Consumatori in trincea: guardare ma non comprare

09/12/2004

    mercoledì 8 dicembre 2004

    LE ASSOCIAZIONI CHIEDONO L’ANTICIPO DEI SALDI «O FAREMO CAUSA AI COMUNI»

      Consumatori in trincea: guardare ma non comprare
      L’Intesa: listini giù del 30% o sarà sciopero

      Michela Tamburrino

        ROMA
        Babbo Natale nei tempi di crisi ha i modi da clochard e il volto del presidente del Codacons Carlo Rienzi. Nel sacco preso in prestito dal secchio dell’immondizia, porta una sfilza di proteste, ingiunzioni e molte proposte. Al suo fianco i leader di Adoc, Adusbef e Federconsumatori pronti a dare battaglia con un’infilata di scioperi bianchi.

          L’assunto è sempre lo stesso, le famiglie italiane non ce la fanno più, i prezzi vanno abbassati altrimenti non si compra e non parlateci di tredicesima che è già impegnata altrove, falcidiata da tasse e scadenze.

            Si parte con la festa dell’Immacolata, oggi, e con l’imperativo, «guardare, toccare, annotare i prezzi e non acquistare». In vena di inglesismi è stato ribattezzato «Watching no-shopping day» che comprende l’invito rivolto a quanti già si indirizzano ai regali natalizi sui quali pesa il caro-vita come un macigno. Ridurre i prezzi fino al 30%, tuona Trefiletti, presidente Federconsumatori, tanto la diffida è già partita all’indirizzo degli assessori regionali di tutt’Italia a che inaugurino i saldi già a partire da venerdì: «Le famiglie italiane si portano dietro un indebitamento di 70 miliardi che è cresciuto nel corso del 2003 del 2,4% arrivando a un 36,6%. E in questo quadro succede che i prezzi sono fuori controllo». Gli assessori, in base all’ultimatum delle Associazioni, hanno tempo fino a domani per liberalizzare le svendite «altrimenti avvieremo le azioni giudiziarie».

            L’intesa non sente ragioni: «Il fatto è semplice o i saldi vengono anticipati o la gente non potrà comprare. E poi i commercianti non vengano a piangere miseria». Anche perché l’indagine sui consumi di Natale è spietata: rispetto al 2003 c’è un crollo del 62% delle intenzioni di spesa dei consumatori. Il settore più penalizzato sarà quello dei regali (-36%) e dei viaggi (-29%).

              In alternativa ai saldi, le Associazioni lanciano l’operazione tessera-sconto chiamata «salviamo la tredicesima», praticabile in tutti i sette milioni di negozi sparsi per il paese. Appunto una tessera fornita dalle associazioni dei consumatori esibendo la quale si ottiene uno sconto. Ecco aggirato l’ostacolo senza incorrere nei rigori della legge, con una convenzione distribuita urbi et orbi anche tramite Internet. Se tutto questo non dovesse bastare, scatta la terza proposta, che però non piace a nessuno, figuriamoci ai bambini. Sotto l’albero, la mattina del 25 dicembre, forti dell’esperienza acquisita durante il «watching no-shopping day», un pacchetto con dentro un buono casalingo con vergato a mano la frase: «valido per un regalo che ti comprerò quando costerà meno».

                Niente di più triste ma qualcosa deve succedere nel frattempo visto che la proposta di Confcommercio per contenere i prezzi non è servita a nulla. Ce ne è per tutti e i fendenti non risparmiano alcuno. E se si ricorda con un plauso il discorso del cardinale Tettamanzi che richiamava l’attenzione sui valori della solidarietà in difesa della famiglia, si stigmatizza l’idea partorita dal senatore Ivo Tarolli (Udc) per rilanciare la domanda con prestiti al consumo ed estensione ai dipendenti privati della cessione di un quinto dello stipendio in cambio di credito: «Vergognoso far poggiare il rilancio dei consumi su ricorso sfrenato all’indebitamento – continua Trefiletti – Non è con la riforma fiscale, che restituisce appena un terzo di quello che è stato tolto gli anni scorsi e con le le trovatine dei commercianti che si recupera potere d’acquisto piuttosto il Governo restituisca il fiscal drag. Sono anni che non lo fa».

                  E siccome ce ne è per tutti, pure la telefonia mobile è presa di mira. Lo sciopero dei cellulari è in calendario per il 18 dicembre, astensione che travalica i confini nazionali, contro il costo eccessivamente alto delle telefonate. «Tanto per fare un esempio parlando degli sms praticatissimi soprattutto dai giovani – spiega Pilieri dell’Adoc – da noi costano 0,15 centesimi l’uno, all’estero 0,5 centesimi l’uno». Non parliamo dello scatto alla risposta. «Soffriamo in questo campo di scarsa concorrenza – sostiene Rienzi – non abbiamo accesso a tariffe più basse grazie anche al blocco voluto nel 2000 dall’Autorità delle Comunicazioni dei gestori virtuali che non avendo antenne possono comprare l’uso di rete e così risparmiare sui costi di gestione. Di fatto da noi esiste un cartello della telefonia. Una denuncia che abbiamo già fatto da tempo ma l’Autorità non ci da risposta». Infine si distribuisce il vademecum del consumatore provetto: spesa nei mercatini di campagna selezionati da Coldiretti, e contro le speculazioni, per uno shopping trasparente, nei principali mercati saranno distribuiti diecimila cartellini che ricostruiscono storia del prodotto e prezzo, per il naturale confronto. L’Adiconsum mette in guardia dalle vendite a rate «compri oggi paghi tra un anno»; dietro si nasconde il rischio usura.