“Consumati” La crisi della quarta settimana

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

      Pagina 3

      C’ERA UNA VOLTA LO SHOPPING NELLA BOTTEGA SOTTO CASA

        La crisi della quarta settimana
        Tutti a caccia del supersconto

          Chi usa la carta di credito a rate e chi si rivolge al porta a porta: «costa meno»

            reportage
            Maria Corbi

              ROMA
              QUELLO di cui i dati Istat ci informano è in realtà quello di cui ci accorgiamo tutti i giorni passeggiando per le vie dello shopping o mentre facciamo la spesa nel negozio sottocasa, o al supermercato. Compriamo meno. Chiamatelo come volete, «caro euro», «crisi», «astinenza consumistica». La verità è che la gente non può più permettersi di aprire con tanta facilità il portafoglio. Roma, supermercato GS del Villaggio Olimpico, a mezzogiorno. Maria, insegnante, si aggira con un carrello semivuoto, soppesando ogni acquisto. «Perché ci metto tanto? Perché devo confrontare i prezzi. Prima non ci facevo caso, adesso li annoto su un taccuino e poi confronto con il discount sottocasa e l’alimentari. Comunque ormai mi oriento verso le offerte speciali».

              Ecco la parola magica che illumina le facce delle massaie: «offerte speciali». Fare un salto a Panorama, centro commerciale sulla Tiburtina, illumina sul significato dei dati Istat. Si incontrano, qui, donne di quartiere ma anche signore che affrontano il traffico della tangenziale per mettere nel carrello prodotti scontati. Ludovica, casalinga «bene» dei Parioli, arriva qui un giorno alla settimana e fa razzia di prodotti con la targhetta «-40%», «-50%».

              «Faccio una scorta di tutto quello che è “in saldo”, così riesco a risparmiare sulla spesa. Siamo in quattro a casa e comunque non riesco a spendere meno di 600 euro al mese di alimentari, anche sforzandomi di cercare le offerte più economiche» Quando si entra alla Rinascente, un teatro del consumo spensierato fino a qualche anno fa, si è impressionati dalla gente che sale e scende dalle scale mobili e dai pochi clienti che si affollano alle casse. Cristina, una commessa, spiega che «le code ormai ci sono solo nel periodo dei saldi».

              Altra zona, stessa storia. Adelaide, 40 anni, tre figli: «Quando sono al venti del mese già ho difficoltà e allora inizio a lesinare su quello che compro. Quando sono proprio alla canna del gas uso una carta di credito rateale che mi sono fatta. Pago interessi altissimi, ma che ci posso fare?».
              Dalla Confesercenti un grido di allarme: «Abbiamo toccato il fondo. Il dato sulle vendite al dettaglio di aprile, segnando un record negativo da quasi dieci anni a questa parte, mostra con chiarezza che siamo nel mezzo di una spirale, fatta di crisi dei consumi e di economia stagnante, che continua ad avvitarsi su se stessa». E «non ha senso cercare di indorare la pillola con la storia del calendario e della diversa collocazione della Pasqua rispetto allo scorso anno».

              Le spiegazioni sono tante. Ma oltre i dati a confermare la crisi dei consumi ci sono anche altre spie. Come la notizia dell’aumento delle bancarelle in giro per le città. I mercatini sono diventati da meta festiva di acquisto a sostituti degli scaffali troppo costosi delle boutique. Via Nino Oxilia, alle 12,30 di ieri: una signora entra in uno storico negozio di bambini della zona, prende in mano un calzoncino da mare per suo figlio (8 anni) e legge il prezzo: 40 euro. Lo posa ed esce. Dieci metri più in la, su un banchetto c’è un costume molto simile. Costo: 3 euro. Ne prende tre.

                E non esistono sostanziali differenze cambiando vie e quartieri. Quello a cui si assiste è sempre lo stesso spettacolo: negozi vuoti, banconi degli alimentari tristemente in attesa dei vecchi clienti che si fanno vedere sempre meno. Massimo, macellaio a via Eleonora Duse, tra pochi giorni abbasserà per sempre la serranda. Gli aumentano l’affitto e non conviene più rimanere aperti vista la penuria di clienti. Anche il negozio di scarpe vicino chiude. I quartieri cambiano, le botteghe sono quasi estinte, i supermercati affollano le strade. Molti commercianti trasferiscono l’attività in casa. Niente tasse, niente spese. Cinzia ha fatto così. «Posso non apparire con il mio nome?», prega. Certo. «Bene, adesso vendo in casa lingerie, sono più tranquilla, posso fare prezzi più bassi alle mie clienti e siamo tutte più contente». Ma è in aumento anche l’Alimentari «porta a porta». Luciano fa il giro dei quartieri di Roma. Ogni quindici giorni capita a casa dei clienti e li rifornisce di formaggi, uova, polli, salumi. Clorinda Magnani è una delle sue clienti e spiega: «E’ più comodo e costa meno. Perché non dovrei farlo? Ma avete visto i prezzi dei negozi? La mia pensione è sempre la stessa mentre i cartellini salgono alle stelle».