“Consumati” La foto di un Paese (C.Saraceno)

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

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        La radiografia dell’Istat

          La foto di un Paese consumato

            Chiara Saraceno

              Letti congiuntamente, i dati pubblicati dall’Istat in questi giorni sulle vendite al dettaglio e sul fatturato delle imprese segnalano che individui e famiglie stanno mettendo in opera una rilevante compressione dei consumi.

                Se si guarda al fatturato delle imprese, infatti, a fronte di un generale trend timidamente positivo, emerge il trend negativo (-4,9% rispetto all’anno scorso) dei beni di consumo, sia durevoli che non durevoli.
                In particolare è diminuito il fatturato nel settore dei mobili, dell’abbigliamento, degli apparecchi elettrici e di precisione.

                  Ancora più espliciti i dati sul versante delle vendite, scese del 3,9% rispetto all’anno precedente.

                    È un calo che ha riguardato tutti i prodotti in commercio sia quelli alimentari (-3,6%) sia quelli non alimentari (-4%).

                      E non sembra ancora concluso, dato che la tendenza alla diminuzione è presente, e si accentua, nei primi mesi di quest’anno. Mancano ancora, per completare il quadro, i dati sui consumi delle famiglie. Da essi potremo vedere come si è distribuita questa contrazione dei consumi: se uniformemente o, come è più probabile, con intensità diversa nei vari tipi di famiglia.

                        Per altro, già i dati sulle vendite segnalano che la contrazione dei consumi è stata più forte nelle aree dove l’incidenza della povertà è più alta: nelle regioni meridionali, infatti, la riduzione delle vendite supera l’8%, toccando l’11% nel caso degli alimentari, ovvero proprio quei prodotti che più contano nella borsa della spesa e nel bilancio delle famiglie povere o a reddito modesto. .

                          Siamo quindi di fronte non solo a mutate scelte di consumo (meno prodotti di marca, meno prodotti di pregio, più discount e grandi magazzini che piccoli negozi e una certa disaffezione per gli ipermercati con le loro eccessive tentazioni), ma anche a vere e proprie riduzioni (nel caso degli alimentari), o nel migliore dei casi a rimandi dei consumi (nel caso di mobili e elettrodomestici) .

                            Si ha il più che fondato sospetto che una quota consistente di famiglie fa fatica a quadrare il bilancio e ad arrivare a fine mese. Accanto alle famiglie in cui tutti sono disoccupati, questa situazione di difficoltà e incertezza riguarda anche un buon numero di famiglie a reddito fisso, il cui potere d’acquisto non sempre ha tenuto il passo con l’inflazione, soprattutto con l’aumento dei prezzi dei beni di consumo quotidiano. E riguarda, ovviamente, sia coloro che si sono visti ridurre il reddito pur "garantito" dalla cassa integrazione, sia i forzati del lavoro flessibile, o meglio dei contratti di lavoro flessibile.

                              Questa percezione di incertezza, inoltre, induce a ridurre i consumi a favore del risparmio, per costruirsi un minimo di rete di protezione in una situazione economica e del mercato del lavoro percepita come di grande incertezza.

                                A fronte di questa incertezza diffusa, lo spot che il governo ha mandato in onda per mesi lo scorso anno per incoraggiare i consumi ("l’economia gira con te", con il signore con busta della spesa che veniva ringraziato dai passanti, appunto per aver fatto la spesa) appare in tutta la sua paradossalità. Difficile aumentare i consumi se i bilanci familiari sono risicati e il futuro appare incerto. E’ non solo più ovvio, e spesso necessario, ma anche più saggio, dal punto di vista dei bilanci familiari, che si riducano