Consumi a picco, grande distribuzione in difficoltà

08/09/2005
    mercoledì 7 settembre 2005

    pagina 7

      CAPITALE/LAVORO

      Consumi a picco, grande distribuzione in difficoltà

        Rapporto annuale Coop: «Meno alimentari nel carrello, bilanci in rosso per le catene di supermarket»

          MANUELA CARTOSIO

            «Dalla gelata dei consumi si salva solo la grande distribuzione», hanno scritto tutti i quotidiani qualche giorno fa sulla scorta di dati Istat. Non è vero. Non si salva manco quella e la smentita è autorevole. Viene da Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia che ieri ha presentato il suo rapporto annuale su consumi, prezzi e distribuzione. Nei primi sei mesi dell’anno gli italiani hanno continuato a mangiare sempre più telefonini (+50%) e sempre meno bistecche, frutta e verdura (-1,5%). Un bel guaio per le catene di distribuzione che, come la Coop, hanno nel food il loro punto di forza. Nel carrello finiscono sempre meno prodotti alimentari nonostante i loro prezzi siano stabili o addirittura diminuiti dello 0,5% dall’inizio dell’anno. Per fronteggiare l’aumento di carburanti, trasporti, tariffe e servizi, afferma Aldo Soldi, presidente nazionale Coop consumatori, gli italiani tagliano sul cibo. E per quanto la Coop faccia di tutto per tener bassi i prezzi (-9% dal 2000 a oggi, sostiene Tassinari) i conti non tornano. Le vendite possono anche aumentare, ma l’utile dimunisce a colpi di 3 punti percentuali l’anno. E’ così per tutti, dice Tassinari, anche se il dato viene mascherato dall’apertura di nuovi punti vendita. A «rete omogenea» la grande distribuzione è tutta con il segno negativo. Nei primi otto mesi del 2005 la Coop ha incrementato le vendite dell’1,6% (meno della concorrenza), ma conta di chiudere l’anno con un +2,5% grazie all’apertura di nuovi supermercati. Il fatturato previsto di 11,6 miliardi di euro confermerà il primato Coop in termini di quota di mercato (17%).

              Stando così le cose, è «utile» che Coop si sveni per finanziare la cugina Unipol che si è messa in testa di scalare la Banca nazionale del lavoro? Ammesso che l’operazione si possa fare, cosa ci guadagneranno i 6 milioni di soci Coop? Il presidente Soldi ha elencato i vantaggi che «ragionevolmente» ci si possono aspettare. Il primo, detto papale papale, è che «le banche rendono e, quindi, potrebbero rendere anche per noi». Altri vantaggi collaterali: Bnl potrebbe diventare un istituto di credito a sostegno della cooperazione e delle piccole-medie imprese, «vera spina dorsale dell’economia italiana»; ovviamente, Bnl riserverebbe un trattamento di favore (uno sconto sulle spese bancarie) ai 6 milioni di soci Coop. Quanto alla «trasparenza» della scalata Unipol, il presidente di Coop consumatori se l’è cavata così: «Le domande su Unipol si fanno a Unipol». Poi è passato a soddisfare altre curiosità, tipo «perchè su 4 cipolle in vendita alla Coop di via Palmanova solo una è made in Italy?». Argomento per nulla minimale, visto che il «mondo agricolo» italiano è in perenne subbuglio e indica nella grande distribuzione uno dei suoi tanti nemici.

                Pur in un quadro di difficolta, la Coop ritiene di continuare a svolgere la sua «missione»: calmierare i prezzi a vantaggio dei bilanci delle famiglie italiane, creare «buoni» posti di lavoro. Nel triennio 2005-2007 l’apertura di 83 nuovi punti vendita (2 miliardi d’investimento) creerà 10 mila nuovi posti di lavoro (attualmente la Coop ha 51 mila dipendenti e 1.276 punti vendita).