Consumi: La crisi della quarta settimana

14/06/2004


      DOMENICA 13 GIUGNO 2004
       
      Pagina 15 – Economia
       
      I CONSUMI
      La crisi della quarta settimana
      spesa in calo del 9% a fine mese

      Acquisti alimentari regolarmente tagliati secondo il 71 per cento dei negozianti
      Per quasi la metà degli intervistati è una tendenza recente legata a difficoltà finanziarie
      Un commerciante su 10 denuncia riduzioni anche di generi di prima necessità

      ANDREA MONTANARI

      MILANO – Cresce il numero delle famiglie italiane, anche del ceto medio, che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e che per questo motivo quando arrivano all´ultima settimana sono costrette a rinunciare all´acquisto anche di beni di prima necessità come il pane e il latte. Lo conferma una ricerca della Camera di commercio di Milano, che ha interpellato i negozianti di alimentari del capoluogo lombardo. Secondo il 71 per cento degli intervistati, nell´ultima settimana del mese, gli acquisti di alimentari si riducono di quasi il nove per cento rispetto a quella precedente. Se per circa un terzo dei negozianti questo fenomeno non è una novità, per quasi la metà di coloro che hanno risposto alla ricerca (il 48,3 per cento) il calo, invece, è un fenomeno recente, da collegare «alle difficoltà economiche dei consumatori».
      I primi prodotti alimentari ai quali le famiglie rinunciano sono quelli di seconda necessità a lunga conservazione come tonno, piselli in scatola, patatine pronte, bibite e lo scatolame in genere. Ma c´è un undici per cento di negozianti secondo cui a fine mese la gente rinuncia anche ai generi di prima necessità freschi come pane e latte, zucchero, olio e verdura. Dati che fanno riflettere se si tiene conto che riguardano una città ricca come Milano. E che sul consumo del latte sono in linea anche con la tendenza riscontrata a livello nazionale dai dati Ismea-Nielsen fatta per la Coldiretti. Un fatto che non si spiega solo con il calo delle nascite e le mutate abitudini alimentari degli italiani se persino il presidente della Granarolo ammette che da un po´ di tempo le vendite di latte del suo gruppo calano nell´ultima settimana di ogni mese. «La crisi dei consumi è preoccupante – spiega Luciano Sita – perché deriva non solo da una situazione economica difficile del Paese, ma da uno stato di sfiducia, timore e incertezza dei consumatori. Per rilanciare i consumi non basta diminuire le tasse, ma più liberalizzazioni e politiche tariffarie più adeguate».
      Questi dati preoccupato anche Sergio Brighenti di Federconsumatori: «Si tratta di una vera e propria sindrome della quarta settimana. Anche la grande distribuzione ammette che a fine mese gli acquisti calano in media dell´8 per cento». D´accordo anche la Confesercenti. «È un campanello di allarme – sostiene il presidente provinciale Gianbruno Barbieri – «A noi risulta che la contrazione degli acquisti inizi addirittura a metà mese. Le vendite si bloccano fino al giorno in cui arrivano le buste paga».
      Secondo il vice presidente dell´Unione del commercio di Milano Renato Borghi questo fenomeno non va drammatizzato. «È indubbio che il reddito disponibile delle famiglie stenti a crescere, ma credo che la fase peggiore sia passata. Non è un momento brillante, ma non giova a nessuno questa enfasi troppo pessimistica».