Consorte fa Bingo

08/02/2006
    N.4 anno LII – 2 febbraio 2006

      Pagina56/58 – Attualit�

        SCALATORI D’ITALIA / L’ASSALTO ALLA BNL

        Consorte fa Bingo

          Palazzi e compravendite di pacchetti azionari. Spuntano gli affari personali tra gli ex capi di Unipol e Vittorio Casale, immobiliarista e pioniere del gioco in Italia

            di Vittorio Malagutti

              Da una parte spunta Vittorio Casale, finanziere e immobiliarista, meglio conosciuto come l’uomo del Bingo. Dall’altra troviamo Gianni Consorte e Ivano Sacchetti, l’ex coppia di vertice dell’Unipol caduta dal piedistallo tra accuse e sospetti infamanti. In mezzo c’� una fitta trama di rapporti, prestiti, compravendite di titoli. Affari segreti. Affari personali, che fruttano decine di migliaia di euro a societ� riconducibili ai due manager delle Coop o a loro stretti congiunti.

              � questa, in estrema sintesi, l’ultima sorpresa che spunta dalle carte ufficiali che riguardano i furbetti rossi. Esaminando i documenti � difficile non notare una coincidenza. In pratica, tra il 2004 e il 2005 sono state siglate alcune operazioni vantaggiose per Consorte e per la famiglia di Sacchetti. La controparte, in un modo o nell’altro, era sempre Casale. E quest’ultimo, o le sue societ�, nel frattempo hanno ricevuto prestiti ingenti dal gruppo Unipol e hanno anche rilevato immobili messi in vendita della compagnia di assicurazioni bolognese.

              In effetti, da tempo i protagonisti di questi affari filavano d’amore e d’accordo. Prendiamo la scalata, fallita, alla Bnl. Accantonata la passione per il Bingo, che ha prodotto perdite e debiti in gran quantit�, l’estate scorsa Casale ha investito tempo e denaro per reclutare nuovi alleati nell’assalto alla grande banca romana lanciato dall’Unipol. Decine di intercettazioni telefoniche, ora agli atti dell’inchiesta della Procura di Milano, confermano il suo ruolo nella vicenda.

              La pista che porta agli affari personali di Consorte e di Sacchetti parte invece dalla Gesticom, una piccola societ� con base a Roma. Due mesi fa, mentre le indagini sulle scalate estive viaggiavano ormai a tutto vapore, la Gesticom prende in affitto un immobile a Bologna. La controparte del contratto, del valore di 30 mila euro, si chiama Teti finanziaria. E Teti finanziaria vuol dire Consorte. Come hanno ricostruito gli ispettori della Banca d’Italia, proprio a questa societ� bolognese finiscono i profitti realizzati nel 2005 dall’ex numero uno dell’Unipol grazie alle operazioni di trading in Borsa sul suo conto alla Popolare italiana di Gianpiero Fiorani. La Gesticom, invece, tramite una complicata catena societaria riconduce a Casale.

              Non � solo questione di immobili in affitto, perch� la stessa Gesticom risulta proprietaria del 15 per cento di un’altra scatola aziendale con l’insegna Investimenti di Lombardia. Chi ha venduto a Gesticom questa quota del 15 per cento? Dalle carte emerge il nome di Zeno Panarari. Ovvero il professionista di fiducia di Ivano Sacchetti. � Panarari, 61 anni, l’amministratore unico di buona parte delle attivit� personali dell’ex vicepresidente di Unipol. Per trovare un altro socio di rilievo della Investimenti di Lombardia non c’� bisogno di spostarsi da Reggio Emilia. Fino a pochi mesi fa un altro 28 per cento circa della societ� risultava controllato da Lauro Sacchetti, di professione ingegnere, nonch� fratello minore del pi� celebre Ivano. Insomma, un affare di famiglia, o quasi. Perch�, a ben guardare, anche Casale � della partita. Vediamo come. E partiamo dagli ultimi giorni del 2004, quando intorno alla Investimenti di Lombardia si scatena una girandola di compravendite destinata a durare alcuni mesi. Questo gran via vai di pacchetti azionari frutta guadagni in una sola direzione. Conti alla mano, infatti, si scopre che Panarari, cos� come Lauro Sacchetti, riescono a vendere le loro quote della Investimenti di Lombardia a un prezzo doppio rispetto a quello d’acquisto. I profitti complessivi dei due fortunati investitori ammontano a 800 mila euro, con un rendimento del 100 per cento spalmato su soli cinque mesi. � un mordi e fuggi da primato.

              Ricapitoliamo: Panarari compra da Operae, principale societ� della galassia Casale, e rivende a Gesticom. La stessa Operae vende anche a Lauro Sacchetti, che acquista una seconda quota azionaria (il 21,6 per cento) da un certo Luigi Di Giovanni, 77 anni, un altro nome legato al solito Casale. Il cerchio si chiude tra marzo e maggio del 2005, quando l’ingegnere reggiano si fa da parte cedendo la sua partecipazione nella Investimenti di Lombardia. Chi compra? Questa volta entrano in scena due societ� con base ad Avellino. Si chiamano Sgs e Sis, entrambe amministrate da un costruttore campano, Salvatore Salute. Che poi, secondo quanto risulta dai documenti ufficiali, sarebbe anche uno dei due amministratori della Investimenti di Lombardia. Chi � l’altro? Risposta scontata, l’immancabile Casale. Una volta chiuso il ribaltone tra i soci, resta soltanto lui, l’amico e sodale di Consorte, a far compagnia a Salute, l’imprenditore con base ad Avellino che diventa il principale azionista della Investimenti di Lombardia forte di una partecipazione complessiva superiore all’85 per cento del capitale. L’uomo del Bingo, invece, si accontenta di una piccola quota. Del resto, quella appare come un’attivit� marginale in una galassia societaria in perenne movimento.

              Originario di Parma, 45 anni, massone dichiarato, Casale ormai da tempo fa base a Roma, dove vanta mille legami e conoscenze. Al telefono con Consorte, nei giorni caldi della scalata alla Bnl, dice di essere in trattativa con finanzieri e imprenditori pronti a investire nella banca romana a fianco dell’Unipol. Per esempio i vicentini Amenduni, quelli delle acciaierie. Oppure la banca svizzera Ubs e l’avvocato italo-americano Alvaro Pascotto. Solo quest’ultimo, alla fine, accetter� di giocare una fiche da 40 milioni di euro per comprare lo 0,5 per cento della Bnl. Poca cosa, tutto sommato. Ma per gli scalatori, alla caccia disperata di contante, anche quel piccolo impegno faceva un gran comodo. E anche il mediatore Casale, da parte sua, vedeva crescere le sue quotazioni in casa Unipol. Nel momento del bisogno il gruppo assicurativo delle Coop aveva saputo dimostrarsi molto generoso verso l’amico di Consorte e Sacchetti. Unipol banca in pi� occasioni ha finanziato le iniziative immobiliari di Casale e dei suoi partner d’affari. Non per niente, come rivelato da "L’espresso" nei mesi scorsi (numero 39, 6 ottobre 2005), l’immobiliarista e finanziere ha ceduto in pegno a Unipol merchant alcune quote azionarie delle proprie societ�. Quei prestiti servivano a concludere importanti operazioni. Unipol banca, tra l’altro avrebbe parzialmente finanziato anche un altro importante affare concluso da Casale insieme al fondo americano Carlyle. E cio� l’acquisto di alcuni attivit� messe in vendita dalla Beni Stabili di Leonardo Del Vecchio. Ancora palazzi e terreni, quindi. Che poi, a sentire il diretto interessato, sarebbero la vera passione del finanziere emiliano trapiantato a Roma.

              A dire il vero, negli anni scorsi, anche il Bingo ha dato molto da fare a Casale. Gli spagnoli del gruppo Codere, una potenza mondiale nel settore delle tombole elettroniche, lo avevano scelto come socio e manager per il loro sbarco in Italia. Purtroppo, a dispetto delle ottimistiche previsioni della vigilia, la nuova presunta terra promessa del gioco si � rivelata, alla prova dei fatti, una scommessa azzardata. Ne hanno fatto le spese operatori grandi e piccoli del settore. La Formula Giochi di Luciano Consoli, imprenditore vicino ai Ds, � arrivata al capolinea della liquidazione nonostante i generosi prestiti elargiti dalla Meliorbanca ai tempi in cui era guidata dal banchiere Pierdomenico Gallo, altro grande amico di Casale. Anche Codere ha dovuto ridimensionare i suoi piani di conquista. Oltre al Bingo, gli spagnoli avevano messo in cantiere l’ingresso in grande stile nel settore delle slot machine da bar. Sar� un caso, ma l’operazione venne finanziata da Unipol merchant con un prestito di 4,5 milioni di euro. I conti per� sono andati in rosso. Nel 2004 Codere Italia ha perso 3,1 milioni. Peggio: il collegio sindacale, cio� l’organo interno di controllo sui conti, ha sollevato forti perplessit� sul bilancio della holding romana degli spagnoli. In particolare viene denunciata un’informazione "non sufficiente in merito alle valutazioni e motivazioni circa l’acquisto per 7 milioni della partecipazione in Opergiochi". Nel dicembre 2004 furono societ� legate allo stesso gruppo iberico, a Casale e al suo socio Leonardo Ceoldo a vendere Opergiochi a Codere Italia. Anche a causa di questa operazione i sindaci affermano nella loro relazione che il bilancio "non si conforma al principio di prudenza previsto dai corretti principi contabili". Per gli spagnoli � un colpo pesante. Casale invece ha preferito uscire di scena: nel settembre 2005 ha lasciato il consiglio di Codere Italia.