“Congresso Uil” Questo sindacato non è un «signor no»

27/06/2006
    marted� 4 giugno 2006

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    L’analisi

      Ma questo sindacato
      non � un �signor no�

        Bruno Ugolini

          Quella frase (�basta con la mistica dei sacrifici� ), rischia di diventare il titolo di giornali e telegiornali, per la prima giornata del congresso Uil. Con un’operazione assai riduttiva rispetto alla relazione di Luigi Angeletti. Il quale rischia di essere ingaggiato, per quelle parole, nella schiera dei �signor no�. Quasi che il leader della Uil fosse del tutto incurante della situazione del Paese e del rigore necessario per affrontarla. Rigore che non si gioca certo solo sul terreno del salario. C’�, invece, rileggendo il discorso congressuale, l’analisi severa di una politica che, in sostanza, ha premiato i pi� ricchi ed ha punito gli altri. Ricorda il segretario della Uil: �� stato come un mondo alla rovescia: i pi� poveri hanno finito per pagare le tasse per i pi� ricchi�. � bene ricordare che questi Robin Hood capovolti erano ben annidati nelle fila del centrodestra. Ma Luigi Angeletti non intende indulgere sul passato, guarda al futuro e guarda soprattutto con speranza al governo nuovo perch� sa che con esso c’� una condivisione �di valori e idee�. C’�, in aggiunta, la consapevolezza che il fallimento di questo governo rappresenterebbe �un grave danno� per l’Italia. Proprio per questo l’attesa � grande. Ci si aspetta, innanzitutto, il superamento di vecchi schemi, la negazione di un pacchetto di misure basate sui due tempi: prima il risanamento, i sacrifici e poi lo sviluppo, la crescita. Quella del �tempo unico� �, del resto, una linea sulla quale si � impegnato lo stesso Prodi proprio all’ultimo congresso della Cgil. Par di capire, insomma che in casa sindacale nessuno intende coprire il ruolo della semplice ancella del centrosinistra.

          Ma non ci sono solo i �no�. � parsa esemplare la piattaforma avanzata dai tre sindacati – Cgil, Cisl e Uil – del pubblico impiego, nel fuoco della polemica sui possibili prepensionamenti-licenziamenti di 100mila funzionari. � stata cos� presentata una proposta che tutela il lavoro pubblico, ma apre possibilit� d’interventi, tutti da discutere, in specifici settori dove magari � possibile sfoltire (con incentivi e non a colpi di scure), per far posto a nuovi lavoratori, oggi precari, in altri settori. Un’indicazione seria, una disponibilit� al rigore ma anche all’equit�.

          Questi primi ragionamenti, emersi al congresso Uil, non sono dissimili da quanto si � ascoltato nelle altre due case sindacali. Le differenze emergono su altri temi. Cos� sulla possibile legge sulla rappresentanza e, soprattutto, rispetto al famoso nuovo modello contrattuale. Con la Uil che ora fa sapere di voler disdettare l’accordo del 1993. Imputando a quell’intesa la colpa di una certa moderazione salariale. Come se il tasso d’inflazione fosse una prigione e non un obiettivo �realistico� da concordare. Non c’era accordo? I sindacati avrebbero potuto riprendere la propria libert�. L’hanno in parte tentato i metalmeccanici portando a casa 100 euro con fatica. E non c’era norma nell’accordo del ‘93 atta ad impedire la contrattazione decentrata e territoriale. Temiamo siano altre le cause di una scarsa e innovativa contrattazione. Sul salario, ardente fiore all’occhiello della Uil, ma soprattutto sui diritti. Quelli che mancano al crescente popolo dei precari. Certo c’� stata la battaglia vinta sull’articolo diciotto. Un risultato importante ma � apparsa di cattivo gusto la battuta secondo la quale quello fu un risultato tutto da ascrivere alle capacit� negoziali di Cisl e Uil. Ma davvero si dimentica l’Italia di quei mesi? Gli scioperi unitari? La manifestazione al Circo Massimo?

            Temi da approfondire anche per affrontare un altro argomento portato al congresso. � il riferimento alla ristrutturazione politica in atto. Il segretario della Uil ha messo le mani nel piatto del futuribile partito democratico. Lo ha fatto sostenendo che oggi i partiti sono percepiti �come tanti comitati elettorali, principalmente attenti alla conquista e alla spartizione del potere�. E sperando che, appunto, il progetto di cui si discute non sia solo �una sommatoria organizzativa ma il cantiere dove la cultura riformista ricostruisce la politica, rimodellando la societ�. Magari ridando un ruolo al mondo del lavoro.