Consumi, adesso si spera nei saldi

30/06/2005
    giovedì 30 giugno 2005

    Consumi, adesso si spera nei saldi

      Dopo il crollo record di aprile, la Campania inaugura la stagione delle sventite

      di Luigina Venturelli / Milano

        AL RIBASSO. Puntuale come ogni anno, parte oggi la nuova stagione dei saldi estivi. Con una importante novità: la recessione dei consumi, dopo il crollo record del 3,9% registrato ad aprile, è ora un dato ufficiale non più attribuito a vaghe quanto saltuarie abitudini al risparmio degli italiani meno abbienti.

          A inaugurare il periodo dei ribassi sarà Napoli, seguita il 2 luglio da Milano e Torino, il 7 luglio da Bologna, il giorno successivo da Genova, Cagliari, Perugia e via via dalle altre città fino a Firenze, ultima a partire il 16 luglio. Date anticipate e prezzi più convenienti rispetto al passato dovrebbero fare da incentivo agli acquisti, tanto da spingere il consumatore medio a comprare per circa 120 euro. A tanto ammonterà la spesa degli italiani secondo le previsioni fatte da Telefono Blu, mentre per Federconsumatori ogni italiano sborserà circa il 10 per cento della retribuzione mensile in capi d’abbigliamento e accessori di fine stagione. Poco per risollevare le sorti dei commercianti, troppo per chi già fatica a mantenere in equilibrio il bilancio di casa.

            «Nel periodo estivo – commenta Gianni De Luca, presidente del centro studi di Federconsumatori – c’è una maggiore spesa generale delle famiglie per vacanze, svaghi dei figli e tempo libero. E quest’anno la situazione economica appare ancor più grave, specialmente per le popolazioni meridionali dove si registrano costanti riduzioni del reddito pro capite. In un periodo così critico, la scelta di anticipare la stagione dei saldi anche a giugno, come ha fatto la Regione Campania, grazie alla decisione dell’assessore Andrea Cozzolino, potrà dare un importante impulso».

              Senza troppe aspettative partono dunque i ribassi, salvagente degli appassionati dello shopping ma soprattutto dei negozianti ormai abituati, dopo anni di stagnazione dei consumi, ad attendere l’avvio di sconti e liquidazioni per limitare i danni dei ripetuti periodi di vendite fallimentari: non tanto per portare in positivo un conto ormai in rosso, ma almeno per tornare in pareggio.

                Secondo i dati forniti da Confesercenti, le 160.000 imprese della distribuzione moda, messe alle strette anche dalla concorrenza cinese, hanno dovuto fare i conti con un calo del fatturato stimabile intorno al 30%: l’abbigliamento è diventato il primo bene da sacrificare per le famiglie alle prese con i rincari dei generi alimentari e delle tariffe.
                Leggermente più ottimista è invece Federmoda, l’associazione aderente a Confcommercio secondo cui la stagione non è stata brillante ma nemmeno drammatica. I ricavi per i commercianti sarebbero cresciuti in valore di circa il 2%, percentuale che però, depurata dalla componente prezzi, mostrerebbe come la spesa sia rimasta sostanzialmente ferma. Le aspettative per i saldi sono quindi tiepide.