Consiglio d’Europa: in Europa il lavoro infantile esiste ancora

Il lavoro infantile nei Paesi in sviluppo è un problema noto:
l’Organizzazione internazionale del lavoro stima che, attualmente, i bambini tra 5-14 anni al lavoro sono più di 250 milioni.


Meno noto è – invece – il fatto che il lavoro infantile esiste ancora anche in Europa (in cui l’argomento è tabù): molti elementi – sottolinea Muižnieks, Commissario per i Diritti dell’uomo al Consiglio d’Europa – indicano che il lavoro infantile non vi è scomparso; e che, su effetto della crisi economica, potrebbe anche svilupparsi ulteriormente. La recessione ha indotto numerosi paesi a ridurre il budget dell’aiuto sociale e, con l’incremento della disoccupazione, molte famiglie trovano una soluzione nel far lavorare i bambini. I bambini più minacciati sono, in particolare, i bambini rom; e quelli migranti – non accompagnati – di meno di 18 anni , originari dei Paesi in via di sviluppo.

Secondo ricerche ONU, in Georgia, lavora il 29 % dei bambini tra i 7 e i 14 anni; in Albania questa percentuale è del 19%, Il governo della Federazione di Russia stima che il numero dei bambini che lavorano nel paese potrebbe raggiungere 1 milione. In Italia, uno studio del 2013 indica che lavora il 5,2% dei minori di 16 anni. Sulla maggior parte degli altri Paesi, non si hanno cifre.

In Europa, i bambini lavorano in attività pericolose, nei settori dell’agricoltura (per usare macchinari pericolosi, sollevare pesi pesanti, applicare pesticidi nocivi, ecc.) e dell’edilizia, in piccole fabbriche, o in strada (soggetti ad abusi e violenze). “Questo fenomeno – sottolinea Niels Muižnieks – è stato osservato, per esempio, in Albania, Bulgaria (ad es. nell’industria del tabacco fino a 10 ore per giorno), Georgia, Moldavia (ad es. per raccolte agricole, sulla base di contratti stipulati tra istituti scolastici e fattorie e coperative), Montenegro, Romania, Serbia, Turchia e Ucraina. Regno Unito (in cui molti bambini hanno orari di lavoro molto pesanti) Il lavoro dei minori rischia di svilupparsi ancora di più nei paesi colpiti da misure di austerità ( Cipro, Grecia, Italia e Portogallo)“.

I governi – sottolinea Niels Muižnieks – dovrebbero sorvegliare la situazione. E dovrebbero adottare delle misure (di prevenzione o correttive), sulla base della Convenzione relativa ai diritti dei bambini delle Nazioni unite, e sulla base della Carta sociale europea.

6 settembre 2013

a cura di:
Segretariato Europa – Silvana Paruolo