Consumi, tutti contro il premier “Mancano i soldi, basta slogan”

25/09/2002


MERCOLEDÌ, 25 SETTEMBRE 2002
 
Pagina 4 – Economia
 
IL CASO
 
L´invito di Berlusconi a spendere di più raccoglie critiche da opposizione e categorie
 
Consumi, tutti contro il premier "Mancano i soldi, basta slogan"
 
 
 
Vincenzo Visco: "E´ il governo dei miliardari" L´Adusbef: "Un appello vergognoso"
La Confesercenti: per rilanciare le spese servono anticipi sul bonus fiscale
 
LUISA GRION

ROMA – Caro Berlusconi il problema non sta nel consumare di più, ma nell´avere i soldi per farlo. E´ sull´onda di questa semplice analisi che l´opposizione e le associazioni degli utenti bocciano l´invito fatto dal premier agli italiani a «spendere e non risparmiare»: messaggio definito «vergognoso», «da irresponsabili», «ridanciano».
Sul fatto che un po´ di respiro alla domanda interna farebbe un gran bene all´economia sono tutti d´accordo, certo. «Ma se la gente non ha soldi non può spendere indebitandosi» ha detto l´ex ministro Vincenzo Visco, riferendosi al collegato alla Finanziaria che dovrebbe spingere i consumi facilitando l´uso delle carte di credito e l´acquisto a rate. «Il governo dei miliardari non funziona – ha commentato – sanno gestire beni gli affari propri, non quelli degli altri». Stessa linea per il ds Bersani («le tasche dei cittadini sono già vuote e negare l´evidenza è un pessimo modo per affrontare la realtà»), e per il leader Uil Angeletti che fa notare come «consumare non sia un atto di buona volontà: occorrono soldi». Che l´aumento dei consumi non sia un pedale facile da spingere lo dimostrano, d´altra parte, i dati. Negli ultimi mesi c´è stata una contrazione della spesa: lo segnalano sia i commercianti che le associazioni dei consumatori, pur differendo sulle cause. Secondo gli uni la colpa è della sfiducia nel futuro, secondo gli altri del caro-prezzi. Marco Venturi presidente della Confesercenti fornisce dati freschi: «Nel primo semestre di quest´anno, rispetto allo stesso periodo dell´anno scorso l´acquisto di beni durevoli è diminuito del 3,1 per cento, quello di beni non durevoli dell´1, l´abbigliamento dell´1,5, i prodotti elettronici dell´1,3, le calzature dello 0,9 e i mobili dello 0,7». Che fare? «Dare tanta fiducia e un po´ di soldi» suggerisce «intervenire non con un collegato, ma con anticipi sul bonus fiscale da 50 euro al mese». Gli aiuti devono essere consistenti, fanno però notare i consumatori: la propensione al risparmio negli anni scorsi è già calata. Dal 1996 al 2001 si è passati dal 20,8 per cento al 12,4 e di conseguenza la parte di reddito spesa è passata dal 79,2 al 87,6 per cento. Segno che le famiglie non mettono via quasi nulla: chiedere d´indebitarsi con allegria – commentano le associazioni – è un messaggio da «irresponsabili». «Berlusconi se la cava con uno spot, ma sa che non si consuma perché è stato eroso il potere di acquisto – dice Paolo Landi, presidente Adiconsum – favorire l´indebitamento delle famiglie è una scelta sbagliata, bisogna spingere sui rinnovi contrattuali e agevolare gli acquisti con alcune rottamazioni». Tranchant anche Lannutti dell´Adusbef: «L´appello è vergognoso, Berlusconi fa il governo delle tre carte: dovremmo indebitarci e stare sereni quando per tante famiglie i soldi finiscono al 20 del mese». Un aiuto taglia bolletta potrebbe comunque arrivare dall´Autorità per l´energia che sta spalmando l´aumento dei combustibili su tempi più lunghi per ridurne l´impatto. «Ma con le cose tecniche non si fanno miracoli» ha avvertito il presidente Ranci.