Consumi, vince solo il basso costo

07/06/2004

          sezione: ECONOMIA ITALIANA
          data: 2004-06-05 – pag: 17
          autore: VINCENZO CHIERCHIA
          A maggio acquisti in calo (-0,9%) per il secondo mese consecutivo – Cobolli Gigli (Faid): modello francese inapplicabile
          Consumi, vince solo il basso costo
          Un risultato mai rilevato negli ultimi 14 anni – Nel primo trimestre una raffica di ribassi nei principali settori
          MILANO • Lo scenario resta negativo. Secondo le prime stime AcNielsen il valore delle vendite nella grande distribuzione sarà negativo a maggio per il secondo mese consecutivo. Un risultato mai rilevato negli ultimi 14 anni.

          Il consuntivo parziale delle vendite di prodotti confezionati di largo consumo (grocery) in supermercati (grandi e piccoli) e ipermercati risulta negativo a maggio — secondo le stime preliminari di AcNielsen — per uno 0,9% circa, dopo una flessione del 3,4% (su base mensile) in aprile. La prima parte del mese di maggio è stata negativa ma in misura più contenuta (intorno a -0,4%) con una vera e propria frana nella ultima parte del mese. Secondo le stime preliminari nell’ultima settimana di maggio la flessione delle vendite è stata massiccia, toccando quota -3,5 per cento. Una conferma di quella sindrome della quarta settimana (si veda «Il Sole-24Ore del lunedì» del 24 maggio) che molti distributori lamentano da tempo.

          I primi bilanci del 2004 sono in rosso per il settore commerciale. Una ricognizione di Iha Italia — effettuata sulle quantità vendute dai punti vendita a livello nazionale — ha registrato marcate flessioni nel primo trimestre per sei settori chiave del comparto grocery su 12 categorie considerate. I cali più significativi sono stati rilevati per: prodotti freschi (-5,6%), igiene orale (-4,8%), cura dei capelli (-4,1%), prodotti per animali (-3,7%), mentre per conserve (-1,9%) e olii (-0,5%) le flessioni sono risultate più contenute. Nelle rimanenti categorie spicca solo il + 7,1% delle bevande, mentre gli altri settori sono sì positivi ma di pochissimo, mentre il comparto dei condimenti risulta a crescita zero. Inoltre, sottolinea sempre l’Iha Italia, la spesa globale delle famiglie nel settore dei prodotti di largo consumo accusa una flessione media cumulata dello 0,1% nel primo trimestre 2004, sull’onda della riduzione della propensione all’acquisto per i freschi (-1,1%).

          «Certo, il confronto con i primi cinque mesi 2003 è oggi penalizzante perchè l’anno scorso le vendite andarono bene — commenta Riccardo Francioni, procuratore del gruppo Selex e della centrale acquisti Esd —. Ma è inutile nasconderselo. Si cresce solo con le nuove aperture, a parità di negozi siamo stagnanti. Poi riscontriamo una situazione non omogenea: al Sud i consumi vanno meglio, a Nord-Est e Nord-ovest la gente spende molto meno. La sfida del discount si fa sentire, in quantità stimiamo che abbia una quota del 15 per cento. Gli ipermercati sono molto penalizzati, soprattutto nel settore del largo consumo (grocery) mentre vanno meglio nel nonfood. Indubbiamente un periodo triste — aggiunge — abituati a incrementi forti. Non mi illudo che ci sia una svolta a breve. Non ricordo un periodo così negli ultimi 15 anni. A questo punto sarebbe meglio eliminare il regolamento sulle vendite sottocosto, un vincolo oggi inutile, visto il livello elevato delle promozioni».

          «C’è molta preoccupazione nel settore della distribuzione moderna — sottolinea Giorgio Santambrogio, direttore generale merketing della catena Interdis —. Per contrattaccare stiamo investendo molto sui prodotti a nostro marchio, le promozioni e la fidelizzazione dei clienti, facendo leva su circa 5 milioni di carte fedeltà, Abbiamo messo in campo accordi commerciali mirati con l’industria. Ma è veramente dura in questo momento».

          Le marche commerciali rappresentano un’arma che la grande distribuzione sta giocando in maniera massiccia per recuperare margini. Secondo AcNielsen la quota di mercato delle private label (i prodotti venduti con il marchio dei distributori) è proiettata verso il 13% (nel 2003 era all’11%) grazie ai prezzi bassi rispetto alle marche leader e alle promozioni.