Consulenze, libri & affari: che attivismo in Confcommercio

02/01/2006
    sabato 24 dicembre 2005

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      Consulenze, libri & affari: che attivismo in Confcommercio

        Politici e giornalisti, professionisti e immobiliaristi. La procura esamina i «file» di Billè

          di Laura Matteucci / Milano

            LA REPLICA – Era il 17 novembre quando Sergio Billè replicava con una letterina piccatissima all’Unità, colpevole di aver scritto che l’ormai ex presidente di Confcommercio avrebbe utilizzato i fondi che la Confederazione aveva messo a sua disposizione anche per regalìe a giornalisti mirati e a politici amici. «Eh no, caro direttore – scriveva Billè – non scherziamo: è certo che da quando sono in questo posto non ci sono giornalisti da mettere, come si usa dire, a libro paga, nè politici da foraggiare in qualche modo». Eccetera eccetera.

              Ecco, appunto, non scherziamo. Perchè nell’indagine aperta dalla procura di Roma sul fondo del presidente, autosospeso dopo l’arrivo di un avviso di garanzia per approprazione indebita, si è appena aperto un nuovo filone, e dal computer di Billè è stato sequestrato il file «Consulenze», 120 tra nomi e ragioni sociali di società che la Finanza sta passando al setaccio. Consulenze d’oro. Si parla soprattutto di giornalisti e politici, tra cui Michele Vietti, sottosegretario Udc alle Finanze al quale sarebbero andati 36mila euro per una consulenza.

                Ce n’è anche per i giornalisti «amici»: gli inquirenti starebbero indagando su una parte dei fondi che sarebbe stata «stornata» per l’acquisto di libri di giornalisti amici, libri che sarebbero poi stati ritrovati in un magazzino della Confcommercio chiuso a doppia mandata.

                  Di fatto, i conti della Confederazione sono sotto il microscopio dei magistrati. Anche il vicepresidente nazionale della Confcommercio, Ezio Ardizzi, presidente della Camera di commercio di Pescara, coinvolto nell’inchiesta, ammette di aver percepito fondi per 51mila euro, ma solo come compenso per un incarico professionale. Ardizzi ha chiarito di non aver «fatto attività immobiliare», ma di aver ricevuto compensi, con versamenti periodici, per un incarico che gli è stato assegnato.

                    L’attività da svolgere riguardava la riorganizzazione confederale dell’associazione, e il progetto doveva essere realizzato – sempre in base alla versione di Ardizzi – dalla società Bencuneo, a cui forniva assistenza, trattandosi di «un progetto alto così».

                      Nel riferirsi all’«Egap», l’ente di gestione delle attività promozionali di Confcommercio al centro dell’inchiesta romana, Ardizzi ha sottolineato: «Nessuno immaginava che questo fondo potesse essere finanziato annualmente con cifre che ancora non riusciamo a capire» quanto siano alte ma la cui «consistenza, lo leggo dai giornali, è impressionante». È stata, ha ricordato, «una delibera assunta nel 1974» a conferire al «presidente un fondo senza obbligo di rendicontazione». Fondi «di cui si è avvalso Billè», ha aggiunto Ardizzi, e visto che il fondo stava assumendo una «consistenza illimitata, forse avrebbe dovuto dire alla presidenza, alla giunta, al consiglio, io vi informo e vi chiedo di darmi un tetto». «Anche per questo ha una responsabilità personale».

                        E intanto come primo atto dall’insediamento alla reggenza del dopo-Billè, Carlo Sangalli ha deciso di affidare ad una società di revisione iscritta all’Albo speciale della Consob l’incarico di consulenza per procedere ad una verifica puntuale ed approfondita della situazione amministrativa, finanziaria, gestionale e patrimoniale delle società ed enti partecipati e collegati a Confcommercio.