Contenti del proprio lavoro

23/06/2003



        Lunedí 23 Giugno 2003
            Contenti del proprio lavoro

            Gli italiani e l’occupazione – Sondaggio realizzato dall’Hdc rileva l’orgoglio per l’attività svolta


        Soddisfatti e orgogliosi del loro lavoro, ma anche preoccupati per come si può evolvere, in peggio, l’attuale fase congiunturale, che potrebbe ingenerare una serie di ripercussioni negative sulla condizione economica della propria famiglia. Ma l’aria di crisi che si respira fa sì che si tengano stretti il posto che hanno e che in gran parte non hanno intenzione di cambiare. Quanto alla vita personale e al tempo libero a disposizione, dipendenti e autonomi esprimono un giudizio positivo.
        Ecco come gli italiani si rapportano al lavoro secondo un sondaggio, realizzato da World Research, società che fa capo a Hdc Ricerche. L’importanza dei valori.
        «Quasi il 70% degli italiani si definisce soddisfatto – commenta Andrea Montuschi, ricercatore di World Research e responsabile della ricerca -, un dato positivo ma non eccezionale. I giovani sono i più preoccupati per come vanno le cose nel mondo del lavoro e il 20% non è soddisfatto dell’attuale occupazione». Emergono l’importanza di valori come l’orgoglio, la qualità, il sentirsi appagati e gratificati dal lavoro e, in misura minore, dei princìpi etici da seguire: tutti fattori che impattano sulla soddisfazione dei lavoratori. «Sia per i lavoratori autonomi che per i dipendenti – continua Montuschi – il fattore più sentito è l’orgoglio per la propria attività, che viene percepita interessante, utile, appagante».
        Anche la qualità è una componente importante, conquista l’81,4% dei giudizi positivi, seguita dall’orgoglio inteso in senso aziendale (68,4%) e così la soddisfazione per l’attuale posizione raggiunge il 66,5% del campione. L’etica e la coerenza si possono considerare un po’ meno importanti anche perché le aziende comunicano poco e male questi due valori.
        L’effetto pendolarismo.
        Se il 47,5% del campione ha un’occupazione, di questi quasi un terzo si può considerare un pendolare, visto che ogni giorno deve coprire una distanza tra gli 11 e i 20 chilometri (14,7%) o superiore ai 20 chilometri (16,8%).
        «Chi lavora lontano da casa – sottolinea Montuschi – paradossalmente è più soddisfatto rispetto a chi lavora vicino e, secondo me, chi ha fatto questa scelta è molto più motivato: perché ha fatto uno sforzo in più o ne aveva un disperato bisogno oppure perché ne valeva la pena».
        Voglia di cambiare? No, grazie.
        Se la stragrande maggioranza (80%) si dice non interessato a cambiare attività o lavoro nel prossimo semestre, c’è una frazione del campione (14,3%) che si sente pronto al cambiamento. Sul totale dei giovani tra i 18 e i 34 anni il 22,6% cerca un nuovo posto di lavoro, ma questa aspirazione diminuisce con il crescere dell’età. La territorialità è un fattore dominante tra gli italiani, al contrario di altri europei – specie scandinavi, tedeschi e inglesi – abituati a cambiare città o Paese.
        E la leva economica si dimostra inefficace per stimolare la voglia di avvicinamento a casa: il 70% respinge una riduzione del salario a fronte di una comodità, mentre i favorevoli (19,5%) si annidano tra i giovani e chi ha tra i 45 e i 54 anni.
        Manca la meritocrazia.
        Un punto molto critico nel rapporto tra azienda e dipendente è nell’individuazione-scelta di chi deve essere promosso. La metà degli interpellati ritiene che non si seguano criteri ispirati alla meritocrazia, mentre un quarto si dice convinto dell’opposto. Non emerge una netta differenziazione tra uomini e donne: il picco (67%) viene registrato tra i 45-54enni, i 18-24enni (61,5%) e i 55-64enni (52,6%). Soddisfazioni personali.
        C’è un 70% di italiani che si sente soddisfatto della propria vita personale, mentre un 10% esprime un giudizio negativo. Alla domanda «La condizione economica della famiglia desta preoccupazioni?» il 54% risponde di no e un 20% guarda con timore il futuro. Timori accentuati dalla situazione del mondo del lavoro: in questo caso la metà degli italiani si dice preoccupata, allarmata per le prospettive future.

        ENRICO NETTI