Consumi, anche i saldi sono stati un disastro

15/03/2004


  economia e lavoro



domenica 14 marzo 2004

Consumi, anche i saldi sono stati un disastro
Secondo Confesercenti c’è stato un calo del 10-20% rispetto all’anno scorso. Confcommercio parla di leggera crescita, ma dopo un autunno da dimenticare

MILANO Nemmeno la stagione dei saldi è riuscita ad invertire il trend negativo dei consumi. Abbigliamento e calzature continuano a pagare
il prezzo della crisi. I dati sono allarmanti. Qualcuno parla di calo consistente rispetto all’anno scorso e anche chi parla di «impercettibile
progresso» lo fa a fronte di una stagione autunnale drammatica, che ha lasciato i magazzini pieni di giacenze difficili da smaltire.
Già a gennaio l’Intesa dei consumatori aveva prefigurato un vero e proprio flop delle vendite prevedendo un calo del 20 per cento.
E i primi bilanci sembrano confermare il pessimismo.
Il calcolo più drammatico è quello della Confesercenti, che parla di un calo tendenziale in termini di ricavi del 10-20 per cento. «Si tratta di un dato – afferma il presidente della Fismo, il settore moda, Alfredo Ricci – in linea con la tendenza degli ultimi anni. Come al solito abbiamo registrato una ripresa degli acquisti solo nella prima settimana di saldi,
anche se ormai le lunghe file fuori dai negozi sono solo un ricordo di anni passati».
Secondo la Fismo – i dati sono ancora provvisori, ma rappresentano la maggioranza delle principali città italiane – il calo del 10-20 per cento dei
ricavi potrebbe anche essere meno ampio per quanto riguarda il numero dei capi, venduti quindi a prezzo più basso rispetto all’anno scorso».
La flessione dei ricavi potrebbe così aggirarsi intorno al milione di euro, considerando che il volume d’affari dei saldi invernali si aggira sui 5-6 miliardi. Due, secondo Ricci, le ragioni di questa tendenza negativa: «I problemi di bilancio delle famiglie, che si sentono anche nel periodo dei saldi; e il fatto che ormai l’abbigliamento non è più un settore trainante
come una volta, con le nuove tecnologie alle quali i consumi si orientano con sempre maggior convinzione». E una veloce disamina dei vari settori conferma questi problemi: sono stati i negozi di lusso, infatti, a subire di meno gli effetti della crisi.
Meno allarmante, in apparenza, è il bilancio di Confcommercio, secondo cui i ricavi dei saldi invernali sono cresciuti del 4 per cento. «Ma – tiene a specificare il presidente di Federmoda, Renato Borghi – occorre considerare che si tratta di ricavi lordi e che l’inflazione pesa per un 2%. Inoltre, ed è questo il vero dato negativo, siamo arrivati ai saldi con uno
stock di invenduto più elevato di quello dell’anno scorso a causa del rallentamento dei consumi e del clima, che nei mesi autunnali non è stato molto freddo». Alla fine, quindi, «la media finale delle giacenze è superiore del 10 per cento rispetto all’anno scorso» e quindi l’effetto saldi è riuscito solo in parte a mettere una pezza su una stagione autunnale del tutto negativa.
Quanto ai segnali provenienti dalle varie città, Borghi riscontra un calo sensibile nei centri d’arte come Venezia e Firenze, «forse collegato alla flessione dei flussi turistici».