Conselve apre catena in franchising di ristoranti

27/12/2000

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Mercoledì 27 Dicembre 2000
italia economia2c
Il gruppo veneto Conselve apre una catena in franchising di ristoranti in cui si cucinerà solo pesce.
Tessarin, sfida nel fast food.
Vicino lo sbarco a Piazza Affari per finanziare il piano di crescita

(DAL NOSTRO INVIATO)

PADOVA Polesano di nascita e gaucho d’adozione: Savino Tessarin è un concentrato di cocciutaggine e concretezza, un imprenditore che si aggira per quattro continenti con l’idea fissa di diventare il Benetton dei fast food di pesce. Un’idea neppure tanto brillante ma semplice come questo quarantacinquenne che deve la sua professione nientemeno che a Padre Pio, il beato di Pietrelcina che nel primo dopoguerra vendette al nonno di Tessarin una tenuta agricola in Polesine — scegliendolo tra diciotto aspiranti proprietari — da cui sono nate le fortune della famiglia.

Una fortuna che Savino stava per gettare alle ortiche quando la Dc lo candidò alla guida di Ariano Polesine, il suo paese natale. Correvano gli anni 80, Savino sbaragliò i concorrenti, ma di quella esperienza da sindaco ricorda soltanto le estenuanti trattative con i socialisti e l’amicizia di lungo corso con Giulio Andreotti, che lo scorso settembre ha inaugurato il nuovo quartier generale di Conselve, in provincia di Padova. Stare dietro le attività del gruppo non è facile. Ai filoni principali di attività si aggiungono ogni anno nuove aziende: quello agricolo, con una tenuta in Polesine e tre estancias in Argentina con 10mila capi di bestiame («la prima volta che vidi la Pampa, dieci anni fa, rimasi folgorato, adesso non riesco a staccarmi da questa terra per più di due mesi»); la trasformazione e produzione alimentare (l’Ardea di Goro e la In.food di Conselve); infine la distribuzione, con una catena di cinque fast food, i Fish & Joy, sparsi tra Argentina e New York e un paio di ristoranti tra Rovigo e Ferrara.

Il gruppo, che da quest’anno avrà i bilanci certificati dalla Ernst & Young, dovrebbe chiudere il 2000 con ricavi per 180 miliardi. Un risultato che rilasserebbe parecchi imprenditori. Non l’inquieto Tessarin. «I mille miliardi di fatturato? Tranquilli, tranquilli, ci arriveremo» ripete ai suoi collaboratori. Nel ’99 ha rilevato una società bolognese, la Freschissimo, che è la copia in piccolo della Marr del suo amico Luigi Cremonini, il re della carne. «Sa cosa mi ha detto Cremonini? Meno male che questa società gemella l’hai fatto tu, almeno sei un amico», racconta.

Ma il salto di qualità, quello vero, è di là da venire. Per Savino la distribuzione con la d maiuscola si chiama fast food di pesce in franchising. E per sbarcare in forze nei principali Paesi occidentali il nipote dell’uomo prescelto da Padre Pio è pronto ad andare in Borsa. Quotazione prevista nel 2002, nel nuovo segmento denominato Star. Spiega l’imprenditore veneto: «Da Piazza Affari abbiamo ricevuto pressioni molto forti: a Milano vogliono che le società venete si facciano largo sul mercato azionario». Una scadenza che ha imposto la riorganizzazione del gruppo, guidata dal neo amministratore delegato Orazio Leonardi (ex Grassetto), che getta benzina sulle ambizioni del presidente sussurandogli: «Perché Piazza Affari e non Wall Street?». In attesa della quotazione, sono arrivati a Conselve quattro ex direttori commerciali di grandi multinazionali che Tessarin chiama «i miei guru» mentre non dovrebbe essere lontano il momento in cui una merchant bank (in corsa ci sono Interbanca di Antonveneta e un istituto straniero) rileverà una quota del gruppo oscillante tra il 20 e il 30 per cento.

E il gaucho Savino? Per se stesso si è ritagliato il ruolo di presidente giramondo alla ricerca di nuovi business: tra il 10 il 20 dicembre ha battuto in lungo e largo l’Argentina per definire la fornitura in Italia di carne surgelata (fuori dai contingenti fissati dall’Unione europea) pesce e pollo. In Oman, a gennaio, vorrebbe piazzare il pesce dei pescatori di Goro, con i quali ha chiuso un’intesa da 70 miliardi nemmeno un mese fa. A febbraio, poi, toccherà alla Cina, dove i manager stanno lavorando alla nascita di una nuova joint venture. Un dinamismo perfino eccessivo. Ma Tessarin non sente ragioni: «Il lavoro di imprenditore è questo: ricerca continua di occasioni. Sento che è il momento buono: perché dovrei fermarmi?».

M.Mau.