“Conti” Allarme della Corte: «Il deficit non migliora»

29/06/2006
    gioved� 29 giugno 2006

    Pagina 17 - Economia e Finanza

      IL BUCO STADERINI: �NEL 2005 AUMENTATE LE SPESE E NIENTE CALO DELLE TASSE�

        Allarme Corte dei conti
        �Il deficit non migliora
        Riformate le pensioni�

          Confermati l’analisi e i numeri del governo
          �Occorre lavorare anche dopo i 60 anni�

            Stefano Lepri

              ROMA
              La situazione dei conti pubblici � grave e non migliorer� nel 2006, dice il presidente della Corte dei Conti Francesco Staderini. Nel 2005 sono ancora aumentate le spese, non sono calate le tasse. L’organo di controllo della finanza pubblica suggerisce al governo di intervenire di nuovo sulla previdenza per innalzare l’et� media di pensionamento, oggi a circa 60 anni, verso i 62-63. Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, condivide. La relazione di Staderini, di fatto, gli d� ragione contro chi l’ha accusato di allarmismo.

                Sostiene che la manovra-bis � necessaria, la Corte dei Conti, nell’esprimere il suo giudizio sul rendiconto generale dello Stato per il 2005; sostiene inoltre che �ha un suo fondamento� l’indicazione di 40-45 miliardi di euro in interventi di bilancio tra 2006 e 2007, �compresa la copertura del taglio al cuneo fiscale e contributivo� come �colpo di frusta per far ripartire l’economia�. Sono gli stessi numeri di Padoa-Schioppa, a conclusione di un’analisi severa di come la finanza pubblica � stata gestita negli ultimi anni: �espansione anomala� della spesa corrente, tornata ai livelli dei primi anni ‘90, e minor trasparenza dei conti.

                  Nel 2005, sostiene Fulvio Balsamo, presidente della sezione di controllo della Corte, oltre al maggior deficit si � constatato anche un peggioramento di qualit� della spesa: meno investimenti (-4%), rinvio dei pagamenti che causa �ingenti oneri futuri�, e invece �sistematico sforamento di ogni limite prefissato� per le paghe del pubblico impiego (+4% contro un obiettivo programmatico del 2%). Mentre i tagli alle spese di rappresentanza e alle auto blu, molto propagandati, hanno �limitatissima rilevanza finanziaria�.

                    Allargando l’analisi all’ultimo decennio, il vantaggio dell’euro (minori interessi sul debito pubblico) e �l’imponente ricorso a misure temporanee�, che potevano essere usati o per ridurre il deficit o per abbassare le tasse, sono andati invece a finanziare maggiori spese. N� si pu� dare la colpa degli squilibri di bilancio al cattivo andamento dell’economia: negli ultimi anni i �saldi strutturali�, ovvero corretti per l’andamento del ciclo economico, sono risultati �costantemente al di sopra della soglia di Maastricht�.

                      Non sono per� le sanzioni europee il maggior pericolo. Finora c’� stata �molta apertura e tolleranza� verso l’Italia da parte della Commissione di Bruxelles e dell’Ecofin; la finanza pubblica va risanata non per paura delle sanzioni dall’esterno ma per evitare �l’impoverimento qualitativo e quantitativo del sistema Italia� conclude il procuratore generale Claudio De Rose, citando il governatore della Banca d’Italia. Il presidente Staderini auspica che almeno nel 2007 il debito accumulato possa tornare a scendere.

                        Commenta Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico: quella della Corte dei Conti �non � una relazione sorprendente, perch� i problemi segnalati sono quelli su cui stiamo lavorando in questi giorni�. Di suggerimenti ce ne sono molti altri: contro l’evasione fiscale, �recuperare pienamente le potenzialit� offerte dagli studi di settore� per il lavoro autonomo e l’impresa minore; per la sanit�, �possono essere utili i ticket�, dice Staderini, ma alcune Regioni hanno ottenuto buoni risultati con altri strumenti, come l’erogazione dei medicinali da parte degli ospedali che li pagano meno.

                          Ovviamente, � il consiglio sulle pensioni il pi� controverso; e forse complicher� l’incontro di oggi tra governo e sindacati. Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, si rifiuta di commentare. Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ribatte invece che l’et� di uscita dal lavoro deve tornare ad essere flessibile, con trattamenti pi� bassi per chi lascia prima, pi� alti per chi rimane pi� a lungo. Invece il leader della Cisl Raffaele Bonanni invita il governo a non rivedere i coefficienti di trasformazione, come imporrebbe la legge Dini.