Consumi, il 25% dovrà tagliare

27/06/2005
    domenica 26 giugno 2005

      Pagina 12 – Interni

      il sondaggio

        Consumi, il 25% dovrà tagliare
        E la fiducia nell´economia è precipitata al minimo

          Gli anziani sopportano le difficoltà più gravi: nella categoria dei "consumati" sei su dieci hanno oltre sessantacinque anni

            Soltanto tra i giovani si registra un aumento degli acquisti: il 45% di chi ha fino a 25 anni pensa di mantenere questo comportamento

              Negli ultimi due anni il 45% degli italiani hanno ridotto le spese

                Ricerca Demos per Coop: boom dei prodotti in offerta speciale

                  LUIGI CECCARINI

                  E´ una Italia consumata, logorata nello spirito e preoccupata dal persistere di una situazione difficile sul piano economico, che si riflette sui consumi delle famiglie e sulla capacità di risparmio. Ma si riflette anche sulle valutazioni che gli italiani danno delle proprie condizioni di vita e sulle prospettive per il futuro dei figli. Questo, in sintesi, emerge dalla settima indagine dell´Osservatorio sul Capitale sociale degli Italiani – curato da Demos per Coop – che si è concentrata sul tema dei consumi come aspetto rilevante della socialità.

                  Gli italiani che sostengono di aver consumato meno negli ultimi due anni sono quasi la metà (45%) e coloro che pensano di ridurre anche nei prossimi sei mesi i consumi sono uno su quattro (26%). Questo si accompagna a cambiamenti sensibili avvenuti nello stile di consumo.

                  Sempre rispetto a due anni fa, infatti, componenti ampie della popolazione dicono di aver acquistato "di più" prodotti in offerta speciale (59%) o beni non di marca (30%). Oppure, la ricerca del risparmio avviene all´interno degli hard discount (29%). Agli occhi dei cittadini le prospettive non sono confortanti. L´indice "Econ", che l´Osservatorio Demos-Coop calcola dal 2003, mette in evidenza un ulteriore calo di fiducia nel futuro dell´economia. Gli ottimisti erano a quota 21% nel luglio 2003, poi il dato si è stabilizzato intorno al 12% per scendere al 9% di oggi: è il valore più basso da due anni a questa parte.

                  La metà degli italiani è preoccupata per il futuro dell´economia nazionale. Meno per quella personale o famigliare, dove in sei-sette casi su dieci la prospettiva è giudicata stazionaria. Stabile, ma in uno scenario difficile, che significa non scorgere, almeno per ora, un miglioramento all´orizzonte. Neanche il ritorno alla lira convince gli italiani: sono contrari tre su quattro. Contro l´euro sono i cittadini che più vedono il futuro incerto.

                  Le strategie individuali e quotidiane per far fronte a questa situazione sono diverse. C´è chi si appoggia alla rete famigliare, se può, chi al micro-credito bancario, chi smette di risparmiare, chi cambia stile di consumo. Abbiamo costruito, sintetizzando, tre grandi categorie di italiani rispetto ai consumi: i consumisti: coloro che hanno incrementato o pensano di aumentare i consumi: sono il 21%. Rispetto alla media sono più presenti tra gli uomini, hanno un titolo di studio medio, vivono nei piccoli centri, sono studenti. Si tratta soprattutto di giovanissimi: sono consumisti la metà (51%) di chi ha tra 15 e 17 anni, il 45% se li consideriamo fino ai 25 anni; gli equilibristi (30%) sono riusciti a non modificare il comportamento di consumo. Infine, il gruppo più ampio (49%) è quello dei consumati, cioè chi ha ridotto, o prevede di ridurre, il livello delle spese. Considerando chi ha superato i 65 anni, in sei casi su dieci si colloca nella categoria dei "consumati".

                  Il modo di rapportarsi ai consumi investe anche la prospettiva con cui si guarda alle altre "cose" importanti della vita. Così scopriamo che i "consumati" sono meno soddisfatti della loro esistenza, nutrono forti preoccupazioni rispetto alla sicurezza economica per il futuro: vorrebbero risparmiare, per avere certezze, ma non ci riescono.
                  Nonostante l´attenzione alle offerte, agli sconti (67%) e gli acquisti all´hard discount (36%). Questo senso di frustrazione si riverbera sulla preoccupazione per il futuro dei giovani, e soprattutto dei figli.