Consumi «freddi»: +1,2% nel 2003

21/05/2003




              Mercoledí 21 Maggio 2003


              Consumi «freddi»: +1,2% nel 2003

              Analisi Rinascente: cala la quota degli alimentari


              MILANO – Consumi delle famiglie avanti ma molto piano nel 2003. La stima effettuata dall’ufficio studi del gruppo distributivo Auchan-Rinascente e presentata ieri a Milano nel corso del convegno Indicod sull’evoluzione in Italia dei sistemi commerciali non-food, indica che l’incremento reale atteso 2003 si attesta sull’1,2% in termini reali, grosso modo sui livelli della dinamica del prodotto interno lordo.
              La crescita 2003 segue però un biennio 2001-2002 in netta decelerazione dopo quattro anni (1997-2000) di crescita apprezzabile, intorno al 3% in media, e soprattutto più elevata rispetto alla dinamica del Pil. «Intanto stiamo pagando gli effetti delle manovre pesanti degli anni 90 – spiega Giovanni Cobolli Gigli, amministratore delegato del gruppo Auchan-Rinascente -.
              Se sommiamo gli interventi correttivi dei vari Governi arriviamo a una cifra intorno ai 160 miliardi di euro. In pratica dalla ricchezza delle famiglie è stato drenato in un decennio almeno un anno intero circa di consumo commercializzati».
              I ricercatori di Rinascente sottolineano che alcuni segnali moderatamente positivi ci sono, e che un ruolo chiave sarà giocato dal turismo. «L’area di Firenze sta migliorando – aggiunge Cobolli Gigli – guardando ai dati dei pagamenti tax free: -6% su base annua a Milano, -5% a Roma, mentre Firenze è già in pareggio, rispetto al -42% dei primi di aprile. In pratica occorre che si ricostituiscano le condizioni complessive affinchè le famiglie tornino a riaffacciarsi con decisione sul mercato dei beni di consumo, senza dover essere eccessivamente preoccupate dalla difesa del risparmio».
              L’indagine Rinascente ha poi acceso i riflettori su come sono cambiati i comportamenti di spesa, per grandi aggregati in termini reali, nel corso dell’ultimo decennio. Nel 1991 i consumi delle famiglie sono passati da 429 a 752 miliardi di euro – stima l’indagine Rinascente – di cui 179 miliardi relativi ai consumi commercializzabili (107 miliardi di alimentari, 72 miliardi di beni non food) e 573 miliardi di spese nei comparti più disparati (mobilità, assicurazioni, affitti, bolletta energetica, salute etc.). Tra il 1991 e il 2002 il peso dei consumi commercializzabili (alimentari e non food) è intanto calato dal 35 al 24 per cento.
              Nello stesso periodo il peso del macrocomparto affitti, energia e manutenzione abitazione (pari a spese per 160 miliardi di euro per le famiglie italiane) è passato dal 18,9 al 21,3% del totale consumi. In crescita (dal 13,4% al 14,3%) anche il peso del comparto trasporti e comunicazioni, che insieme valgono 108 miliardi di euro per gli italiani.
              Alberghi, ristoranti e viaggi hanno visto salire la propria quota di spesa delle famiglie dall’11 al 13% (97 miliardi di euro).
              I servizi assicurativi e finanziari (22 miliardi) sono passati dall’1,8% del 1991 al 2,9% dell’anno scorso. Infine per i consumi diversificati (salute, istruzione, cura della persona, giochi e lotterie, attività professionali etc.), che valgono ben 186 miliardi di euro, è stato registrato un incremento del peso sul totale della spesa delle famiglie dal 20,2% al 24,7 per cento. Ne emerge che il portafoglio degli italiani ha dovuto ridimensionare le risorse per gli acquisti nelle reti commerciali in senso stretto.
              VINCENZO CHIERCHIA