“Conti” A.Catricalà: «Serve un grande patto»

05/06/2006
    venerd� 2 giugno 2006

    Pagina 2 – Primo Piano

    IL PRESIDENTE ANTITRUST �AGIRE FINCH� C’� LA LUNA DI MIELE NELLA MAGGIORANZA�

      �Serve un grande patto
      per liberalizzare tutto�

      Catrical� con Draghi: � l’unica via per crescere

        intervista
        PAOLO BARONI


          ROMA
          Un patto, un �grande accordo�, non solo con le categorie ma fra tutte le forze politiche, per una grande stagione di liberalizzazione dei mercati, delle professioni e dei settori della pubblica amministrazione. Il presidente dell’Antitrust Antonio Catrical� raccoglie gli spunti del governatore di Bankitalia Mario Draghi, parla di una relazione �buona, basata molto su principi di libert�, di concorrenza e in generale di competitivit� e rilancia. �Governo e maggioranza devono muoversi subito – spiega il Garante del mercato -.

            Occorre sfruttare questa fase di luna di miele, e presentare subito i testi in Parlamento�. A suo parere, infatti, �i tempi sono maturi: vediamo se ci sar� la possibilit� reale di cambiare, offrendo una leva, uno strumento in pi� al nostro Paese in una situazione di fermo economico che pu� dare frutti immediati�.

              � opinione comune che Draghi, con la sua relazione, abbia compiuto un vero e proprio salto culturale. Anche lei condivide questo giudizio?

                �Certamente. Basta paragonare le precedenti relazioni a questa e si vede immediatamente la differenza. � un bene che Bankitalia parli cos� di liberalizzazioni, ma il governatore non � solo: anche la Confindustria ha sposato la battaglia per la concorrenza e di questo non posso che essere soddisfatto�.

                  Ma lei che pagella d� all’Italia?

                    �Parecchie insufficienze, ma non siamo all’anno zero. Certamente c’� ancora molto da fare: di grandi passi sul terreno della concorrenza non se ne sono fatti perch� anche per questi temi spesso vale la regola “non nel mio giardino”…�.

                      Cosa suggerisce?

                        �Servono azioni di natura legislativa e governativa, ma soprattutto occorre convincere tutti della bont� per il Paese di una scelta concorrenziale. Non possiamo cedere a nessuna tentazione neoprotezionistica: abbiamo la necessit� di liberalizzare tutti i mercati, e serve che anche gli altri siano aperti verso di noi cos� come noi lo siamo nei loro confronti�.

                          Dunque in Europa dovremo fare, quando serve, un po’ pi� la voce grossa…

                            �Dobbiamo essere pi� decisi in Europa quando alle nostre aziende viene preclusa la possibilit� di acquisire aziende estere, ma dobbiamo anche essere pi� presenti in sede Wto per tutelare meglio gli interessi nazionali ed europei, senza ovviamente cedere a tentazioni protezionistiche�.

                              Quali sono i settori pi� chiusi sui quali intervenire?

                                �Innanzitutto l’energia, parlo sia di elettricit� che di gas. Qui la liberalizzazione � stata fatta a met� e mi sembra che ora il governo intenda intervenire con decisione. E in effetti questo � un settore in cui non esiste allo stato una sufficiente concorrenza tanto da poter oggi influenzare l’offerta, la domanda, la qualit� ed il prezzo del servizio. Poi bisogna intervenire sul sistema delle libere professioni, su taxi e farmacie, sul trasporto pubblico locale, sui servizi pubblici locali e le municipalizzate. Poi c’� la questione del commercio, dove ancora oggi esistono delle barriere all’accesso che possono avere una finalit� meramente protezionistica. Un altro capitolo riguarda tutto il settore pubblico del back office, che potrebbe essere tranquillamente esternalizzato scegliendo i partner migliori nei settori dove i privati fanno meglio del pubblico e dove si potrebbe realizzare un grosso risparmio per la spesa pubblica. Penso a contratti di fornitura, affitti, manutenzione immobili, gestione di ferie e stipendi�.

                                  Quando si parla di liberalizzazioni ed esternalizzazioni per� i soggetti interessati si allarmano.

                                    �Certo, e deve essere chiaro che non bisogna licenziare nessuno. Io personalmente posso per� portare l’esperienza di palazzo Chigi, dove sono stato Segretario generale e dove avevo messo a punto un progetto sperimentale che prevedeva la riconversione nei servizi di front-office (attivit� amministrativa, legislastiva, dipartimenti, ecc.) del personale eventualmente in eccedenza�.

                                      Anche intervenire sulle professioni (architetti, geometri, veterinari, giornalisti) non � cosa facile…

                                        �Di certo non pu� pi� valere il principio delle tariffe minime: si tratta solamente di una difesa della categoria che va a danno degli utenti e che credo le categorie, pian piano, accetteranno di modificare perch� non pu� essere un baluardo per l’onorabilit� della professione. Proprio ieri questo punto, abbiamo annunciato un’istruttoria sui veterinari. Poi dovremmo lavorare sugli ingressi nelle professioni proponendo l’abolizione di una serie di passaggi (come esami di abilitazione, esami di Stato, e lunghi tirocini) che spesso servono solo a rallentare. In questo modo daremmo una speranza in pi� ai tanti giovani che faticano a trovare uno sbocco professionale soddisfacente�.

                                          Di banche, in base alla nuova legge sul risparmio, vi occupate solo da pochi mesi invece…

                                            �E come prima cosa abbiamo fatto una segnalazione al nuovo governo per chiedere la modifica delle norme che consentono alle banche di variare unilateralmente, senza preavviso, con una comunicazione tardiva, le condizioni contrattuali. Un privilegio che esiste solo in Italia e che non ha giustificazione�.

                                              Ci si aspettava che l’arrivo in forze di gruppi stranieri potesse scuotere un poco questo settore…

                                                �In realt� il mercato bancario italiano � ingessato: non c’� nessun soggetto interessato a modificare questa situazione che produce enormi profitti con scarsissimi rischi. E anche gli stranieri vengono qui a comprare perch� il nostro � un mercato buono ed anche a loro non conviene cambiare regole che li fanno lucrare. Detto questo, sono favorevole alle aggregazioni in ogni caso, perch� comportano economie di spesa ed efficienza che alla fine si traducono in costi minori e migliori servizi all’utenza. Per� serve una concorrenza vera, un atto forte. Come quello che abbiamo chiesto al governo�.