«Consumatori indipendenti» rompe il fronte delle associazioni

16/09/2003




16 Settembre 2003

«Consumatori indipendenti» rompe il fronte delle associazioni

ROMA
Sullo «sciopero della spesa», proclamato per oggi dall’Intesa dei consumatori» (Federconsumatori, Cocadcons, Adusbef), si spacca la più generale alleanza che per lungo tempo ha tenuto insieme tutte le rganizzazioni del settore. Cinque associazioni (Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori) non condividono l’iniziativa, pongono fine all’esperienza della «Coalizione dei consumatori» e danno vita alla nuova compagine dei «Consumatori indipendenti». Inoltre, pur distinguendosi nettamente dalla manifestazione di protesta annunciata dall’Intesa, lanciano una azione centrata su un obiettivo più limitato e mirato: il «boicottaggio» dei consumatori ai bar, ristoranti, pizzerie, alberghi e cinema.
Quali le ragioni della frattura? «Basta – spiega Giustino Trincia, vice segretario di Cittadinanzattiva – con le associazioni dei consumatori strumentalizzate politicamente e telecomandate dalle centrali sindacali.

Si è aperta una fase nuova in cui è ancora più necessario sottolineare il ruolo specifico delle organizzazioni di tutela dei consumatori e degli utenti rispetto a quello, pur importante, svolto dai sindacati e dagli schieramenti politici». Senza escludere possibili convergenze e collaborazioni future con altre associazioni dei consumatori, ritiene indispensabile avviare un percorso tra associazioni che sottolineano il «valore dell’indipendenza, non dell’indifferenza» rispetto ai governi, siano essi di centro destra o di centro sinistra, ai sindacati, ai partiti, alle coalizioni parlamentari, oltre che alle imprese pubbliche o private. Quindi, «no» allo sciopero indiscriminato per un giorno, «sì» al boicottaggio mirato continuato. Ed ancora secco rifiuto ad iniziative del tipo «menù amico» che «limitandosi a contenere gli aumenti dei listini di bar, ristoranti, pizzerie nei prossimi mesi, in realtà chiudono la stalla dopo che i buoi sono usciti, come è successo già con il bollino blu ai tempi dell’ingresso dell’euro, istituito dopo che tutti avevano ritoccato i listini». Trincia aggiunge: «Si tratta di iniziative scarsamente efficaci, più di marketing che di sostanza, e denotano l’anomalia tutta italiana di ricorrere ad accordi del tutto intempestivi dal punto di vista della tempestica inflattiva, senza sanzioni per chi non li rispetta e senza una struttura che ne controlli l’osservanza».
Contro lo «sciopero della spesa» si schiera anche Altroconsumo, inserendolo tra le «iniziative demagogiche, inconsistenti e senza obiettivi concreti». La sua attività, precisa il presidente Paolo Martinello, è volta «non a spendere meno, ma a spendere meglio, effettuando scelte consapevoli, privilegiando un maggior risparmio o il miglior rapporto qualità/prezzo». Invece, a suo avviso, con lo sciopero si coltiva «un atteggiamento irrazionale e rassegnato da parte dei consumatori, anzichè sviluppare la loro capacità di analisi critica; si incentiva, cioè, un ruolo passivo anzichè attivo diretto a stimolare la concorrenza e l’efficienza».