Consumi, cresce solo l’alimentare

28/04/2003




              Venerdí 25 Aprile 2003


              Consumi, cresce solo l’alimentare

              Istat: a febbraio aumento nominale del 3,2% per le vendite al dettaglio ma il «non food» rimane stabile (+0,6%)

              ELIO PAGNOTTA


              ROMA – Il consumi sembrano intenzionati a recuperare prudentemente il terreno perduto. L’andamento delle vendite al dettaglio, infatti, sta vivacizzandosi col trascorrere dei mesi e la domanda interna sta assumendo un passo che conferma il lento passaggio dalla debolezza che la aveva caratterizzata nel 2002 ad una moderata ripresa. In febbraio, ad esempio, si è verificato un aumento del 3,2%, il più sostanzioso dall’ottobre dell’anno passato: tanto che in termini reali (l’inflazione nello stesso mese è scesa al 2,6%) la crescita può essere stimata in oltre mezzo punto percentuale. Del resto, anche sotto il profilo congiunturale si intravvedono spiragli positivi, considerato che le vendite sono cresciute dello 0,4% nei confronti di gennaio. Nel febbraio 2003, secondo l’Istat, il valore corrente delle vendite al dettaglio ha fatto segnare un incremento del 3,2% su base annua. E poichè i prezzi al consumo nello stesso mese si sono abbassati al 2,6% tendenziale, l’espansione resta abbastanza consistente pur se calcolata in termini reali (l’indice incorpora anche la dinamica dei prezzi), attestandosi al di sopra del mezzo punto percentuale. I consumi insomma si muovono a ritmi più rapidi che in passato e la speranza di un miglioramento della situazione economica – irrobustita dalla fine del conflitto in Irak e dallo stabilizzarsi a livelli di sicurezza delle quotazioni del petrolio – potrebbe indurli ad accelerare ancora. Dei benefici derivanti da questo clima di maggior fiducia sembrano aver goduto tutte le aree geografiche dell’Italia: la dinamica delle vendite al dettaglio si dimostra infatti quasi ugualmente intensa nelle varie ripartizioni e l’aumento dell’indice grezzo oscilla da un massimo del 3,4% nelle regioni centrali e meridionali ad un minimo del 3,2% nelle regioni settentrionali (in particolare, in quelle del nord-est l’aumento ha toccato il 3,6%). Sempre nel febbraio 2003, alcuni gruppi merceologici sono stati contraddistinti da aumenti tendenziali superiori alla media, come si segnala ancora una volta per gli alimentari, le cui vendite sono cresciute del 6,6% addirittura. Meno brillante la variazione del comparto non food, dove l’incremento si è limitato allo 0,9%, toccando un massimo dell’1,8% per elettrodomestici, radio, televisioni, registratori, profumeria, giochi e articoli sportivi. Ma c’è da sottolineare che il settore delle calzature ha accusato una diminuzione delle vendite pari allo 0,3% e che l’abbigliamento è rimasto completamente fermo. Come al solito, è la grande distribuzione (+6,6%) a mettere in mostra la maggiore dinamicità, mentre le imprese che operano su piccole superfici hanno dovuto accontentarsi di un aumento piuttosto contenuto (+1,4%). Nell’ambito della grande distribuzione, i risultati migliori sono stati conseguiti da supermercati (+7,5%) e hard discount (+7%), mentre i grandi magazzini hanno subito una diminuzione del l’1,3%. Da sottolineare la forte accelerazione delle vendite alimentari degli ipermercati (+7,7%). Nei primi due mesi del 2003 l’aumento delle vendite ha toccato il 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2002, con una punta del 5,4% per gli alimentari e un minimo dell’1,4% per gli altri settori.