«Consumi sempre deboli»

25/07/2002

25 luglio 2002



Secondo Confcommercio la spesa delle famiglie cresce dello 0,9%
«Consumi sempre deboli»
Gli italiani puntano sul risparmio – Timida ripresa solo nel 2003
MILANO – Confcommercio rilancia l’allarme sull’economia italiana, sulla crescita lenta e sulla stagnazione dei consumi. Inoltre, le famiglie sono più propense a risparmiare che a consumare – sottolinea il rapporto Confcommercio sull’economia italiana – e per la prima volta dopo 10 anni si è invertita una tendenza di fondo: la quota di reddito risparmiato è passata dall’11,8% del 2000 al 12,4% del 2001. Il 2002 – rileva il Rapporto – sarà ancora all’insegna della stagnazione, la crescita del Pil dovrebbe attestarsi sull’1,1% e sullo 0,9% quella dei consumi delle famiglie. Ma per il 2003 Confcommercio prevede segnali di ripresa. Si prospetta un aumento delle esportazioni pari al 5,8%, la crescita degli investimenti dovrebbe attestarsi sul 4,7% e l’inflazione non dovrebbe superare l’1,7 per cento. Positive inoltre le attese sull’occupazione che, secondo Confcommercio, dovrebbe continuare a migliorare anche se con incrementi più contenuti rispetto al passato, con 152mila unità di lavoro in più. «Per sostenere i segnali di ripresa occorre una politica di alleggerimento della pressione fiscale più coraggiosa – ipotizza una simulazione del Centro studi -. Con la riduzione a partire dal 2003 di un punto percentuale anziché di mezzo punto, con un impatto moderato sul conto economico delle strutture pubbliche, si avrebbe un Pil al 2,8% anziché al 2,3% e un aumento della spesa delle famiglie del 2,7% anziché dell’1,8 per cento. Le famiglie restano comunque in preda all’incertezza e le turbolenze sui mercati non fanno che accentuare questa condizione, mettendo a rischio anche le previsioni. «Le famiglie – rileva il Rapporto Confcommercio – hanno infatti preferito detenere una maggiore quota di risparmio sotto forma di biglietti, monete e depositi a vista, come testimonia il consistente flusso del 2001 pari ad oltre 19 miliardi di euro, perché deluse dagli andamenti di altre forme, come il risparmio gestito o quello obbligazionario». Le attese per il futuro non sono comunque rosee. «La presenza di un contesto produttivo interno ed estero, in particolare delle economie dell’area dell’euro, in sostanziale stagnazione – si legge nel Rapporto – non permette di ipotizzare nel breve periodo una accelerazione delle dinamiche produttive italiane. Il permanere di una dinamica contenuta della spesa delle famiglie (+0,9%) e della domanda proveniente dall’estero (+0,4%), dovrebbe determinare un grado di utilizzo degli impianti ancora inferiore alle potenzialità scoraggiando l’accumulazione di capitale». Secondo Confcommercio gli investimenti dovrebbero crescere nel 2002 solo dello 0,7% rispetto al 2001, uno dei valori più bassi dell’ultimo decennio. Preoccupate le valutazioni sulle strategie a medio termine per uscire dalle secche della stagnazione. «Le dinamiche che si stanno riscontrando – rileva Confcommercio – e le prospettive di sviluppo del prossimo semestre rischiano di condizionare, in assenza di incisivi interventi volti a rilanciare la domanda interna, le possibilità di crescita del 2003. Dal lato dei consumi la contenuta riduzione della pressione fiscale prevista nel Dpef non appare in grado di contrastare la tendenza al permanere di comportamenti molto prudenti da parte delle famiglie. Anche nel 2003 la spesa delle famiglie dovrebbe pertanto crescere a ritmi più contenuti rispetto al Pil (1,8% contro il 2,3%)». Più positiva la dinamica relativa agli investimenti per i quali si prevede una crescita del 4,7% in termini reali.
Vincenzo Chierchia