Consumi fermi a 10 anni fa Nessuna ripresa nel 2011

11/01/2011

«Un pauroso salto all’indietro». I tecnici di Confcommercio descrivono così l’andamento dei consumi nel biennio 2008-2009, quello di crisi nera. Un balzo (-2,1% medio) che ha portato l’Italia indietro di dieci anni: il dato pro capite è tornato ai livelli del 1999. Le famiglie si sono arrangiate, con bilanci sempre più magri e prospettive incerte. Hanno cominciato a tagliare le spese per le vacanze (-3,2%), poi quelle per i vestiti, quindi quelle per la mobilità (bus, treni, automobili), tutte voci diminuite nel biennio di circa il 3%. Alla fine sono arrivate a risparmiare anche sui pasti, fuori casa e in casa. Secondo i dati della Cia (Confederazione italiana agricoltori) una famiglia su tre nel 2009 è stata costretta a tagliare gli acquisti alimentari, mentre tre su cinque hanno dovuto modificare il menu quotidiano e oltre il 30 per cento si è visto obbligato, proprio a causa delle difficoltà economiche, a comprare prodotti di qualità inferiore. Analoga la percentuale di chi si rivolge ormai, esclusivamente, alle promozioni commerciali che sono sempre più frequenti soprattutto nella grande distribuzione.
INFERI
Insomma, è stata una discesa agli inferi, sommessa e silenziosa, tutta giocata nelle mura domestiche: nessun tumulto di piazza. Ad essere visibili, nel 2010, sono state le 25mila saracinesche di negozi chiusi per crisi. E la risalita dall’abisso sarà lentissima. La ripresina, infatti, non è abbastanza forte per trasmettersi al mercato del lavoro. E senza lavoro, i consumi restano stagnanti: solo un +0,4% nel 2010, ancora sotto l’1% quest’anno, che resta un periodo di convalescenza. Solo nel 2012 si potrà parlare di svolta, con un +1,5%. Nonostante le cifre, Confcommercio sottolinea che le famiglie hanno comunque mostrato una certa vitalità: meno sprechi, più attenzione al rapporto qualità-prezzo, e ricorso anche a quote di risparmio. Tecnicamente, poi, l’Italia oggi esce dalla recessione: per due trimestri il Pil è stato positivo. Dunque, un’inversione c’è. Il presidente di Confcommercio spinge per politiche più attente alla domanda interna e al rafforzamento della crescita. «In questo contesto resta aperta la questione di una progressiva e compatibile riduzione della pressione fiscale», dichiara. Toni diversi dalle associazioni dei consumatori, che definiscono sbagliato l’ottimismo di Confcommercio. «Secondo quanto emerge dalle nostre rilevazioni – dichiarano in una nota Rosario Trefiletti e Elio lannutti di Federconsumatori e Adusbef – si è verificato una continua contrazione rispettivamente del -1,5% nel 2008, del -2,5% nel 2009 e del -2% nel 2010, per una caduta complessiva del -6% negli ultimi 3 anni». Situazione difficile che ha coinvolto anche il periodo natalizio. Persino le compere di Babbo Natale hanno subito un crollo del 12% solo nel 2010, per non parlare del 2009, anno in cui tale caduta era stata di oltre
il -23%. Anche sul futuro le Associazioni vedono nero. «In assenza di interventi mirati a risollevare i bilanci e le prospettive delle famiglie, la situazione non potrà che aggravarsi- continua la nota- e, quel che è peggio, si continuerà ad alimentare la pericolosa spirale di sfiducia e contrazione della domanda che, come tutti sappiamo, determina pesantissime ricadute sull’intera economia». Per questo urgono interventi fiscali per le famiglie. Giulio Tremonti è avvisato.