“Consumi 2″ Sui dati serve più chiarezza (V.Vignocchi)

26/07/2004


          sabato 24 Luglio 2004

          sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 15

          Sui dati serve più chiarezza
          di CESARE VIGNOCCHI *
          Istituto Ref
          Da qualche tempo sulle pagine dei quotidiani si dà conto delle vendite della grande distribuzione. Le fonti sono diverse (Istat, A.c. Nielsen e Iri-Infoscan) e la raccolta dei dati viene fatta accedendo ai sistemi informativi delle aziende. I punti di forza di questa tipologia sono diversi anche se non mancano elementi di criticità, legati principalmente alla mancanza di chiavi condivise. Si assiste a una proliferazione di informazioni che necessitano però di uno sforzo di uniformità. Proprio a questo scopo, Unioncamere diffonde un notiziario, «Vendite Flash», nel quale si contemperano le diverse rilevazioni. Limitandosi per semplicità ai beni alimentari, ed osservando il dato medio nazionale, la Tavola qui allegata mostra come si legano le diverse possibili misure circa l’andamento delle vendite. In attesa delle risultanze del III bimestre 2004, la stessa Tavola pone inoltre le più recenti risultanze in una qualche prospettiva storica.

          Nel 2003 il fatturato era cresciuto del 6,7% rispetto all’anno precedente, un risultato ancora accettabile e non troppo lontano dalla media storica degli ultimi anni. Questa crescita era poi da ascrivere per circa 5 punti percentuali ad una maggiore dinamica dei volumi e per 1,5 punti ai maggiori prezzi.

          In proposito si può ricordare che ricostruendo dalle rilevazioni Istat un dato merceologicamente coerente sui prezzi (escludendo quindi tutto il fresco a peso variabile) si ottiene una dinamica non troppo diversa, ma comunque superiore al 2 per cento. I circa 5 punti di crescita dei volumi derivavano poi, quasi integralmente, dall’espansione della rete (4,9%) e per 0,3 punti dalla maggiore movimentazione nei punti vendita esistenti.

          Ma già nel I bimestre del 2004 (come negli ultimi del 2003) le cose stanno piuttosto diversamente: il ritmo di crescita del fatturato si è dimezzato e quello dei volumi si è portato sotto il 2 per cento. Nell’esperienza recente non si ricorda un risultato così deludente. I maggiori volumi derivano poi esclusivamente dall’apertura di nuovi punti vendita. Di contro quelli esistenti vedono una riduzione della movimentazione per circa il 2 per cento. Nel II bimestre si assiste poi ad una netta reazione da parte delle politiche commerciali messe in atto dalla Gdo, con prezzi mantenuti fermi sui livelli di un anno fa. Ma ciò non è riuscito ad innalzare la dinamica del fatturato: i consumatori hanno utilizzato il vantaggio sui prezzi acquistando più volumi. In termini della movimentazione dei punti vendita esistenti ciò ha reso solo meno pesante la caduta rispetto a quanto registrato nel bimestre precedente: -1% rispetto ad un anno fa contro il -2%. Di nuovo i maggiori volumi sono da attribuire all’espansione della rete, per circa il 4 per cento.

          Il fatto che i prezzi, in media, siano invariati sui livelli dell’anno precedente significa che per molti reparti dell’alimentare si sono avute significative riduzioni, messe in atto attraverso varie iniziative promozionali. Ma questa politica aggressiva non sembra sinora aver determinato, complessivamente, migliori risultati: le famiglie, con la stessa dinamica di spesa, hanno riempito di più i carrelli, ma solo grazie al fatto di trovare una maggiore dotazione di punti vendita. Quanto appena visto testimonia il portato informativo di questa tipologia di dati, ma anche l’attenzione che occorre prestare per una loro corretta lettura. Basti pensare che gli andamenti possono riferirsi al fatturato (cioè a valori), al fatturato a prezzi costanti (volumi). Gli stessi fatturati possono poi derivare da quanto movimentato nei punti vendita già esistenti ad una certa data (rete costante), oppure inglobare anche la fisiologica espansione delle rete (rete corrente).

          La misurazione dell’andamento dovrebbe poi fare riferimento alla dinamica di un certo periodo rispetto allo stesso di un anno prima: rapportare un mese rispetto al precedente è un’operazione rischiosa, a meno che non si applichi in precedenza un’adeguata procedura di destagionalizzazione.