Consumi, marcia a passo ridotto

25/02/2004



        Mercoledí 25 Febbraio 2004

        Congiuntura




        Consumi, marcia a passo ridotto

        Nel 2003 l’Istat ha registrato un aumento del 2% degli acquisti: non c’è stato un effetto Natale


        ROMA – Il bilancio 2003 delle vendite al dettaglio si è chiuso con un risultato non del tutto soddisfacente, nonostante l’attesa spinta delle festività natalizie. A dicembre l’Istat ha rilevato una crescita dell’1,8% e il 2003 ha dovuto accontentarsi di un aumento che complessivamente non ha superato il 2% rispetto al 2002, in pratica la variazione più bassa degli ultimi tre anni. Sensibile il distacco tra vendite e inflazione (2,7%), tanto che in termini reali la flessione risulta superiore al mezzo punto percentuale. Un campanello d’allarme che squilla anche per il 2004, considerato che per la nostra economia, in una fase di rallentamento generale e con l’euro che non facilita la riscossa del made in Italy, la debolezza dei consumi potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo sulla strada della ripresa. Le associazioni dei commercianti chiedono nuovamente aiuto al Governo, mentre consumatori e sindacati denunciano lo stato di «difficoltà» delle famiglie. E veniamo ai dati resi noti ieri dall’Istat. Il valore a prezzi correnti delle vendite del commercio fisso al dettaglio è aumentato del 2% nel 2003 rispetto al 2002, quando si era verificata una crescita del 2,5 per cento. Un andamento decisamente più sostenuto per il comparto alimentare (+4,6%) a fronte della calma piatta (+0,2%) dei prodotti non food. L’incremento delle vendite è risultato un po’ più sostenuto nell’Italia settentrionale (+2,4%) e in quella centrale (+1,6%). Più depressa la dinamica delle vendite osservata al Sud (+1,4%). Sempre nel corso del 2003, il comparto caratterizzato dall’aumento più elevato è stato quello degli alimentari (+4,6%). Nei settori non food – dove le vendite complessivamente sono salite dello 0,2% – si sono registrati incrementi che toccano un massimo del 2% per articoli sportivi e giocattoli (+0,8%), seguiti con aumenti ancor più modesti da informatica, telefonia, fotocine ed elettronica in genere (+0,6%). L’andamento delle vendite si è rivelato particolarmente sfavorevole per gli esercizi più piccoli. Le imprese operanti su piccole superfici, molto spesso a conduzione familiare, si sono dovute accontentare di una crescita limitata allo 0,2%, mentre se la sono cavata molto meglio le imprese della grande distribuzione, che hanno fatto registrare complessivamente un aumento del 4,7 per cento. Boom per l’hard discount (+5,4%). Le famiglie stanno poi modificando le scelte sui beni durevoli. Come segnala l’Isae la quota di famiglie che dichiara di possedere o utilizzare personal computer è salita in febbraio al 51% dal 50% dell’ultima indagine (2003), mentre ancora più sensibile è la crescita della diffusione di Internet, che passa dal 37 al 41 per cento. Il grado di penetrazione della telefonia cellulare resta elevato (il 78% del campione dichiara di possedere un telefonino), ma flette la tendenza alla crescita che era stata registrata a partire dal 2000 (lo scorso anno la quota era stata infatti pari all’82%). Qualche variazione c’è anche per quanto riguarda i beni durevoli più tradizionali, con il calo di stereo videoregistratore e lavastoviglie. Quanto all’automobile, risulta sostanzialmente stabile la quota di chi dichiara di possederne almeno una, ma diminuisce quella di coloro che ne hanno più di una (dal 43 al 42%).

        R.R.