Consumi fermi, crescono i debiti

20/09/2004


            domenica 19 settembre 2004

            Consumi fermi, crescono i debiti
            Si riduce il potere d’acquisto delle famiglie ora alle prese con i nuovi rincari

            Laura Matteucci

            MILANO Le spese aumentano, i consumi crollano, gli stipendi sono inferiori all’inflazione. Pesante il divario che divide gli imprenditori dagli operai. I primi (è un’indagine Istat di poche settimane fa che si riferisce al 2003) spendono mensilmente una media di 3.500 euro, i secondi 2.300. Evidente un dato: 2mila euro al mese non bastano a far quadrare i bilanci.

            Di fronte ad un panorama così desolante, l’accordo sul blocco dei prezzi per tre mesi in super e ipermercati e l’annuncio di Berlusconi sull’aumento del potere d’acquisto (del 2,2%, nientemeno) il prossimo anno, ha scatenato polemiche senza precedenti. Ben altre – dicono il centrosinistra, il sindacato, ma anche i commercianti e i consumatori – dovrebbero essere le strategie di politica economica.

            Anche perchè, come ricorda il responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani, «con l’accordo annunciato si fermano poco i prezzi e precisamente quelli gia fermi: meglio preoccuparsi dei prezzi che in questi mesi si muovono a cominciare dai libri di testo, dagli affitti e dalla benzina». In più, c’è da aspettarsi che da gennaio qualcuno si senta autorizzato a ritoccare i suoi prezzi all’insù. «Quanto alle promesse sul potere d’acquisto – prosegue Bersani – sfido qualsiasi economista a trovare un senso logico nelle parole del premier». Morale: «Invece di dare i numeri il governo promuova la restituzione del fiscal drag, faccia un provvedimento per le fasce che non raggiungono la soglia fiscale, indichi alla contrattazione e ai responsabili dei sistemi tariffari un riferimento credibile di inflazione, riversi sul consumatore almeno una parte delle abbondanti risorse che anche quest’anno sono finite in tasca a chi ha posizioni dominanti o monopolistiche nel vasto mercato dei servizi».

            D’accordo il leader Cgil Guglielmo Epifani, per il quale il governo dovrebbe innanzitutto fissare l’inflazione programmata vicino a quella reale, «e invece ha fatto esattamente il contrario». Inoltre occorre un’operazione sul fisco «che premi i redditi da lavoro e in particolar modo quelli medio-bassi e invece si appresta a fare l’opposto». Con l’obiettivo di «aumentare il reddito dei cittadini, in modo particolare dei lavoratori e dei pensionati».

            Ma le stangate sembrano non finire mai: la spesa degli italiani – stime dell’Intesa consumatori – è aumentata del 6,2% in un solo anno, oltre 1.600 euro in più da luglio 2003 a luglio 2004. Prezzi alle stelle soprattutto per servizi bancari, spese sanitarie e trasporti. Di più: dal 2002 ad oggi, cioè da quando sono iniziate le speculazioni sulla moneta unica, 50 miliardi di euro sono stati inghiottiti dai rincari. Per l’autunno, le prospettive non migliorano.

            Tanto che l’Intesa dei consumatori definisce l’annuncio di Berlusconi «spropositato e ipotetico», e ricorda che il potere d’acquisto delle famiglie è «stato falcidiato da una politica economica dissennata che ha fatto crollare i consumi e che ha portato a un indebitamento delle famiglie pari a 80 miliardi di euro». Per rimediare, ci vogliono «interventi più incisivi» per contenere prezzi e tariffe (a partire dall’abbattimento delle accise), anche perchè gli accordi finora conclusi «non sono sufficienti». Il riferimento è innanzitutto a quello con super e ipermercati: «Mancano elementi fondamentali – spiega l’Intesa – come la presenza e l’impegno di tutte le forze economiche e sociali e il pieno coinvolgimento dell’intero settore del commercio con la grande e piccola distribuzione».

            Sull’inutilità dell’accordo torna anche Paolo Landi, segretario dell’Adiconsum: «È stato fatto in ritardo e vale solo per tre mesi – dice – Quell’accordo si poteva fare a gennaio, allora c’era la disponibilità della grande distribuzione, ma il ministro Marzano è rimasto fermo per non urtare la suscettibilità di Confcommercio e Confesercenti». Landi contesta anche l’ottimismo del premier, e si dice convinto che il potere d’acquisto invece che aumentare diminuirà ulteriormente a causa «non dell’aumento dei prezzi, ma dell’incremento delle tasse indirette e dei ticket previsto nella prossima Finanziaria».

            Bocciatura su tutta la linea anche da parte dell’economista Guido Rey, per il quale in sostanza l’accordo avrà un’efficacia pari a zero: «Non aumenta il potere di acquisto nè può rilanciare i consumi». «Non credo – continua – che un provvedimento che dura tre mesi possa avere qualche rilevanza». Per chiudere: il congelamento dei prezzi è una buona notizia. Ma nulla di più.