“Consumi 1″ Gli analisti: niente allarmismi

26/07/2004


          sabato 24 Luglio 2004

          sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 15
          Gli analisti: niente allarmismi, sono indicazioni parziali
          GIULIA CRIVELLI
          MILANO • C’è molta cautela, ma poco allarmismo, tra gli analisti per i dati Istat. Dal punto di vista strettamente macroeconomico, infatti — spiegano — non sono particolarmente significativi: innanzitutto, si tratta di numeri non depurati dai giorni non lavorati. In secondo luogo, l’elenco dei beni al dettaglio preso in considerazione è parziale. Ci sono gli alimentari, solo alcuni prodotti non alimentari (mancano, ad esempio, le automobili) e sono assenti i servizi, che pure incidono molto sulla spesa delle famiglie (basti pensare alla Rc auto).

          Stephane Deo, del colosso svizzero Ubs, preferisce non entrare nel dettaglio: «Ho visto i dati, ma non li reputo un indicatore particolarmente valido dell’andamento dei consumi», spiega l’economista dall’ufficio studi di Parigi.

          Stessa cautela da parte di Goldman Sachs: anche gli analisti della banca londinese non ritengono i dati sufficienti a trarre conclusioni o a fare previsioni. Anche perché, come hanno spiegato gli stessi tecnici dell’Istat, i soli effetti di calendario incidono per un punto percentuale sul calo di maggio. Questo, a sua volta, significa che se — a un primo sguardo — il calo è stato del 3,2% su base annua, togliendo gli effetti dovuti alle differenze di giorni lavorativi e di festività esso si ridurrebbe circa all’1 per cento.

          Gli analisti di Standard&Poor’s preferiscono affidarsi a indicatori aggregati e che fotografino la situazione europea nel suo complesso, non a livello nazionale.

          Nell’ultimo industry report sul settore del commercio al dettaglio, l’agenzia di rating londinese sottolinea la debolezza dei consumi europei (fatta eccezione per la Gran Bretagna). La causa, secondo gli analisti di Standard&Poor’s, è anche legata alla struttura del mercato. In Italia, Germania e Olanda, dove la diffusione della grande distribuzione — specie nel settore alimentare — ha ancora molta strada da fare, il calo dei consumi potrebbe avere un effetto positivo: accelerare il processo di concentrazione che alla fine, offrendo prezzi più competitivi ai consumatori, potrebbe far ripartire la domanda.