Consumi alimentari giù del 10%

27/07/2005
    mercoledì 27 luglio 2005

      Pagina 28 – Economia

        IL CASO

          Presentato il rapporto Ismea. Tra il 2000 e il 2004 tracollo di frutta e verdura. Ripresina nel 2005

            Cinque anni di corsa dei prezzi
            consumi alimentari giù del 10%

              GIOVANNI PARENTE

                ROMA – Gli italiani stringono la cinghia anche a tavola. Crollano gli acquisti di alimentari sebbene la spesa resti invariata. Il Rapporto Ismea sui consumi domestici tra il 2000 e il 2004 evidenzia una contrazione dei volumi del 9,8% a fronte di una sostanziale stabilità nei valori degli acquisti (+0,4%). La spiegazione è tutta (o quasi tutta) nella differenza crescente tra i prezzi alla produzione (aumentati in media del 5% nel periodo in esame) e quelli al consumo per cui l´incremento medio è stato del 14,3%. In pratica, il cliente finale paga e con grosse maggiorazioni tutti gli aumenti dei prezzi alla produzione senza però beneficiare di eventuali riduzioni. Una situazione in cui, secondo l´Ismea, sono penalizzati anche i produttori «i quali non sono in grado di avvantaggiarsi della rigidità verso il basso dei prezzi al consumo». Ma non è solo colpa dei prezzi. Nel quadro («drammatico» per il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti) incidono il ridotto potere d´acquisto delle famiglie e i cambiamenti in atto nella società italiana come la tendenza a consumare sempre più pasti fuori casa.

                Il tracollo degli ortofrutticoli. La flessione nei volumi acquistati tra il 2000 e il 2004 è stato del 17% «pari al triplo della contrazione della spesa». Se per frutta e agrumi c´è divario tra prezzo al campo e prezzo al consumatore perché si tratta di prodotti che non subiscono trasformazioni industriali, sono gli ortaggi a far registrare la forbice più ampia: +22,9% all´acquisto contro un ben più modesto +6,1% alla produzione. Un settore che presenta anche delle peculiarità nella distribuzione. Mentre gli altri generi agroalimentari vengono acquistati nella grande distribuzione (insieme super e ipermercati raggiungono il 64%), ortofrutticoli si acquistano ancora dai dettaglianti tradizionali: oltre il 40% del mercato è nelle mani delle frutterie, degli ambulanti e dei produttori. Discorso analogo per i derivati dei cereali (-11,5% nei volumi) con una differenza del 6,5% tra incrementi di prezzo alla produzione e al dettaglio.

                  Prodotti trainanti. Gli italiani non sembrano però rinunciare alle passioni di sempre e alla qualità. Pasta, pane, salumi e formaggi non mancano sulle tavole. Si assiste poi a una crescita dei consumi legati ai concetti di salute e benessere (prodotti di agricoltura biologica, yogurt) e all´idea di qualità (vini doc e oli dop), per i quali l´effetto-prezzo non condiziona le scelte d´acquisto. «I produttori devono riflettere sul processo evolutivo in atto nei consumi» suggerisce il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni. «Preoccupante» invece, per il direttore generale di Ismea Ezio Castiglione, che l´agricoltura italiana non sfrutti a dovere il boom dei cibi pronti e degli ortaggi già lavati o lessati.

                    La leggera ripresa. Nei primi cinque mesi del 2005 il trend negativo si è interrotto e si registra un aumento dei consumi dell´1,2% su base annua. «Un segnale importante» per la Coldiretti che però sollecita «interventi per garantire la trasparenza nella formazione dei prezzi».