Consumi familiari indietro tutta

24/10/2003

 

venerdì 24 ottobre 2003
 
Pagina 39 – Economia
 
 
Le vendite al dettaglio si sono ridotte dello 0,6 per cento annuo ad agosto: il dato peggiore degli ultimi tre anni
Consumi familiari indietro tutta
Eurorincari, quasi 80 euro in più al mese per mangiare
          Una Caporetto per i negozi di quartiere, reggono i supermercati, boom dei discount. Trentamila negozi in meno in sei mesi
          DAVIDE CARLUCCI

          ROMA – È la Caporetto dei negozi di quartiere: in Italia si consuma sempre meno e i più penalizzati sono loro, i piccoli dettaglianti, mentre è boom per discount e supermercati. Il calo delle vendite ad agosto – meno 0,6 per cento rispetto a un anno prima – è un altro brutto segnale per l´economia italiana, dopo i pessimi dati sulla produzione industriale e le previsioni sulla crescita infinitesimale del Pil. I consumi diminuiscono, avverte l´Istat, su base annua e mensile: rispetto a luglio il decremento è stato dello 0,3 per cento. Particolarmente negativo l´andamento dei prodotti non alimentari (scarpe e vestiti soprattutto), che mostrano un calo tendenziale del 3,1 e, a livello congiunturale, dello 0,8. Crescono, invece, gli alimentari: del 2,6 (su base annua) e dello 0,1 (su base mensile), determinando, nei primi otto mesi del 2003, un aumento del valore delle vendite pari al 2,3.
          Per i piccoli negozi è una batosta: il ciclo debole dei consumi, che dura dal 2001, ora tocca il fondo. I ritmi di crescita del 3 per cento del 2000 sono ormai lontani. La Confesercenti parla di «dato drammatico», la Confcommercio segnala che nei primi sei mesi dell´anno trentamila commercianti hanno chiuso bottega, divorati dalla scarsa propensione a spendere e dai supermercati. L´Istat dice che la tendenza non cambia: se le imprese della grande distribuzione mostrano un incremento del 2,9 per cento, le attività su piccole superfici registrano un calo del 3,2 che diventa del 3,7 per cento per i non alimentari. Gli italiani disertano sempre più gioiellerie e orologerie (meno 5,1) negozi di scarpe, articoli in cuoio e da viaggio (meno 4,7), boutique e pelliccerie (meno 3,9). Sono cresciuti, però, nei primi otto mesi del 2003 gli articoli per l´informatica, le telecomunicazioni e la telefonia (più 1 per cento). Gli alimentari vanno bene. Ma a rimetterci, fa sapere la Cia, la confederazione italiana degli agricoltori, sono i consumatori. Che dall´entrata in vigore dell´euro pagano per la spesa alimentare 77 euro in più al mese rispetto al 2001. Grazie soprattutto a zucchine, pomodori, albicocche e radicchio, aumentati, in media, del 15 per cento. E così gli italiani hanno diminuito i consumi di frutta e verdura (tra il 10 e il 12 per cento nei primi dieci mesi del 2003). Malgrado ciò, la spesa quotidiana costa di più.
          In generale, il valore delle vendite, segnala l´Istat, scende tendenzialmente dello 0,6 per cento: per i "piccoli" è un calo del 3,9, per i "grandi" un aumento del 2,9. Che, calcolato nei primi otto mesi dell´anno, sale al 5,1, contro lo 0,4 dei piccoli negozi e una media complessiva del 2,3. Ma il record lo detengono i supermercati e gli hard discount (+5,5 e +5,4), mentre i grandi magazzini crescono solo dello 0,2.
          Nel Nordovest, invece, i consumi salgono dello 0,8 per cento. In linea con le previsioni di Unioncamere, fiduciosa che da quell´area del Paese partirà la ripresa dell´economia nel 2004. Per la Uil e l´Ugl il calo dei consumi è legato al caro prezzi, contro il quale servono politiche di controllo. Raffaele Bonanni, della Cisl, ritiene invece che «se la produzione non trova sostegno nella domanda, non riesce a competere neanche all´estero: s´impone un intervento politico per rilanciare i consumi e salvaguardare i redditi». Ma il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, è ottimista: «Vedo avvicinarsi sempre di più una fase di svolta nel ciclo negativo».