Consumi a picco, le famiglie tirano la cinghia

30/09/2004


            giovedì 30 settembre 2004

            La domanda si è ridotta ormai a livelli minimi. Nella borsa della spesa calano soprattutto i prodotti alimentari freschi
            Consumi a picco, le famiglie tirano la cinghia

            MILANO Il calo dell’inflazione registrato a settembre dall’Istat non è affatto una buona notizia ma un segnale di allarme per l’economia. Lo sostiene la maggioranza degli analisti, commentando l’andamento dei prezzi al consumo, scivolati sui minimi da dicembre del 1999, secondo i dati delle città campione.

            «È un risultato drammatico – ha commentato Donato Berardi di Ref – con il petrolio a 50 dollari e la ripresa dei prezzi delle materie prime, il fatto che l’inflazione sia scesa significa che i consumi sono in picchiata». I ribassi hanno riguardato soprattutto il comparto del fresco-ortofrutticolo. «Gli alimentari freschi stanno facendo pesanti passi indietro dopo due anni di folle corsa – ha aggiunto Berardi – e questo perchè gli italiani stanno stringendo la cinghia. I redditi non crescono e i consumi neppure». A gennaio l’inflazione degli alimentari viaggiava intorno al 4%, ad agosto è scesa al 2% e a settembre si è attestata all’1%.


            «Non c’è nessun dubbio sul fatto che le pressioni al ribasso arrivino dagli alimentari – ha affermato Giada Giani di Banca Intesa – e in parte dall’energia». L’impatto dell’aumento del petrolio sui prezzi della benzina infatti non c’è ancora stato «e l’anomala compressione dei prezzi dei prodotti energetici ha contribuito a spingere l’inflazione al suo punto di minimo – ha detto Berardi – ma nei prossimi mesi tornerà a salire», trascinati dagli aumenti dell’elettricità, del gas e dei carburanti.


            Preoccupazioni analoghe vengono anche dal Centro Studi Confcommercio, secondo cui le modalità con cui si è realizzato il calo dell’inflazione sono una ulteriore conferma della preoccupante situazione in cui versa la domanda delle famiglie.
            La stasi dei prezzi di settembre si è infatti realizzata – precisa la nota del Centro Studi – in coincidenza con il riacutizzarsi delle tensioni sui prezzi dei prodotti petroliferi (benzine e gasolio), e in un mese nel quale si registrano tradizionalmente i primi effetti dei rinnovi dei listini di molti beni di largo consumo e gli annuali aumenti delle spese per l’istruzione.


            A questo va aggiunto – conclude il Centro Studi – che se verranno confermati i dati di ieri, gli alimentari dovrebbero registrare per il terzo mese consecutivo una flessione dei prezzi. Tendenza che, oltre ad incorporare pienamente le riduzioni in atto dal lato dei prezzi dei prodotti freschi all’origine, deriva anche dalle politiche di contenimento dei prezzi attuate dalle imprese della distribuzione per far fronte ad una situazione di forte difficoltà della domanda.