �Le famiglie italiane hanno una ricchezza netta positiva. Con un aumento dei tassi, in complesso, anche il flusso dei rendimenti che percepiscono aumenta�.

                                                  Chi ha solo la casa ci perde.

                                                    �I redditi pi� bassi sono i pi� danneggiati dall’inflazione. In ogni modo, mi sembra che ci sia oramai un’ampia convergenza tra i cittadini europei sull’importanza di assicurare la stabilit� dei prezzi. Anche in Italia, quando l’inflazione sale i giornali titolano a caratteri cubitali. Per questo rimango sorpreso quando alcuni esponenti politici sostengono che non ci sono rischi inflazionistici. Non mi sembra che i cittadini siano a favore di un’inflazione pi� alta. Anzi, da tutti i sondaggi emerge una preoccupazione costante, che deve essere recepita. Questo � il compito della Banca centrale�.

                                                      La Bce aumenta i tassi anche per evitare che la casa costi troppo a chi la comprer� domani?

                                                        �Mi esprimerei cos�: se si lascia troppa liquidit� in circolo, l’inflazione sale, e con essa i prezzi delle attivit� finanziarie e immobiliari. Possono crearsi delle "bolle", come quella del mercato immobiliare. Quando, a fine 2005, sono emersi i primi segni di ripresa e si sono manifestate le pressioni inflazionistiche, la Bce non poteva fare altro che riportare i tassi d’interesse su livelli in linea con le condizioni di fondo dell’economia europea. Se non lo avesse fatto in tempo, oggi ci sarebbero una inflazione pi� alta e tassi a lungo termine pi� elevati�.

                                                          La ripresa dell’economia europea potrebbe essere di breve durata. Anche il Fmi vi esorta ad essere cauti.

                                                            La ripresa c’� ed � confermata in tutte le previsioni internazionali. Quelle della Bce non se ne discostano, anzi sono tra le pi� prudenti. Gli aumenti dei tassi di interesse sono stati graduali e non l’hanno certo ostacolata. Siamo partiti da un livello del tasso d’interesse molto basso (2%), senza precedenti, che non poteva continuare. Un ribilanciamento era inevitabile�.

                                                              Continuerete ad alzare i tassi?

                                                                �Il ritmo dipender� dalla forza della ripresa e dalle pressioni inflazionistiche che potranno manifestarsi�.

                                                                  Per� se la ripresa rallenter� i politici potranno dare la colpa a voi. In mancanza di un coordinamento tra le politiche economiche dei governi, la Bce non rischia di fare da capro espiatorio per colpe non sue?

                                                                    �C’� molto da fare per rafforzare il coordinamento delle politiche economiche. Bisogna per� che i ministri si concentrino sulle loro competenze, cio� le politiche di bilancio, strutturali e finanziarie. Siccome il coordinamento in questi settori non � facile, emerge spesso la tentazione di scaricare sulle altre politiche, come quella monetaria o dei cambi, la responsabilit� della bassa crescita. Questo crea confusione e non aumenta la popolarit� di chi fa lo scaricabarile�.

                                                                      Qualche esempio?

                                                                        �Il processo di concentrazione mondiale delle Borse. Da Londra e da New York � arrivato chiaro il messaggio che non si gradirebbe un passaggio di propriet� delle loro Borse a investitori stranieri. Dall’area euro, invece, non sono arrivate che alcune indicazioni sparse, senza un messaggio coeso. Eppure l’integrazione dei mercati finanziari � uno degli obiettivi di Lisbona. Spero che l’Eurogruppo e i Comitati di vigilanza (i cosiddetti comitati Lamfalussy) si esprimano per tutelare gli interessi europei�.