Consumi al palo, investimenti in caduta

11/09/2002






11 SETTEMBRE 2002
ECONOMIA ITALIANA
Consumi al palo, investimenti in caduta

Azienda Italia – L’Istat conferma le stime per il secondo trimestre: il Pil è aumentato dello 0,2% sia su base annua sia a livello congiunturale


(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – L’economia italiana è vicina alla crescita zero. Nel secondo trimestre l’Istat ha rilevato una crescita dello 0,2% appena sia su base annua sia a livello congiunturale. Non ci sono state dunque correzioni alle stime preliminari (si veda «Il Sole-24 Ore» del 10 agosto). Però l’Azienda Italia a questo punto difficilmente riuscirà ad arrivare a fine 2002 con una crescita superiore all’1%, anzi dovrà scontare una crescita nettamente più contenuta. Certo, nel secondo trimestre c’è stata una giornata lavorativa in meno rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Ma l’impatto dell’effetto-calendario sulla tendenza di fondo dell’economia italiana è stato a conti fatti limitato. Gli aggregati dei conti economici trimestrali ribadiscono che la marcia dell’Azienda Italia è deludente. I consumi delle famiglie hanno tirato il freno e sono in calo per il secondo trimestre consecutivo, come gli investimenti, che hanno visto addirittura accentuarsi la tendenza alla flessione. Anche gli scambi con l’estero mostrano la corda e, pur lasciando intravvedere qualche lieve sintomo di miglioramento sotto il profilo congiunturale, accusano su base annua un rallentamento marcato che coinvolge sia le esportazioni che le importazioni. Il risultato del secondo trimestre 2002, di conseguenza, lascia poi l’Italia nel gruppo di coda della graduatoria della crescita dei paesi industrializzati. L’aumento del Pil su base annua è molto lontano dal +2,1% fatto registrare dagli Stati Uniti. Ma anche Gran Bretagna (+1,2%) e Francia (+1%) sembrano oggi crescere con il turbo. Solo Germania (+0,1%) e – soprattutto – Giappone (-0,9%) si ritrovano in una situazione peggiore. Va comunque sottolineato il fatto che sotto il profilo congiunturale i dati italiani sono vicino a quelli degli altri Paesi, considerato che rispetto al primo trimestre del 2002 la crescita ha raggiunto un massimo dello 0,6% nel Regno Unito, affievolendosi progressivamente fino allo 0,3% di Usa e Germania. I dati del secondo trimestre del 2002 mettono ancora una volta a nudo la grande debolezza dei consumi (+0,2% rispetto al primo trimestre 2002). I consumi delle famiglie denunciano una diminuzione dello 0,5% ossia la seconda consecutiva dall’inizio del 2002 (+0,2% congiunturale). I beni durevoli hanno subito poi una caduta del 3,1%, mentre per i beni non durevoli il calo si riduce all’1%; in modesto aumento gli acquisti di servizi (+0,8%). Probabilmente le incertezze sul futuro dell’economia, il rischio-inflazione e la calma quasi piatta delle retribuzioni stanno dunque lasciando il segno, inducendo le famiglie a un atteggiamento molto prudente sul fronte dei consumi, soprattutto quelli più impegnativi. Tirano il freno anche gli investimenti, che diminuiscono del 3,3% su base annua (-0,6% congiunturale), accusando così il peggior risultato degli ultimi anni. Una caduta generale, che ha coinvolto gli investimenti in macchinari (-6,1%), mezzi di trasporto (-1,1%) e costruzioni (-0,8%). In difficoltà anche gli scambi con l’estero. Le esportazioni, per il quarto trimestre consecutivo in calo, flettono del 2,1% tendenziale (+2,9% però rispetto ai primi tre mesi 2002). In rosso per la quarta volta di fila anche le importazioni, che perdono l’1,8% su base annua (+2,4% sul primo trimestre 2002). Sempre nel secondo trimestre del 2002, infine, il valore aggiunto è aumentato, a livello congiunturale, dello 0,2% con un buon aumento nei servizi (+0,9%) e variazioni fortemente negative nell’agricoltura (-2,8%) e nell’industria (-1,4%, con il settore manifatturiero che cede addirittura l’1,8%). Su base annua, il valore aggiunto aumenta del 2,2%, con una punta del 3% per i servizi e un minimo dello 0,4% nell’industria (-0,6% l’industria in senso stretto).

Elio Pagnotta