“Consumati” G.Cobolli Gigli: «Solo la lotta all’evasione porterà il rilancio»

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

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      IL PRESIDENTE DI FEDERDISTRIBUZIONE: LE FAMIGLIE NON RIESCONO PIU’ A FAR QUADRARE I BILANCI

        «Solo la lotta all’evasione porterà il rilancio»

          Cobolli Gigli: facciamo pagare le tasse a quel 40 per cento che non lo ha mai fatto

          intervista
          Giorgio Levi

            AD aprile le vendite al dettaglio piombano a -5%, -3,7% nell’alimentare e -5,7% nel non alimentare. C’è da mettersi le mani nei capelli. «E dire che il governo pensa di rilanciare i consumi abbassando i prezzi. Ma come si fa?». Giovanni Cobolli Gigli, presidente della Federdistribuzione, l’associazione dei grande distribuzione toccata, secondo i dati dell’Istat, da riduzioni di fatturato che sfiorano il 4 per cento.

            Mai viste cifre simili negli ultimi dieci anni, la gente rinuncia a mangiare, a vestirsi, a comprarsi il latte per la colazione?

            «No certamente. Il fatto è che i consumatori si concentrano su determinati acquisti, selezionano quello che vogliono comprare. Per questo si verificano crolli in molti settori. Il fatto è che la gente, pur dovendo far quadrare i bilanci di un’economia familiare costantemente colpita da un sistema economico dove gli aumenti delle tariffe sono diventate una costante, non rinuncia agli acquisti. Ha imparato però a selezionarli. Non compra prodotti di marca, s’indirizza verso quelli commercializzati direttamente dalla grande distribuzione. Noi lavoriamo sui prezzi, li teniamo da anni più bassi dell’inflazione»

            Questo non vi ha salvato da cifre di riduzione di fatturato che sono negative anche per la grande distribuzione.

              «Per forza, dobbiamo fare molti conti anche noi. Quando sento che l’Enel ipotizza dividendi più alti, espone bilanci floridi e poi carica sul cittadino tariffe sempre più alte, penso che in questo sistema c’è qualcosa che non va. Evviva, loro in un regime di monopolio possono fare quello che vogliono, noi dobbiamo confrontarci tutti i giorni con il mercato».

              Alla luce e al gas non si può rinunciare.

              «E’ evidente che no. L’Italia è però un paese in chiara difficoltà. Il prodotto interno lordo non aumenta, i consumi sono in una crescita così lenta che nemmeno ce ne accorgiamo. All’interno di questo sistema ci sono una serie di consumi obbligatori, dei quali la gente non può fare a meno. La luce, il gas appunto, ma anche il telefono. Mica si può dire tagliate sulla corrente elettrica. C’è un dato che spiega bene la situazione. Dieci anni fa i consumi dei beni commerciali pesavano per il 35 per cento sul totale dei consumi, adesso è del 24 per cento. E questo dice tutto».

              C’è sempre una buona ricetta nei momenti crisi. La sua?

                «Ho molta difficoltà a parlare di ricette. Io sono fortemente disturbato quando sento il presidente del Consiglio, il più ottimista degli italiani, che va all’estero e dice che l’Italia non è in crisi. Anzi, lo sentiamo parlare in termini elogiativi di un paese che ha il 40 per cento del sommerso. Tutti sappiamo che negli altri paesi europei sarà al massimo del 5 per cento, un dato normale. Quel 40 per cento non paga tributi. Allora la mia ricetta è semplice: cominciamo a far pagare le tasse a tutti, portando il sommerso dal 40 al 20 per cento. Altrimenti, questa è una nazione deformata».

                E’ sufficiente?

                «Eccome se lo è. Ci sono aziende che pagano solo in nero e mettono in crisi quelle che sono obbligate a rispettare la legge».

                Pagare tutti per far ripartire i consumi e riavviare l’economia.

                  «Esattamente. E poi se proprio vogliamo possiamo anche applicare le leggi su commercio che ci sono. Penso alla Bersani, un’ottima normativa, che nessuna regione ha mai adottato. Vogliamo il federalismo. Bene, cominciamo da qui».