Consumi in crisi nera

03/09/2004


          venerdì 3 settembre 2004

          L’allarme di Coop Italia

          Consumi in crisi nera
          Non serve più nemmeno dimezzare i prezzi

          Troppo alte le spese fisse delle famiglie: neanche i ribassi stimolano
          gli acquisti

          Luigina Venturelli

          MILANO Prezzi e consumi ormai non vanno più di pari passo: «Una volta bastava dimezzare il prezzo di un prodotto per venderne una quantità doppia, oggi il consumatore si dimostra inelastico anche rispetto al taglio dei prezzi». È l’allarme lanciato da Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, a commento del rapporto annuale svolto dal gruppo sulle propensioni di spesa delle famiglie italiane: il clima di fiducia è in calo costante da ormai tre anni, gli acquisti di beni non durevoli mostrano tutti andamenti negativi, le spese obbligate di affitti e tariffe hanno un’inflazione di un terzo superiore a quella totale. In queste condizioni, nemmeno sconti e ribassi possono aiutare la ripresa dei consumi.

          Prova ne sono i dati sconfortanti relativi all’ortofrutta: nonostante le forti diminuzioni di prezzo del 10-20% dovute alle favorevoli condizioni atmosferiche, gli acquisti di prodotti freschi sono diminuiti del 3% nel primo semestre di quest’anno. Un dato in linea con gli alimentari in genere, che chiudono con una flessione dello 0,6%. Solo grazie alla crescita dell’8,5% della telefonia mobile, i consumi generali per il 2004 sono attesi salire dell’1,6%.


          «Il problema delle famiglie italiane – aggiunge Aldo Soldi, presidente Associazione nazionale Cooperative di consumatori – è il reddito di cui dispongono, diminuito a causa degli aumenti dei costi dei servizi e delle tariffe. Per questo, per risolvere il problema degli scarsi consumi, non serve diminuire le tasse se in cambio i cittadini debbono pagare di tasca propria servizi che prima venivano forniti dallo Stato».
          Un problema che, secondo Tassinari, non può essere risolto facendo leva solo sulla grande distribuzione, che già avrebbe dato prova di correttezza nei confronti dei consumatori, calmierando i prezzi: «A fronte di un tasso d’inflazione superiore al 2% sui generi alimentari nei magazzini Coop siamo riusciti a contenere gli aumenti al di sotto dell’1%. Da gennaio a luglio 2004 abbiamo tenuto sostanzialmente fermi i prezzi (+0,2%), grazie anche al blocco dei prezzi di prodotti a marchio Coop e alla riduzione di quelli di frutta e verdura (-24% con punte di -55% per le pesche gialle e di -48% per i pomodori)».


          Servono, invece, interventi strutturali e politiche permanenti «volte da una parte a promuovere un andamento dei prezzi che non sia superiore a quello dei grandi paesi europei, dall’altra a far riprendere l’economia e i consumi». Per questo Coop, in attesa della convocazione promessa dal ministro Marzano, chiede di sospendere la legge che limita le vendite sottocosto, che di fatto blocca il ricorso ad uno strumento che la grande distribuzione può utilizzare a vantaggio dei consumatori, e di modernizzare l’intera filiera della distribuzione, che risente di mancanza di razionalità, efficienza e trasparenza.


          Anche per questo Tassinari, a proposito del possibile passaggio di mano della catena rivale Esselunga dalla famiglia Caprotti agli americani di Wal-Mart, ha commentato: «L’Italia purtroppo è una facile preda per i gruppi stranieri ed è un danno per l’economia nazionale».