“Consumi” L´Italia che vive pagando dopo

29/03/2006
    mercoled� 29 marzo 2006

    Pagina 19 – Economia

    I Consumi

      L�Italia che vive pagando dopo

        Giovani e ceti medi con le rate scelgono la spesa "intelligente"
        i consumi

          Continua la crescita del credito al consumo spinta da una svolta nella cultura finanziaria degli italiani
          Siamo pi� vicini alle tendenze consolidate da anni negli Usa e nei maggiori paesi europei

            MARCO PATUCCHI

              ROMA – Vivere pagando dopo. Rateizzare le spese per quelli che sono stati definiti "consumi di cittadinanza": l�istruzione, i viaggi, la qualit� della vita, la salute. E non tanto per fronteggiare l�erosione del potere d�acquisto, che comunque ha il suo peso, ma per una gestione moderna del bilancio familiare. Cos�, sempre pi� persone decidono di "pagare dopo" non solo casa e automobile, ma anche la vacanza o i tappeti persiani, l�abbonamento annuale alla palestra piuttosto che il quadro acquistato nella galleria d�arte. Famiglie con reddito medio-alto, giovani e single che spingono l�Italia verso le tendenze consolidate da anni negli Stati Uniti o nei maggiori Paesi europei.

              �Posticipare il pagamento – sottolinea Astra Ricerche, che ha sfornato di recente uno studio sugli italiani e il credito al consumo – non viene pi� percepito come l�ammissione di una condizione economica precaria o poco agiata e, anzi, permette alle famiglie di non rinunciare ai consumi, dilazionando e pianificando in modo consapevole le spese nel medio termine�. Si spiegano in parte cos�, dunque, il raddoppio – certificato da Bankitalia nell�ultimo decennio – della propensione all�indebitamento delle famiglie italiane, e le consistenze del credito al consumo in Italia – dati Abi-Assofin – passate da 57,9 a 68,7 miliardi di euro (+18%), tra settembre 2004 e settembre 2005.

              E� un salto di qualit� non da poco per la cultura italiana, tradizionalmente abituata a considerare il debito come una macchia indelebile su famiglie e persone. E sono sempre i dati a evidenziare come "pagare dopo" non sia solo una scelta dettata dalla congiuntura economica: �La domanda di credito al consumo – spiega Maurizio Liuti del Crif, gruppo specializzato nello sviluppo e nella gestione dei sistemi di informazioni bancarie – � in tendenziale crescita per le famiglie nelle fasce di reddito medio-alte, mentre risulta in decremento per i nuclei che appartengono alla fascia di reddito pi� bassa. Questo � il segnale dell�evoluzione verso un utilizzo pi� moderno e consapevole del credito che sta diventando strumento di pianificazione del budget familiare e di gestione del risparmio�.

              Tanti fattori plasmano il nuovo feeling degli italiani con il pagamento dilazionato: oltre, naturalmente, ad un costo del denaro mai cos� basso, sociologi e analisti segnalano la maggiore mobilit� del lavoro o la semplificazione dei nuclei familiari che riversano nel mercato un fabbisogno di finanziamento precedentemente soddisfatto all�interno dei rapporti parentali. C�� poi la "trasformazione qualitativa" dei risparmi: le riforme previdenziali, ad esempio, favoriscono un aumento della quota di ricchezza finanziaria immobilizzata a medio e lungo termine, spingendo cos� il ricorso al credito da parte delle famiglie per gestire temporanei squilibri tra entrate e uscite. Un altro impulso alla pianificazione emerge, inoltre, dalla prospettiva di un taglio dell�intervento dello Stato a sostegno della spesa delle famiglie, in particolare nell�istruzione o nella sanit�. Scenario, questo, pi� o meno consistente a seconda dell�esito delle prossime elezioni politiche. Infine, il ruolo dell�offerta: dalla graduale espansione della grande distribuzione commerciale che si coniuga sempre pi� spesso con la possibilit� di pagare a rate, alle politiche di prodotto aggressive di banche e finanziarie che hanno contribuito ad abbassare le resistenze psicologiche delle famiglie.

              Insomma, "spendere pagando dopo" si sta trasformando in uno stile di vita che riduce il gap della cultura finanziaria del nostro Paese con i mercati pi� maturi del resto d�Europa. Nazioni comunque ancora posizionate a debita distanza: se da noi la proporzione tra credito al consumo e Pil � del 4,5%, in Spagna viaggia al 7,5%, in Francia all�8%, in Germania all�11% e nel Regno Unito al 16%. I margini di recupero per� sono ancora ampi se � vero, come sottolinea sempre il Crif, che anche i pensionati (attraverso la cessione del quinto), gli immigrati e i lavoratori atipici iniziano ad accedere pi� agevolmente al credito al consumo. Ma questa � un�altra storia.