Consumi: La sindrome della quarta settimana

25/05/2004

        del lunedì

        sezione: ECONOMIA
        data: 2004-05-24 – pag: 8
        autore: VINCENZO CHIERCHIA

        CONSUMI • A fine mese molte aziende e le catene della grande distribuzione accusano una flessione significativa delle vendite

        La sindrome della quarta settimana

        Secondo AcNielsen in questo periodo la crescita è un punto percentuale sotto la media
        La crisi dei consumi ha investito anche la grande distribuzione. «Abbiamo di fronte la sindrome della quarta settimana» commenta Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, la centrale acquisti del principale gruppo distributivo italiano. «Le famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese — aggiunge — e queata situazione si riflette nella dinamica della spesa. Lo scenario è globalmente fiacco, ma nella seconda parte del mese c’è un evidente appesantimento». Secondo AcNielsen l’effetto "quarta settimana" ha ridotto di almeno un punto la dinamica pur fiacca dei consumi. «Il fenomeno più rilevante del primo quadrimestre del 2004 è lo sviluppo dei prodotti a marchio del distributore — rileva Sabino Gravina, vicepresidente Iri-Infoscan — con +11% a valore. La crescita è spiegata da un’ampliamento degli assortimenti a livello: di nuove categorie, segmenti innovativi, prodotti biologici, prodotti tipici (regionali, Igp, Dop), linee "prezzi bassi". L’ampliamento degli assortimenti è inoltre accompagnato da un contenimento dei prezzi dei prodotti di base».

        Difficile interpretare la direzione del mercato in questo momento, ma sulla "sindrome" c’è una convergenza di valutazioni. «Sicuramente tra 2003 e 2004 ci sono stati diversi cambiamenti nei comportamenti dei consumatori — sottolinea Camillo De Berardinis, amministratore delegato del gruppo Conad, oggi alleato strategico del colosso francese Leclerc —. Le nostre vendite marciano, abbiamo un incremento complessivo intorno al 7% su base annua. Eppure abbiamo rilevato in maniera evidente un crescendo dell’utilizzo delle nostre carte di pagamento a partire dal 20 di ogni mese all’incirca. E si tratta di aumenti notevoli, superiori perfino al 20% rispetto alla norma. Indubbiamente il potere d’acquisto dei consumatori si è logorato, e il ricorso alle carte è sintomatico. Non sono pessimista, però. Lo scenario è a tinte fosche, ma a inizio anno la situazione era peggiore. Ora, invece, tira un po’ aria di miglioramento».

        I retailer devono anche confrontarsi con il fatto che c’è un dilagante ricorso alle promozioni di prezzo, che però fanno oggi fatica a stimolare gli acquisti. «La situazione economica in Italia nei primi mesi di quest’anno rimane difficile — spiegano al quartier generale del gruppo RinascenteAuchan —. I consumi delle famiglie non mostrano alcun segno di risveglio e il clima di fiducia continua a rimanere ai minimi storici. I saldi di gennaio non sono riusciti a far recuperare le deboli vendite del periodo natalizio e i mesi successivi hanno confermato la staticità della domanda. Le prospettive del 2004 non sono quindi incoraggianti».

        «In questo scenario di debolezza dei consumi i segnali rilevati nei supermercati Sma e negli ipermercati Auchan del Gruppo Rinascente mostrano una certa pausa nelle vendite durante le settimane centrali del mese — aggiungono —. Questo fenomeno è più marcato negli ipermercati rispetto ai supermercati per la presenza in assortimento delle merceologie non alimentari (elettrodomestici, Tv, HiFi, telefonia, ecc) che richiedono una maggiore disponibilità economica. I consumatori sono sempre più attenti alle promozioni, ma il proliferare di queste iniziative in tutti i punti vendita non li induce più a stoccare prodotti in casa effettuando grandi acquisti. Le promozioni esauriscono la loro forza nei primi giorni di presenza nei negozi e, complessivamente, ciascuna promozione risulta meno efficace rispetto al passato, soprattutto per quelle centrate sui prodotti alimentari. Per questo Sma e Auchan hanno effettuato, investendo ingenti risorse finanziarie, politiche commerciali volte anche a ribassare i prezzi normali dei prodotti e a introdurre le linee di "primi prezzi", garantendo al cliente un acquisto di grande convenienza in ogni momento».

        «I consumatori hanno bisogno di qualche segnale importante per rimettere in moto il meccanismo dei consumi come volano per l’intera economia» afferma Giovanni Cobolli Gigli, Presidente di Faid.

        La sindrome "quarta settimana" dilaga anche tra i pubblici esercizi. «Le famiglie sono oberate dalle spese — sottolinea Angelo Cortesi, presidente Italgrob — devono far fronte a tanti e nuovi impegni che hanno ridefinito drasticamente le priorità del portafoglio. Le spese per la telefonia mobile, ad esempio, oggi incidono pesantemente nel bilancio familiare». «Lo scenario dei consumi resta complesso» commenta Pietro Biscaldi, produttore della Ty Nant e importatore di birra Corona extra. «Ci sono troppe turbolenze sul mercato — rileva Ugo Fiorenzo, responsabile marketing della Birra Peroni — nei locali i prezzi sono cresciuti molto, oggi una birra costa quasi quanto una pizza».